Philip Kerr – Il criminale pallido

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Editore Fazi / Collana Darkside
Anno 2020
Genere Noir
348 pagine – brossura e epub
Traduzione di Patrizia Bernardini


Philip Kerr è l’autore de “Il criminale pallido”, ultima lettura per Contorni di Noir. Prolifico e premiato scrittore scozzese di crime che hanno la caratteristica di avere una marcata connotazione e ambientazione storica, è venuto purtroppo a mancare nel 2018. “Violette di Marzo” (1989) è il primo capitolo di quella che è stata definita la trilogia berlinese di Bernie Gunhther e il primo romanzo in assoluto scritto da Philip Kerr. Nel corso del 2020 Fazi Editore ha pubblicato i primi due capitoli della trilogia nella collana Darkside e i diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per trasformarla in una miniserie in coproduzione con HBO.

Questa è una di quelle trilogie che andrebbero lette di seguito senza mai dover uscire dalle atmosfere che riesce a creare. E dire che ero già nel mood storico grazie alla mia lettura precedente per Contorni di Noir. Chi è Bernie Gunther? Perché ci dovremmo appassionare alle sue indagini?
Impossibile non provare empatia per Gunther, non essere dalla sua parte, non condividere pensieri ed emozioni. È realmente un uomo di altri tempi ma non è mai stereotipato, è sempre credibile e degno di attenzione da parte del lettore, Gunther riesce a dare voce a quelle minoranze che – per fortuna – ci sono sempre state e hanno permesso all’umanità di non ripiegarsi su se stessa e di non morire di sete e assiderata.

“A qualcuno deve importare, altrimenti non siamo meglio dei criminali. Non posso impedire agli altri di mettersi le scarpe sporche, ma le mie le posso pulire”.

Quando Gunther ci parla delle scarpe sporche mi ha dato l’ennesimo scossone e se ce ne fosse il bisogno l’ennesima conferma di essere dalla parte giusta, ma di come sia in ogni caso più facile ora farlo in un periodo storico dove la libertà di pensiero è garantita (almeno in superficie). Gunther vive invece un uno dei periodi peggiori della storia dell’umanità e sebbene abbia deciso di tenersi a distanza dal regime, uscendo dalla Kriminalpokizei, preferisce essere reintegrato pur di risolvere un caso difficile e straziante, consapevole del fatto che una sua strumentalizzazione politica condurrà all’ennesimo omicidio della giustizia e dell’umanità.
Gunther è uno scaltro detective che a fatica riesce a nascondere il suo odio per il regime nazista. Il suo socio in affari e amico è Bruno Stahlecker. I due vengono ingaggiati per investigare su un reiterato ricatto che coinvolge il figlio di Frau Lange, proprietaria e direttrice dell’omonima casa editrice. La donna si rivolge a Gunther proprio per i rischi legati alle accuse di omosessualità che potrebbero ricadere sul figlio e farlo arrestare e condannare da un regime che considera l’omosessualità un crimine. Opta quindi per il basso profilo di un’indagine privata. Chiede ai detective di recuperare il carteggio tra il figlio e il suo amante, il dottor Reinhard Lange.

Le indagini lo portano a indagare negli ambienti frequentati dal giovane, in particolar modo la casa di cura dove Reinhard esercita la sua professione di psicoterapeuta, mal tollerata dal regime per la sua vicinanza con le teorie del temuto e odiato Freud, padre della psicoanalisi nonché ebreo. Quello che sembra un lavoro di routine si trasforma per Gunther in qualcosa di più grande e spaventoso. La Berlino rovente dell’estate del 1938 è funestata infatti dagli efferati delitti seriali di ariane adolescenti. Gunther viene reintegrato nella Kriminalpolizei come capo della task force creata ad hoc per stanare e arrestare il serial killer.
Grazie alle sue capacità investigative Gunther riuscirà nella titanica impresa di sbrogliare la matassa muovendosi come il più scaltro dei felini tra i segreti e le ipocrisie del regime, tra uomini immaginari e figure storiche realmente esistite, tra le quali Berlino, che da città si trasforma in personaggio e i berlinesi tout court: “Che città è questa per gli edifici pubblici, immensi come montagne di granito grigio. Li costruiscono così grandi per ricordarvi che la cosa importante è lo Stato, al cui confronto il singolo individuo non conta nulla. Questo vi dimostra come è cominciata tutta questa storia del nazionalsocialismo. È difficile non farsi intimidire da un governo, di qualsiasi specie, che è alloggiato in palazzi tanto grandiosi. E i lunghi, ampi viali che uniscono i vari distretti della città sembrano essere stati costruiti unicamente per farci passare colonne militari in marcia.”

Ecco come descrive invece i berlinesi dimostrando eccezionali doti di osservazione e analisi: “Sì, ai berlinesi piace sentirsi eccezionali, ma allo stesso tempo piace anche mantenere le apparenze. In genere hanno tutti un aspetto simile. Una sciarpa, un cappello, scarpe con le quali si può arrivare a piedi a Shangai senza farsi venire i calli. Ai berlinesi, si sa, piace camminare, e per questo molti hanno un cane: di quelli cattivi se sono tipi mascolini, di quelli graziosi se sono qualcos’altro. […] Hanno un senso dell’umorismo che sembra crudele se non lo si capisce, e ancora più crudele se lo si capisce.”
Berlino, i berlinesi, Bernie Gunther e “la lunga, calda estate del 1938, quando la bestialità conosceva una sorta di impetuosa ariana fioritura” Vi aspettano.

Susanna Durante


Lo scrittore:
Nato nel 1956 a Edimburgo, Philip Kerr ha esordito con Violette di marzo, pubblicato per la prima volta nel 1989. Grazie alla trilogia berlinese di Bernie Gunther (Violette di marzo, Il criminale pallido e Un requiem tedesco) viene considerato un maestro del thriller. Fazi Editore ha pubblicato Violette di marzo nel 2020. I diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per farne una miniserie in coproduzione con HBO.