Harald Gilbers – La lista nera. L’ex commissario Oppenheimer e la resa dei conti

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Editore Emons / Collana Gialli tedeschi
Anno 2019
Genere Giallo Storico
440 pagine – brossura e epub
Traduzione di
Angela Ricci


Ci sono periodi della nostra storia di cui abbiamo visioni d’insieme spesso approssimative o veicolate da disinformazione o abborracciati ricordi scolastici. Tra queste indubbiamente il periodo della seconda guerra mondiale è uno dei più travisati, manipolati e fumosi nelle menti dei più. Sappiamo che i buoni hanno vinto e i cattivi hanno perso, ma non sappiamo – o almeno non nelle loro sfaccettature più cogenti – le motivazioni, le conseguenze, le azioni di coloro che hanno vinto su coloro che hanno perso. Attenzione, non è un prendere le parti dei cattivi, ma è un cercare di non credere che i buoni lo siano a 360° e che certe azioni e scelte politiche si siano rivelate alla prova dei fatti quello che erano fin dal principio: gestione di interessi personali. Riuscire a trovare una chiave di lettura molto strutturata in un libro che non sia un saggio storico o un testo universitario è già di per sé un pregio. Se oltre a questo, il libro in questione è anche un bel giallo, ancor meglio. Vediamo.

Siamo al quarto capitolo della serie del Commissario Oppenheimer e il romanzo ci fionda nella Berlino distrutta dopo la fine del Terzo Reich, il Dicembre del 1946. La città è divisa in quattro zone di occupazione controllate dalle potenze vittoriose degli Alleati: americani, britannici, russi e francesi danno speranza alla Germania in rovina. Ma dopo la grande guerra di Hitler e la controffensiva alleata buona parte delle grandi città dell’ex Germania nazista sono distrutte. La ricostruzione – sebbene foriera di speranza – è caratterizzata dalla fatica, dalla penuria, dalla fame e dalla miseria. La grande Berlino, ora devastata, brulica di lunghe file davanti ai pochi negozi che poco hanno da offrire e cela un fiorente mercato nero nel quale s’alternano i visi di una popolazione disillusa. Dov’è la volontà di continuare, di ricominciare? Dove iniziano il perdono e l’oblio, quando finisce la paura e quando si accende la scintilla di una piccola speranza per una vita migliore e nuova? Purtroppo, a lato di questi sentimenti positivi rimangono i lati negativi come l’elementare e istintivo impulso di vendetta. Dopo lo splendore e la gloria rimangono solo polvere e ombre e un senso di colpa di cui non si può parlare.

Gilbers ci conduce attraverso questa atmosfera sinistra e intransigente che abbraccia il lettore come una fitta nebbia. Come dicevo, è romanzo poliziesco – ma anche un pezzo di storia tedesca. Il quarto volume sull’ex commissario ebreo Richard Oppenheimer parla di pensieri di vendetta: coloro che hanno inferto dolore si aspettano senza compromessi di ricevere la contropartita più terribile. Gli omicidi sono brutali, il simbolismo identico – gli autori crudeli. Richard Oppenheimer inizia le sue indagini in una Berlino in rovina dove non troverà altro se non anime “distrutte”. Il quadro realistico del recente dopoguerra e della ricostruzione è perfettamente tratteggiato da Gilbers, così come ci aveva abituato nei romanzi precedenti. Arrivati al quarto episodio, però, questa capacità descrittiva seppur incredibilmente ben orchestrata nasconde, o meglio, sovrasta la tensione che si cela e rimane quasi invisibile dietro questa tenda storica, uscendone solo parzialmente. La trama è così strutturata e artificialmente intervallata da molti dialoghi che è difficile rilevare una tensione.

Se guardate i protagonisti e avete letto i libri precedenti, troverete molti di coloro che avete conosciuto. in alcuni casi descritti con più ricchezza e profondità che in precedenza, forse per sopperire al fatto che il lettore sporadico non si senta tagliato fuori dal non aver letto le vicende passate. In alcuni momenti, seppur personaggi minori, comparse necessarie al personaggio “Oppenheimer”, si mostrano molto più interessanti. Dei quattro libri credo però che questo quarto volume sia di gran lunga il più debole. Forse è tempo di fermarsi e concentrarsi su nuovi argomenti. Non credo che la figura di Richard Oppenheimer abbia molte nuove idee in termini di struttura e contenuto. Al di là di questa personale considerazione la serie è estremamente ben fatta e Gilbers riesce a darle consistenza e a creare un’atmosfera autentica, che ci mostra da dove veniamo e quale responsabilità dovremmo portare e trasportare nella prossima generazione.

Michele Finelli


Lo scrittore:
Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969) ha studiato letteratura inglese e storia moderna e contemporanea. Prima di diventare regista teatrale, ha lavorato come giornalista delle pagine culturali e per la televisione. I suoi gialli sono tradotti in francese, polacco, danese e giapponese. Il primo romanzo della serie dell’ex commissario Oppenheimer, Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie (pubblicato da Emons nel 2016), ha vinto il Glauser Preis 2014, uno dei più importanti riconoscimenti per i gialli in Germania, mentre il secondo romanzo, I Figli di Odino, ha ottenuto in Francia il Prix Historia 2016.