Massimo Carlotto – Morte di un confidente

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Allegato su La Stampa e La Repubblica
Anno 2020
Genere Noir
46 pagine – brossura


Chi ha letto la serie de l’Alligatore conosce già l’ispettore Giulio Campagna per il ruolo che avuto nelle storie che hanno per protagonisti Marco Buratti, Beniamino Rossini e Max la memoria.
Lo ritroviamo in “Morte di un confidente”, racconto che compare nella raccolta “Crimini” edito Einaudi e ripubblicato in un bel libricino in allegato a La Stampa e La Repubblica per Italia in Giallo.
Quando si parla di noir italiano il pensiero va ad uno tra i principali esponenti di questo genere letterario, Massimo Carlotto. Parlare di genere letterario è comunque riduttivo, il noir è tanto di più. E non basta solo scriverne, è il modo in cui se ne scrive che ne dà l’esatta interpretazione.
Carlotto non racconta semplicemente, va oltre.
Le sue storie, i suoi personaggi sono reali, sono la fotografia della realtà. Di una realtà che spesso, sia per la decadenza culturale esistente nel nostro paese e sia per la velocità dell’esposizione delle notizie, non conosciamo a fondo persi come siamo dentro un marasma di informazioni inutili.
Ecco che allora gli autori vengono in nostro soccorso, o perlomeno in soccorso di coloro che non si accontentano, che vogliono cercare di capire quello che ci circonda.
La realtà che ci fotografa Carlotto è quella della malavita veneta che ormai ha varcato i confini regionali e crea alleanze con altri ambienti malavitosi, in particolare con quelli esteri.
L’ispettore Giulio Campagna nella sua attività professionale si fa aiutare da alcuni confidenti, necessari per potersi districare in certi frangenti.

Di loro, parlando con una sua collega la sovrintendente Amelia Di Natale, l’ispettore così dice “… Ne parlò con Amelia che si limitò ad alzare le spalle: – Non ho mai avuto a che fare con loro. Ma se fossi in te non mi farei tanti problemi. Gli informatori sono solo feccia che si vende per soldi o per evitare la galera. – Anche tu la pensi come Veronesi. Ma sbagliate. Senza quella feccia non riusciremmo a risolvere molti casi. Ci servono come il pane e di buoni è difficile trovarne, – aveva ribattuto piccato.”
L’ispettore non si fa nessuna remora a utilizzare dei buoni informatori, se questo significa dare una mano alle indagini. Non si fa certi scrupoli, spesso è necessario per ottenere dei buoni risultati. E così certi limiti non sono così ben definiti. Tra i cosiddetti cattivi o perlomeno ex cattivi, c’è chi in qualche modo si riscatta. Dopo aver pagato il conto si crea una nuova vita e nello stesso tempo continua ad avere le competenze utili per dare un contributo a chi fino a ieri era il nemico, chi era dall’altra parte della barricata. Ed ecco che i confini perdono i contorni. Sarà un bene o sarà un male, non lo sappiamo, sappiamo che è la realtà.
Uno degli informatori fidati è Giancarlo Ortis, che con sua moglie Naza – croata – gestisce una pizzeria nella periferia di Padova. Ortis contatta Campagna perché dei tipi croati molto poco raccomandabili hanno chiesto a lui e a sua moglie di affittare un appartamento a Jesolo con garage. E da lì partiranno le indagini che vedranno coinvolti prima l’ispettore e poi dei colleghi del Gico.

C’è chi pagherà un prezzo troppo alto e Campagna, come uomo prima e come poliziotto dopo, non si tirerà indietro.
Non ci sono vincitori e sconfitti. C’è una realtà che è frastagliata e varia. Che serpeggia alcune volte lavorando sottotraccia, altre alla luce del sole, tanto ormai tutto è normale e abitudinario, entra a far parte del quotidiano e sembra che nulla e nessuno possa fermare la malavita fin troppo radicata.
L’ispettore Campagna, arrabbiato per qualcosa che è successo, è sul punto di intraprendere una strada senza ritorno. Quando il Male fa troppo male e colpisce chi ti è molto vicino, la reazione potrebbe essere devastante. La reazione è da condannare o no? Non sappiamo neanche questo. Sappiamo che Campagna decide di fermare la propria reazione, di non mettersi allo stesso livello di chi invece non si ferma davanti a nulla.
Ma sarà molto vendicativo e con arguzia si prenderà una certa rivincita.
Le domande da porsi sono tante, ma è difficile rispondere, se non complicato e impossibile.
Ma non per questo bisogna smettere di parlare di certe realtà. Carlotto continua a farlo e io come lettrice continuerò a leggerlo.
Morte di un confidente è un racconto di quarantasei pagine e in queste pagine sono concentrate le tematiche che l’autore racconta e descrive così bene, offrendo fotografie perfette di un mondo che ha preso il sopravvento e che con molta facilità riesce a infiltrarsi nella società cosiddetta legale.

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014), la fiaba La via del pepe, con le illustrazioni di Alessandro Sanna (2014), La banda degli amanti (2015), Per tutto l’oro del mondo (2016) e Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (2017).
Sempre per le Edizioni E/O cura la collezione Sabot/age.
Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz).
Per Rizzoli ha pubblicato nel 2016 Il Turista.
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.