Michaela Kastel – Nella tana

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Editore Emons / Collana Gialli Tedeschi
Anno 2019
Genere Thriller
240 pagine – brossura e epub
Traduzione di Monica Pesetti


Raramente accade, posso davvero contarli, di incappare nel libro che ti sorprende, non solo per come è scritto, ma per l’argomento. Sorprendere, in realtà, è eufemistico in questo caso. Alla fine della lettura di “Nella tana”, fine a cui sono giunto con un po’ più di fatica del solito non per cattiva qualità, ma proprio per l’argomento e il modo superbo con cui è stato trattato, alla fine ho provato un misto di sollievo e di profondo sconforto.
Sollievo perché il pensiero che si trattasse di un racconto mi ha liberato dall’angoscia, sconforto perché ciò che accade nel libro tristemente è accaduto e accadrà da qualche parte nel mondo. È una storia cruda, ruvida, che coloro che hanno remore a leggere di minori in situazioni terribili forse farebbero meglio ad evitare. Forse. Perché la scrittura di Kastel è incredibile sotto quest’aspetto. Disadorna, ma precisa e nitida, fin troppo, laddove si spererebbe calasse un’ombra buia per nascondere, piuttosto che una lama di luce per mostrare.

Una vicenda raccontata da punti di vista diversi, ma corale, dove il racconto smembrato tra i protagonisti loro malgrado, si evolve in un personaggio a sé, La vicenda che quando viene colta nel suo più completo aspetto diventa a tal punto mostruosa che colpisce dritta allo stomaco. Quando ti riprendi e leggi le testimonianze di chi parla al tempo presente – e in prima persona – riportando così nell’immediato ciò che è accaduto allora, rimani inchiodato alla sedia e come Alex DeLarge di Arancia Meccanica e non puoi fare a meno di continuare a leggere, anche se in certi momenti viene voglia di chiudere il libro per allontanarsi dall’oscurità che lo pervade.

Kastel scrive in modo molto diretto, ha un’ottima capacità descrittiva non solo degli ambienti, che pervadono il racconto non come un banale fondale, ma come co-protagonisti della vicenda, ma anche dei singoli personaggi, nessuno dei quali è lasciato indietro in fatto di tratti, ma portato in scena in modo completo, anche con quelle paure e ingenuità che in certi momenti fanno rabbia, perché sono le ingenuità pure che riemergono anche quando la vita è stata fino a quel momento paura e sottomissione. Vite che hanno parvenze di umanità e di normalità nel racconto delle faccende quotidiane, ma che vengono frantumate dall’intervento brutale che distrugge le infanzie e le tramuta in incubi.

Ronja, Jannik e la serie di bambini che sono transitati in quella casa incastonata nel profondo della foresta, dove il loro “Paps” è il vero orco delle fiabe, ma dove non ci sono principi o altri eroi disposti a correre il rischio di salvarli. Si stentano le pagine, le giri con pesantezza perché aspetti il peggio e a volte non sei preparato a quello che Kastel riesce ad apparecchiare sulla carta.
Poi arriva la fine. E ti rimane l’amaro in bocca, perché se anche sai che è finita, sai che non lo sarà mai davvero. E ti vengono in mente tutti quei bambini che sono trastullo di adulti e che bambini non sono più. Davvero, mi sarei augurato una fine più lieve, ma fedele al suo voto di crudo realismo, Kastel ha segnato la fine più adatta, ma non quella sperata.

Michele Finelli


La scrittrice:
Michaela Kastel, nata a Vienna nel 1987, è cresciuta in un paesino della Bassa Austria. Ha compiuto gli studi universitari nella capitale dove oggi vive e lavora in una piccola libreria indipendente. Ha pubblicato i romanzi Hinter dem Spiegel (2015), Die Sterblichkeit der Seele (2017), Nella tana (2018) e Worüber wir schweigen (2019). Nella tana ha ricevuto il prestigioso Viktor Crime Award nel 2018 e presto sarà portato sugli schermi.

www.michaelakastel.at