Editore Piemme
Anno 2020
Genere Giallo
240 pagine – brossura e epub
Però non poteva restare solo a leggere e ascoltare musica. Optò per il piano b: lasciato il suo agente, recuperò la Vespa e cominciò un lungo giro per la periferia ovest di Milano.
Io non ce la faccio a parlare e a scrivere di Milano in questo momento. Sarà che questa città io la amo profondamente e la conosco quasi quanto il posto in cui sono nata, sarà che ho sempre adorato tutto di Milano, anche posti considerati non propri glamour come Affori, però leggere il libro di Lunardini mi ha messo addosso una saudage vera, perché non so quando potrò tornarci e quando potrò riabbracciare persone care che ci lì ci vivono. E scrivo tutte queste cose perché Al Giambellino non si uccide Milano e le sue periferie sono proprio il cuore più profondo dell’intero romanzo. Un lavoro dove l’autore è stato formidabile a riportare il mood e l’immagine più che realistica di luoghi come Baggio e le sue vie nascoste ma vibranti di vita, delle case popolari del Giambellino e di quella zona ovest della città meneghina il cui quadrante vissuto da una umanità tanto variegata quanto estrema si contrappone nettamente, ma anche fascinosamente, al quadrante più noto e centrale delle strade opulente.
E allora voglio concentrarmi sui personaggi, altro capolavoro autoriale del giallo di Lunardini. Partendo dal protagonista Zappa, che in realtà non è affatto un detective, o almeno non nel senso in cui i lettori di gialli sono abituati a credere. Prima di tutto non si chiama affatto così, ma è il soprannome che gli hanno dato per la sua somiglianza con il celebre musicista rock. Il suo nome in realtà è Ruggero Casipolidis, che da solo fa capire l’estro di Lunardini al di là della trama stretta del libro. Ebbene Ruggero alias Zappa è figlio di un partigiano greco, si è beccato qualche anno di carcere per fatti che le vedevano coinvolto negli anni Settanta durante le lotte sociali e antagoniste, e vive da solo con la madre nel complesso delle case popolari di via Mar Nero. È naturale che un personaggio così occupa ben oltre la metà della costruzione narrativa del romanzo. Ma se a questo si aggiunge che per la sua provenienza sociale e per la sua ubicazione territoriale Zappa inevitabilmente si ritrova a venire a contatto con una umanità che vive perennemente borderline alla legalità vera e propria, allora si comprende quanto la concentrazione del lettore sui personaggi lo possa dilettare in pagine di grande racconto.
Zappa però è un protagonista dalle mille soprese e nella sua vita semi isolata ha però una attività che lo coinvolge e lo diletta allo stesso tempo. Conduce un programma radiofonico tutto suo: Kriminalia. Dove su Radio Milano Libera racconta agli ascoltatori aneddoti e storie inventate sulla vecchia criminalità milanese. Quella, per intenderci, tanto pittoresca quanto pericolosa, a cui hanno attinto a piene mani sceneggiatori, registi e scrittori del secolo scorso. E qui il romanzo diventa giallo. Perché in radio arriva un messaggio minaccioso che annuncia l’uccisione di una prostituta quella stessa notte, Zappa decide di costruirci sopra il primo vero mistero del mese.
La mattina dopo, però, una donna viene ritrovata morta e su di lui si concentrano le indagini della polizia. E così in una afosa estate milanese in strade e quartieri semideserti Ruggero/Zappa deve improvvisarsi detective e cercare di scagionarsi arrivando alla verità girando per Milano a bordo di una Vespa e seguito da un giornalista vecchia scuola e da un ex camerata contro il quale ha combattuto negli anni Settanta.
Al Giambellino non si uccide il genere giallo è completamente rivoluzionato, dunque, dall’estrema capacità dell’autore di lasciare l’indagine quasi in secondo piano per potersi concentrare meglio sulle mille sfaccettature della metropoli italiana più operosa e affascinante al tempo stesso, e sulla vivacissima, variopinta, originalissima umanità che la abita. C’è una citazione di Giovanni Testori nel libro di Lunardini che dice: “L’apocalisse comincerà da Milano”. A volte si avverano profezie che nessuno avrebbe mai voluto vivere e vedere, ma è anche vero che leggere questo libro fa immalinconire nel senso giusto, perché fa amare la città e i suoi abitanti ancora di più. Poi, ovviamente, per scrivere tutto questo ci vogliono le qualità giuste, bisogna toccare il lettore anche con la parola e con quello che la stessa evoca. E Lunardini è stato bravo. Forse perché anche lui Milano la ama davvero.
Antonia del Sambro
Lo scrittore:
Matteo Lunardini è nato a Milano nel 1971. Studioso di politologia e criminologia, già collaboratore di varie testate nazionali, autore di saggi nel campo della sociologia e storia sportiva, nel 2014 entra nella terzina del Premio Kihlgren Opera Prima di Milano con il romanzo I fantasmi dell’Arena. Appassionato di Frank Zappa e prolifico paroliere − ma testardo nel voler suonare penosamente un pianoforte −, vive al Lorenteggio insieme a due gatti, Ivanhoe e Lady Rena.












