Stephen King – L’istituto

1850

Editore Sperling&Kupfer
Anno 2019
Genere Thriller
576 pagine – rilegato e epub
Traduzione di Luca Briasco


Una premessa: questa recensione si basa sulla lettura della versione originale, in inglese, del libro, che è stato pubblicato in italiano (in contemporanea con l’edizione in lingua originale) da Sperling & Kupfer con traduzione dell’ottimo Luca Briasco.

Tim Jamieson, un ex poliziotto, lascia la Florida e arriva praticamente per caso nella cittadina di DuPray, nella Carolina del Sud, dove trova un lavoretto come custode notturno.
Luke Ellis è un ragazzino di dodici anni che ha il quoziente intellettivo di un genio, tanto che sta facendo gli esami per uscire dalla scuola superiore ed è già stato preventivamente accettato da due tra gli istituti universitari più prestigiosi degli Stati Uniti. E sa di avere le capacità di frequentarli entrambi, contemporaneamente. Ha anche la capacità, che però non sa controllare, di muovere oggetti con il potere della mente. Cose piccole, però, non più grandi o pesanti del cartone di una pizza da asporto. Vuoto.

Una notte, un commando paramilitare si introduce nella casa di Luke, ne ammazza i genitori e lo rapisce. Luke si sveglia in una stanza identica alla propria ma senza finestre; uscendo, trova un corridoio simile a quello di una scuola o di un ospedale nel quale incontra una ragazzina poco più grande di lui, Kalisha, che gli spiega che si trovano in un luogo noto solo come “l’istituto”, un’installazione nelle foreste del Maine nella quale sono rinchiusi bambini e ragazzi che hanno poteri di telecinesi o telepatia, anche a livelli infimi; l’istituto li sottoporrà a vari esperimenti con lo scopo di studiare e possibilmente amplificare tali poteri.
Stephen King si dimostra ancora una volta, come già in “L’incendiaria” e in “La bambina che amava Tom Gordon”, e ovviamente nel celeberrimo “It”, abilissimo nel dipingere figure di adolescenti o preadolescenti credibili e interessanti, sia pur, in questo caso, con poteri particolari.

Si tratta di una storia avvincente, piena di sorprese, in cui anche i colpi di scena più incredibili (e ce ne sono, credetemi) vengono suggeriti come possibili, all’interno di questo universo narrativo ovviamente, dalle premesse stabilite dall’autore e dai fatti della storia.
Dopo alcuni romanzi in cui King ha un po’ deviato dalla sua formula, “L’istituto” è per il prolifico autore del Maine un ritorno allo stile che ha contraddistinto la maggior parte della sua carriera: persone all’apparenza normali che scoprono di avere un qualche potere straordinario o che si trovano, loro malgrado, in una situazione che esula profondamente dalla normalità.
I vecchi appassionati di Stephen King chiameranno sicuramente questo “L’istituto” un ritorno di forma da parte dell’autore; chi non lo conoscesse o lo avesse “scoperto” solo di recente, magari grazie alle trasposizioni cinematografiche di qualche suo romanzo di successo, si troverà di fronte un’esperienza immersiva, appassionante.

Marco A. Piva


Lo scrittore:
Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Stand by me – Ricordo di un’estate, Le ali della libertà, Il miglio verde, It – per citarne solo alcuni – sono seguitissime anche le sue serie TV. Per i suoi meriti artistici, il presidente Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts. Nel 2018 ha ricevuto il PEN America Literary Service Award.