Editore SUR / Collana SUR, Nuova serie
Anno 2019
Genere Giallo
197 pagine – brossura e epub
Traduzione di Pino Cacucci
Prefazione di Massimo Carlotto
“I casi del commissario Croce” è una raccolta di racconti di Ricardo Piglia pubblicata postuma: l’edizione originale è infatti del 2018, mentre l’autore è venuto a mancare nel 2017 di SLA. Ha scritto questo libro durante la malattia, impossibilitato a muovere le mani e quindi, come lui stesso fa presente nella nota finale, con un sistema che consente di scrivere con gli occhi, fissando lo sguardo sulla lettera scelta. La splendida prefazione di Massimo Carlotto ci introduce con cura e maestria l’autore ma anche quello che, abbastanza palesemente, questi ha voluto inserire nel suo libro.
Piglia, oltre a essere un autore di romanzi “tendenti al giallo” (spero di riuscire a spiegare questa mia espressione più avanti in questa recensione), è riconosciuto nella sua natia Argentina come colui che, tramite la collana Serie Negra (spagnolo per “serie nera”) da lui diretta tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ‘70, ha introdotto al grande pubblico il romanzo noir statunitense, facendo tradurre e pubblicando autori quali Dashiell Hammett e Raymond Chandler.
In questo suo ultimo lavoro, Piglia ci riporta tra gli anni ’60 e ’70 del ventesimo secolo riprendendo in mano il personaggio del commissario Croce, già protagonista di “Blanco nocturno” (pubblicato in italiano da Feltrinelli nel 2010 con il titolo di “Bersaglio notturno” nella traduzione di Pino Cacucci). Croce non è il tipico poliziotto del classico romanzo giallo/noir, impegnato a combattere strenuamente il crimine in una metropoli; no, Croce vive e lavora in una cittadina piccola, dove conosce praticamente tutti e tutti conoscono lui. Da questo punto di vista Croce ricorda vagamente il “nostro” commissario Montalbano; anzi, non mi stupirei se mi dicessero che Piglia ha letto almeno alcune delle avventure scritte da Andrea Camilleri, che sono effettivamente state tradotte e pubblicate in lingua spagnola.
A questo punto, però, questo romanzo si distacca dal filone giallo/noir. I dodici racconti sono infatti quasi tutti legati, certo, a indagini più o meno poliziesche che il commissario Croce si trova sulla scrivania, anche se in alcuni casi si tratta di faccende private che non passano attraverso i canali ufficiali, ma non seguiamo il filo delle investigazioni, dalla raccolta delle prove all’interrogazione dei sospetti; restiamo con Croce, che a volte risolve casi con una semplice intuizione a metà tra il buon senso e un intuito quasi soprannaturale alla Sherlock Holmes, accompagniamo il commissario nelle sue riflessioni intime, molto spesso ma non sempre legate all’affare di cui si sta occupando. Ma soprattutto, insieme a Croce, seguiamo la storia argentina nei suoi momenti più importanti del ventesimo secolo, con una particolare attenzione al periodo peronista e a quanto è avvenuto subito dopo.
In alcuni casi, Piglia prende in mano e adatta, dando loro una conclusione, leggende metropolitane argentine, come per esempio l’esistenza di un supposto film pornografico con come protagonista una giovane Eva Perón, film che nella realtà non è probabilmente mai esistito e del quale comunque non c’è mai stata traccia, e anche episodi storici, come la vicenda di un marinaio slavo accusato di omicidio e rimasto in carcere per diverso tempo senza nessuno che potesse aiutarlo in quanto non si trovava nessuno che parlasse la sua lingua. In un’occasione, invece, Croce è quasi costretto ad andare a un incontro con un certo anziano autore, ormai cieco. È evidente che si tratta del grandissimo Borges, che Piglia immagina a parlare in questo paesino di fronte a mezza dozzina di persone assonnate citando Croce (Benedetto).
Croce, qui, sembra mal sopportare i luoghi chiusi, e ci viene spesso descritto a fare grandi passeggiate. Essendo l’autore, mentre scrive questo libro, malato di SLA e quindi in un certo senso rinchiuso in un corpo che pian piano sta smettendo di funzionare, si intuisce in questo che almeno nella sua fantasia, e con il suo personaggio, Ricardo Piglia si prende tutto lo spazio che vuole, manda Croce a passeggiare nella pampa o a pagaiare nelle paludi, a passeggiare in città o ad assistere ad appassionate partite di poker sotto le stelle. La traduzione magistrale di Pino Cacucci, che ha anche pubblicato numerosi romanzi di gran pregio, rispetta il lato poetico e affascinante delle descrizioni di Piglia come anche i passaggi che l’autore ha volutamente reso squallidi e volgari, non a caso quasi tutti ambientati in luoghi chiusi e soffocanti.
Da un certo punto di vista, quindi, questa raccolta è un libro giallo: ci sono misteri, più o meno complessi (in un caso Croce investiga su fatti avvenuti nel secolo precedente), e c’è un poliziotto, che in un paio di racconti è un ex poliziotto, che li risolve o almeno ci prova. Ma da un altro punto di vista non lo è. I protagonisti sono Croce e la “sua” Argentina, o comunque quella parte di Argentina che lui ha scelto di vedere e su cui ha deciso di concentrarsi. Non c’è il solito piacere di seguire l’investigazione, sostituito qui dal piacere di stare in compagnia di un personaggio tanto interessante che sembra essere convinto, seguendo la teoria di Karl Marx che Piglia cita nel prologo del libro, che alla fin fine il crimine è necessario alla società per stimolarne lo sviluppo, rendendo necessarie le figure dei rappresentanti della legge dal poliziotto al giudice e allo stesso tempo spingendo alla creazione di misure anticrimine sempre più avanzate, dalle serrature blindate a certi avanzamenti della chimica.
Se state cercando quindi una serie di storie di investigazioni poliziesche che seguano un intreccio formato da crimine, indagine e soluzione, forse questo libro non fa per voi. Se invece desiderate immergervi in un’Argentina passata ma molto rilevante anche al giorno d’oggi in compagnia di un protagonista costruito magistralmente, allora “I casi del commissario Croce” è un acquisto di cui senza dubbio non vi pentirete.
Marco A. Piva
Lo scrittore:
Ricardo Piglia (1940) narratore e critico letterario argentino, è autore, tra gli altri, dei romanzi Soldi bruciati (1997) e Bersaglio notturno (2010), e della raccolta di saggi L’ultimo lettore.












