Tana French – Il collegio

1848

Editore Einaudi / Collana Stile libero Big
Anno 2019
Genere Thriller
664 pagine – brossura e epub
Traduzione di Alfredo Colitto

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E’ un periodo difficile. Un’età complicata. Ti sembra di camminare in salita, sempre. Ed anche quando ti fermi, a riprendere fiato, pare che la terra manchi sotto i piedi. Vivere in un incubo, da cui non esiste risveglio. Parlo dell’adolescenza, quella manciata di anni in cui tutto è precario ed estremo. In cui ti guardi allo specchio e non ti riconosci, in cui sai solo vederti attraverso gli occhi degli altri. E non esistono mezze misure, o ti senti amato, quando tu non riesci a farlo, o ti senti giudicato, sapendo di non aver commesso nessun crimine. Di non aver mai infranto le regole, anche quando avresti voluto semplicemente esistere nei tuoi desideri, inseguendo i tuoi sogni, inciampando nei tuoi passi.

“Devi aver paura di essere come sei, quello è il male peggiore.”

Siamo a Dublino. Il detective Stephen Moran, riceve la visita di una studentessa del St Kilda, un prestigioso liceo femminile privato. La ragazza Holly, che già conosceva in quanto era stata testimone di un caso risalente a diversi anni prima, chiede di parlare con lui dopo aver ritrovato un fogliettino nella bacheca della scuola con su scritto “Io so chi l’ha ucciso”. Il riferimento è ad un caso di omicidio avvenuto l’anno precedente all’interno del territorio scolastico, quando in una radura nel bosco era stato ritrovato il corpo di Christopher Harper, uno studente del vicino collegio maschile, con la testa spaccata. Un caso che aveva gettato alunni e genitori nel panico, che aveva visto un grande impegno della polizia nel cercare di scovare l’assassino ma che di fatto non aveva portato a nulla. Il detective Stephen Moran vede in questo messaggio la possibilità di riaprire il caso e nella speranza di una promozione, passare dai casi freddi alla omicidi, si reca dalla detective Antoinette Conway che all’epoca si occupò dell’omicidio per metterla al corrente dell’informazione di cui è in possesso, che merita di essere approfondita, sperando che questa lo coinvolga in un’eventuale indagine.
Sebbene con due modi di agire diversi i due iniziano ad indagare in una realtà in cui la verità sembra effimera e sfuggente.

Tana French, con questo nuovo romanzo, Il collegio, ci porta tra le spesse mura di una magione antica irlandese, avvolta in un’atmosfera suggestiva ed evocativa, spesso inquietante e chiude porte e cancelli dietro di noi. Che lo si voglia o meno, la realtà che ci troviamo di fronte è l’unica possibile e come per gli studenti che in quelle stanze studiano e vivono, anche noi ci troviamo a condividere tutto con loro.
Il romanzo si snoda su due piani temporali, in un presente in cui i detective attraverso le testimonianze delle studentesse che erano in qualche modo parte della quotidianità del morto, e in un passato risalente a circa un anno e mezzo prima, quando si incatenano gli eventi che poi portano a quel gesto fatale.
Il detective Stephen Moran, dublinese di classe operaia, ha 32 anni, dopo esser passato attraverso l’Unità generale e la buon costume è ora in forza ai casi freddi. Sa riconoscere le occasioni quando gli si presentano e la possibilità di esaudire un sogno. Accomodante con la collega, allo stesso modo malleabile nel gestire gli interrogatori riesce a classificare subito chi si trova davanti e ad adottare il miglior metodo per fare parlare anche si trincera dietro il silenzio.
La detective Conway, forte della propria esperienza, disposta a riconoscere i propri sbagli e le proprie mancanze, si affida all’intuito del collega sempre vigilando su eventuali passi falsi instaurando un rapporto di stima reciproca che non risulta minato da minacce né dall’esibire le proprie debolezze.

Il paesaggio, le atmosfere sono avvolte nelle suggestioni che aleggiano come spiriti scivolando lungo le pareti gelide del collegio, avanzando e strisciando tra l’erba e i tronchi, tra le ombre sotto una luna che cambia faccia di volta in volta. Fragile, piena, sdoppiata, splendente, attenta, immobile, enorme, velata, tagliente, storta, intatta, sottile.
La scrittura dell’autrice è impeccabile e diretta, anche se ho trovato un inizio un po’ lento, in cui mi sono dovuta trascinare nella lettura, forse per i continui dialoghi oggetto e forma degli interrogatori che però avvicinandosi ad una possibile soluzione si sono fatti più coinvolgenti ed incalzanti. Di contro le parti in cui riviviamo il passato delle studentesse è carico di emozioni, di suggestioni, di spunti che ti rapiscono alla tua realtà per portarti direttamente in quel periodo così impegnativo e stordente che è l’adolescenza. Si rivive quel senso di ribellione che esplode negli animi quando ti senti indirizzata in binari stabiliti dove tutto è dovuto, senza la possibilità di essere ciò che vuoi anche sbagliando. Si rivivono quei giorni in cui ci ripetiamo che non scorderemo mai mentre, poi, crescendo tutto si dissolve.

“Quando volevi qualcosa era come morire di sete. La tua pelle era troppo sottile per fare da sbarramento a ciò che ti passava accanto; ogni colore era così splendente da scottarti, ogni secondo di un giorno qualsiasi poteva mandarti in orbita o farti precipitare e spappolare al suolo.”

Un periodo in cui si sente di dover fare ciò che gli altri si aspettano da noi, in cui aver paura di tutto, soprattutto di noi stessi; in cui è necessario trovare un posto che sia solo proprio dove sentirsi al sicuro; in cui si capisce che certe cose sono meglio di altre e non è possibile fingere che non sia vero; che alcune persone sembrano sempre mentire, incapaci di dire la verità; in cui se si scorge un problema è meglio andargli incontro perché finirebbe per rincorrerci; in cui gli amici quasi si sostituiscono alla famiglia, diventando punti di riferimento, con i quali sentirsi compresi e protetti, anche se spesso essere troppo vicino a qualcuno ti impedisce di vedere veramente se qualcosa non funziona.

“non significa che se hai gli amici giusti non può accaderti nulla di male. Significa che puoi sopportare qualsiasi cosa, finché hai i tuoi amici,”

Federica Politi

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La scrittrice:
Tana French è nata negli Stati Uniti nel 1973 ed è cresciuta tra Irlanda, Italia e Malawi. Vive a Dublino. Nel bosco, La somiglianza e I luoghi infedeli sono usciti per Mondadori. Per Einaudi ha pubblicato L’intruso (2018 e 2019), il suo sesto romanzo, e Il collegio (2019).