Lafcadio Hearn – Amori Defunti

758

Editore Adiaphora
Anno 2020
Genere Gotico
220 pagine – brossura e epub
Traduzione di Matteo Zapparelli Olivetti


Il corpo era freddo come il ghiaccio; il cuore aveva smesso da tempo di battere; eppure non c’erano altri segni di morte.
L’incipit non è di nessuno dei racconti di questa splendida antologia ad opera di Adiaphora, ma dà inizio a un racconto presente in un’altra antologia “Storie di Fantasmi Giapponesi” che un amico mi regalò – nella sua versione inglese edita da Penguin – circa venticinque anni fa facendomi scoprire questo incredibile autore, pressoché ignoto in Europa, ma amatissimo in Giappone.
Hearn, fin da bambino – come ebbe a raccontare uno dei suoi biografi – era affascinato dall’orrore, sebbene provasse una paralizzante paura dell’oscurità, che veniva trattata da sua zia Sarah mettendolo a letto ogni notte in una stanza buia e chiusa a chiave dall’esterno. Nei suoi cinquantaquattro anni tra i vivi, Patrick Lafcadio Hearn scrisse ventinove libri quasi di ogni genere – racconti popolari, diari di viaggio, romanzi, libri di cucina, traduzioni, dizionari di proverbi – nessuno dei quali potrà però competere, in termini di puro horror dickensiano, con la storia della sua stessa vita. Ma di questa avrete modo di leggere nella bella prefazione al libro.

Una serie di storie, brevi, ma ricche e piene di moltissime cose: rumori, odori, luci e, sopra tutto, la morte, che mai però è protagonista truce, ma aspetto del racconto. Ciò che rende queste storie particolarmente leggibili oggi è la forma preternaturalmente postmoderna in cui vengono ammannite dal raccontare profondamente idiosincratico di Hearn.
Hearn si inserisce in esse nei modi più casualmente distruttivi: offre interpretazioni o introduce digressioni sulla persona che per prima gli ha raccontato la storia in questione, o dicendo che c’è di più nella storia, ma se ne è dimenticato, o inserendo personaggi dalle reazioni esagerate che usano il loro idioma nativo (tradotto poi in nota).

Ancora, come per altri autori a lui contemporanei, il medium del racconto si dimostra il migliore per addentrarsi in vari mondi, esplorarli e avere il grande vantaggio di sortire da ciascuno un finale diverso, ambientarli in una realtà mai comune o comunque slegata da un romanzo, permettendo così di saltabeccare tra un luogo e un altro senza timori, ma scegliendo solo lo sfondo e l’atmosfera di volta in volta necessari. Come un cuoco, uno chef, che elabora piatti per il gusto di crearli senza preoccuparsi della loro collocazione nella sequenza bloccante di un menu.

Il fantastico, la morte, la sua tragicità, ma anche il profondo senso di pace o di serenità che nella sua dicotomia si porta appresso, rilucono come fosforescenze, adatte a esser notate da chi è più sensibile, più attento. Quindi un altro libro di racconti fantastici? No. Avete la possibilità di leggere un autore che è cambiato, come per magia, da un isolano greco a uno studente britannico, da un barbone senza un soldo nelle strade di Londra a un rispettato scrittore di giornali americani, da un giornalista a un romanziere e, sorprendentemente, da un uomo occidentale apolide in un fedele cittadino giapponese, perché la sua casa era il linguaggio. Questi racconti – con testo a fronte – che Adiaphora ci ripropone possono metterci sulle tracce di quest’uomo. E vi assicuro che ne vale la pena.

Michele Finelli


Lo scrittore:
Patrick Lafcadio Hearn, conosciuto anche come Koizumi Yakumo, è stato un giornalista e scrittore irlandese naturalizzato giapponese, famoso per i suoi scritti sul Giappone.
È particolarmente celebre tra i giapponesi per le sue raccolte di leggende giapponesi e storie di fantasmi: un esempio ne è il suo libro Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things.