Intervista ai traduttori di Dracula, Maura Parolini e Matteo Curtoni

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Maura Parolini e Matteo Curtoni, compagni nella vita e nelle passioni, sono appassionati di Gotico e Fantastico letterari e scrittori essi stessi. Matteo è stato tra gli autori inseriti nella storica antologia Gioventù Cannibale di Einaudi Stile Libero e ha pubblicato il romanzo Una notte passata a mangiare smania e febbre (Frassinelli 2000); Maura è autrice di “saggistica stregonesca” (qui per capire meglio). Entrambi lavorano come traduttori da più di vent’anni, loro è la traduzione de La scatola a forma di cuore di Joe Hill, figlio di Stephen King.

Maura e Matteo sono i traduttori del libro “I poteri delle tenebre. Dracula, il manoscritto ritrovato” di Bram Stoker e Valdimar Ásmundsson, pubblicato da Carbonio Editore e ci siamo fatti raccontare il lavoro che hanno fatto su un testo così importante. Leggete questa interessante intervista:

1. Partiamo da una prima domanda di rito: riuscire a rendere un testo vittoriano scritto in una lingua apparentemente schiva come l’Islandese, quali difficoltà principali mostra?
M.&M.: Questa sfida, in realtà, è toccata al curatore, Hans DeRoos, e allo straordinario team di traduttori che ha messo insieme per tradurre dall’islandese all’inglese I Poteri delle Tenebre, permettendo così ai lettori di tutto il mondo di scoprirlo. Per quanto riguarda il nostro lavoro, ossia la traduzione dall’inglese all’italiano, la scelta del registro è stata senz’altro il dilemma principale nell’affrontare il testo – trovare un equilibrio tra un linguaggio moderno e accessibile e il «sapore» vittoriano di fondo, presente anche (sebbene in misura minore rispetto al Dracula classico) nella versione islandese.

2. La scoperta di un lavoro di questo genere quanto potrebbe cambiare, continuando nelle ricerche, la percezione che abbiamo di Stoker come autore?
M.&M.:Le congetture sul coinvolgimento di Stoker nella versione islandese (e, prima ancora, nelle due versioni svedesi) sono tante, e a oggi rimane difficile capire quanto attivamente abbia partecipato alla stesura di un’opera così diversa dal suo Dracula originale. Ma prendendone per buona almeno una parte, possiamo dire che lo Stoker de I Poteri delle Tenebre è un autore molto più libero dello Stoker del Dracula classico, per niente incline ad accettare i vincoli imposti dalla mentalità vittoriana di cui lo abbiamo sempre creduto un convinto fautore.

3. Stoker ha lavorato al suo Dracula per oltre otto anni, quindi lasciandosi alle spalle appunti e trame che poi ha scelto di lasciare da parte per quella che è la versione “ufficiale”: I poteri delle tenebre mette in campo un nuovissimo Dracula, più potente. Cosa avrebbe potuto portare Stoker a scegliere una versione così edulcorata?
M.&M.:Non sappiamo se Stoker avesse una «versione del cuore» di Dracula, ma i lunghi anni di lavoro su quella classica portano a escludere che fosse una sorta di ripiego per lui. Si potrebbe ipotizzare che il Dracula classico per lui fosse la versione «ufficiale» mentre I Poteri delle Tenebre fosse quella «sperimentale», ma anche in questo caso non è detto che l’una non fosse per forza in conflitto con l’altra. O ancora, che Stoker sapesse che il Dracula classico sarebbe stato molto più adatto ai lettori inglesi e che abbia dato la precedenza a questo anche per un fatto brutalmente commerciale.

4. La letteratura vittoriana è ricca di esempi di macabro e tenebroso, ma la società contemporanea era molto meno “aperta” di quanto la letteratura del tempo mostrerebbe. Il fatto che Stoker abbia atteso tanto tempo prima di pubblicare potrebbe essere un segnale del fatto che il pubblico o il mercato, non fossero pronti alla “vera” versione?
M.&M.:Questa è senz’altro una possibilità. Stoker non era di certo un ingenuo, e sapeva che I Poteri delle Tenebre sarebbe stato ritenuto impubblicabile nell’Inghilterra di allora. È giusto ricordare, però, che se da una parte il pensiero vittoriano e il conseguente codice di comportamento fossero rigidi e conservatori, esisteva un forte desiderio di studiare, tra spiritualità e scienza, mondi oltre il nostro: basti pensare ai moltissimi di circoli medianici e di ricerca ESP nati in quel periodo. E Dracula, sia nella versione tradizionale che in quella islandese, mette in scena, sebbene con tagli molto diversi tra loro, proprio questo sentimento, questa corrente sotterranea che attraversava la società.

5. Come conseguenza della precedente, non potrebbe essere che, proprio per veder pubblicata la sua creatura letteraria come l’aveva concepita, Stoker abbia scelto coscientemente di portare i suoi manoscritti in paesi dove i gangli dell’editoria inglese erano meno costrittivi?
M.&M.: La Svezia e l’Islanda del tempo – come dimostra anche il successo avuto da I Poteri delle Tenebre, ritenuto un classico ben prima della riscoperta da parte di DeRoos – erano certamente pronte per un’opera così spregiudicata e forte.

6. Il fascino potentissimo di questo nuovo Dracula, molto più “evil” del suo omologo, e molto più calato nel personaggio che accoglie in sé tutti i connotati negativi, del male, è forse il tentativo di Stoker di fornire ai suoi lettori una alternativa più terribile al Frankenstien di Shelley?
M.&M.:Più che una «risposta» a Mary Shelley, il vampiro de I Poteri delle Tenebre sembra scaturire da un «what if», dal desiderio di scoprire che cosa sarebbe diventato se avesse potuto agire libero dai vincoli imposti dalla società inglese di allora. E il risultato è semplicemente affascinante: un Conte più spietato, più sfacciato, più brutale. E anche meno solo e malinconico, nel senso romantico del termine, perché sebbene si trovi in una situazione di isolamento, è fiero e felice e gode di ciò che è. È malvagio, forse persino un assassino seriale nel senso più moderno del termine, uno «psicopatico puro», come il Dottor Lecter.

7. Il fatto che anche nello stile, in alcune parti, il testo islandese differisca da quello che conosciamo, potrebbe spiegarsi con un intervento redazionale di Àsmundsson?
M.&M.:Il contributo di Àsmundsson (e del traduttore svedese prima di lui) ha determinato molte delle differenze tra questa versione e il Dracula classico, senza dubbio. Alcune di queste potrebbero derivare anche dalla scelta di serializzare il romanzo – la parte londinese, per esempio, molto abbozzata e con le descrizioni ridotte al minimo, fa pensare alla necessità, affrontata forse dalla redazione di Fjalkonan, di «comprimere» la storia in un certo numero di puntate. Ma anche in questa seconda parte, bizzarra nella sua esposizione, si nota un desiderio di azione, di travolgere il lettore con continui accadimenti e colpi di scena.

8. Una figura così nuova, che in realtà dovrebbe aver preso la sua forma letteraria prima del Dracula ufficiale, da cosa potrebbe derivare come ispirazione? Mi spiego: Dracula viene da Vlad Dracul e dalla elaborazione del suo mito storico. Ma il Dracula islandese?
M.&M.:Il Conte classico e il Conte islandese sono due figure profondamente diverse, e agiscono in base a motivazioni che non hanno niente in comune tra loro. Il Conte classico è mosso da qualcosa di assolutamente personale (l’amore per Mina) mentre il Conte islandese ha come unico obiettivo il potere. Il suo piano per instaurare un «nuovo ordine mondiale» non ha nulla di romantico ed è straordinario nella sua inquietante modernità. Resta come radice Vlad, un tiranno che ha rinunciato a Dio e ha abbracciato il Male, per di più un «barbaro» per quanto ricco e nobile, dal punto di vista tronfio e supponente che l’Impero Britannico aveva di sé, ma ne I Poteri delle Tenebre diventa simbolo e incarnazione degli strapotenti del mondo, di quelli che tirano le fila, spesso da dietro le quinte, a scapito di maggioranze ignare, trasformate in prede e schiavi inconsapevoli.

9. Credete che I poteri delle tenebre sia davvero una sorta di “director’s cut” del Dracula ufficiale o piuttosto un libro a sé stante?
M.&M.:Ce lo siamo chiesti durante tutta la traduzione – e continuano tuttora! Non c’è una vera risposta o meglio, non ancora. Probabilmente ci sono ancora molti segreti da scoprire, bauli da aprire, biblioteche in giro per il mondo da perlustrare. Quello che subito ci ha conquistato è questa sensazione di «non avete ancora visto niente» che pervade la storia di Dracula, l’idea che ci sia ancora così tanto da scoprire. E poi, come traduttori e autori (per non dire veri appassionati di horror), ci siamo sentiti parte di una sorta di work in progress che dura ormai da più di un secolo. A volte per rendere lo spirito di un libro o persino di una frase, dobbiamo adattare ed essere creativi, facendo di tutto per mantenerci fedeli al testo. Qui il traduttore ha fatto molto di più, anche se magari pilotato o consigliato da Stoker: è intervenuto, ha cambiato trama e personaggi e, cosa molto interessante, ha localizzato il testo inserendo riferimenti alle saghe islandesi. E il risultato è sia un libro a sé stante, in cui Asmundsson è sicuramente da considerare co-autore di Stoker, sia un director’s cut in cui compaiono molti elementi tratti dagli appunti che Stoker aveva preso per Dracula e che poi non aveva usato nella versione ufficiale. Il fatto che non ci sia una risposta definitiva rende I Poteri delle Tenebre un enigma letterario e una lettura imperdibile.

Intervista a cura di Michele Finelli