Antonio Manzini – Ah, l’amore l’amore

1686

Editore Sellerio Editore Palermo / Collana La memoria
Anno 2020
Genere Giallo
352 pagine – brossura e epub


“…Rocco ne era convinto. Era come la storia di quelle foglie autunnali sugli alberi, pensava ricordando la breve poesia scritta dentro una trincea, e in fondo quello era il nosocomio: una trincea dove le bombe erano silenziose, il nemico senza nome te lo portavi dentro e ogni giorno rosicchiava un po’ di vita”.
A grande richiesta, e dopo fremente attesa, ritorna Rocco Schiavone. Pesto, dolorante, più ombroso che mai, ma sempre unico e inimitabile. E con lui, fedele compagna ormai anche nostra, di riflesso, torna la malinconia.
Malinconia che pervade ogni pagina del libro, e che tocca il cuore.
Come non amare Rocco Schiavone?
Più invecchia, più è scorbutico, più si allunga la sua lista delle rotture di coglioni: ma è lui, e basta. O si ama, o si odia; e noi lo amiamo incondizionatamente.

In questo romanzo, l’ambientazione è singolare.
Avevamo lasciato Rocco ferito gravemente in una sparatoria in seguito all’arresto di una banda di falsari e rapinatori: chi fosse stato a colpirlo, non si sa; o almeno, si saprà alla fine di questa storia.
Troviamo il nostro uomo ricoverato in ospedale, reduce da una nefrectomia. Un rene è andato, ma la pelle è salva…
E’ chiaro che l’ambiente ospedaliero non inviti all’ottimismo e al buonumore: qui i pensieri più neri la fanno da padroni, e il carattere di chi è già scontroso normalmente emerge in tutto il suo…splendore.
Accade che un industriale, Roberto Sirchia, operato contemporaneamente dello stesso intervento di Schiavone, muoia sotto i ferri. Motivo: una trasfusione con una sacca di sangue sbagliato. Eppure il primario Negri e la sua équipe giurano di avere fatto le cose per bene e non si danno pace.
Rocco, che mal sopporta le regole ferree dell’ospedale, non mangia, non sta a riposo, sente salire l’irrequietezza. Comincia a fiutare, da buon segugio, puzza di bruciato. Sente, a pelle, che qualcosa non è chiaro e inizia a muoversi, per quanto le sue precarie condizioni gli consentano.

Ci sono un figlio e una moglie arrabbiati che cercano verità e giustizia; c’è una bella assicurazione sulla vita che attende. C’è un chirurgo che non riesce a credere di avere sbagliato, ma non sa come dimostrarlo. Rocco parte, coadiuvato dalla sua squadra, variegata e ormai nostra vecchia conoscenza.
Troviamo, in questo romanzo, delle vere chicche, riguardanti i suoi uomini. Piccoli episodi di vita privata, dei cammei di simpatia, che alleggeriscono la tristezza di fondo delle situazioni, dello stato d’animo del protagonista.
Impagabile Casella, quando corteggia la donna dei suoi sogni, collezionando gaffes e conseguenti frustrazioni. E Scipioni, che si destreggia tra tre donne, e combina guai a catena, mentre Schiavone gli dà consigli per tirarlo fuori dalle grane.
E la commozione? Quella da groppo in gola, mentre si legge? Arriva anche quella, quando Rocco riceve una lettera, struggente, che gli toccherà il cuore – ma lo tocca anche a noi lettori.

La moglie amatissima qui assume contorni più sfumati; si sente meno la sua presenza, anche perché appare all’orizzonte – è vero che il tempo è il miglior medico – una donna che ci fa ben sperare. Molto diversa da lui, come abitudini, estrazione sociale, ma smuove qualcosa nel cuore semicongelato del vicequestore. Forza Rocco, innamorati ancora! Noi lettrici romantiche siamo con te. In questa storia, anche le figure di Cecilia e soprattutto di Gabriele, suoi forzati coinquilini, sono più marginali; forse perché la maggior parte dei fatti avviene in ospedale. Comunque ci sono anche per loro cambiamenti in arrivo.
E c’è, al traguardo, un’ennesima vittoria: nonostante il fisico provato, nonostante tutto!

Anche stavolta Antonio Manzini ha fatto centro.
Romanzo molto avvincente, azzeccato in ogni suo aspetto. La scrittura è impeccabile, lo stile accattivante. La trama costringe il lettore a non deporre il libro fino alla parola fine – scusate il gioco di parole- e non si limita alla vicenda gialla, ben congegnata e con un finale poco prevedibile, ma spazia attraverso altre problematiche, ben più serie.
Innanzitutto la malasanità, la dimensione ospedaliera, che non ha più al centro il malato da curare, ma è un concentrato di burocrazia, risparmio in ogni forma, rivalità, raccomandazioni, e chi più ne ha più ne metta. Poi, l’avidità umana, che fa compiere nefandezze. Ciascun lettore potrà infine cogliere le sfumature che vuole: ce ne sono molte.
Antonio Manzini, dopo vari romanzi non ha perso lo smalto, né risente di momenti di stanchezza: le sue storie sono quanto di più piacevole – anche quando sono tristi, anzi, forse ancor di più – si possa trovare come lettura.
Unico problema: quando uscirà il prossimo romanzo della serie? La crisi da astinenza non è affatto piacevole, caro Antonio Manzini.

Rosy Volta


Lo scrittore:
Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato i romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti, quest’ultimo pubblicato da Sellerio nel 2017. La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019) e Ah l’amore l’amore (2020). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).