Raymond Chandler – Addio mia amata

783

Editore Adelphi / Collana Fabula
Anno 2020
Genere Hard-boiled
300 pagine – brossura e epub
Traduzione di Gianni Pannofino


“Addio, mia amata” è un romanzo di Raymond Chandler appartenete al filone di “gialli” americani definiti “Hard Boiled” (duri come l’uovo sodo) caratterizzati da una scrittura cruda ed estremamente realistica. Un realismo terreno, tangibile, che fa uso di sesso e violenza espliciti, linguaggio gergale e ambienti urbani adombrati dalla crudeltà della vita. L’Hard Boiled è nato dall’esigenza di rompere il “cliché inglese” dei romanzi polizieschi così distanti dalla realtà quotidiana, cristallizzati nelle dinamiche familiari del piccolo paese o della casa padronale e troppo legato all’aspetto razionale dell’indagine.
Raymond Chandler entra a gamba tesa in questo genere con uno dei suoi personaggi più amati: Philip Marlowe, un detective dalla scorza dura, di quelli che si muovono a loro agio nei bassifondi metropolitani popolati da poliziotti corrotti e commercianti senza scrupoli. Un uomo dedito al tabacco e ancora di più all’alcool, che si nasconde dietro riccioli di fumo illuminati da un lampione o nei riflessi dorati dei troppi bicchieri di whisky che tracanna tra le braccia dell’ultima “femme fatale”.

Il romanzo è un tuffo negli anni della grande depressione, quelli della pericolosa e sexy Los Angeles, tra uomini senza scrupoli, contrabbando, corruzione e donne da far girare la testa. Una città seducente e allo stesso tempo infernale dove non ci si può fidare neanche di divise e distintivi. E lo sa bene Philip Marlowe, in perenne conflitto con le forze dell’ordine.
Investigando sul caso di una persona scomparsa Marlowe si imbatte in Moose Maloy, un gigante dalle brutte intenzioni appena uscito di galera. In cerca della sua donna, non misurando la sua forza spropositata e la sua collera incontrollabile, uccide il proprietario di un locale e si dilegua nel nulla. Marlowe, unico testimone dell’accaduto, si mette sulle sue tracce che si diramano in strade lastricate di furti, omicidi, scambi d’identità e bische clandestine.

“Addio, mia amata” è il secondo libro della seria dedicata a Marlowe. Pubblicato nel 1940 nasce dalla “crasi” di alcuni racconti brevi scritti precedentemente (“Try the Girl”, “Mandarin’s Jade” e “The Man Who Like Dogs”), modificati il tanto da poterli unire in un unico romanzo, preoccupandosi principalmente dello stile e della caratterizzazione dei personaggi e lasciando l’intreccio libero dalla morsa della coerenza. Numerosi sono gli adattamenti, partendo da quello radiofonico della BBC del 1988, meno scontato per via del mezzo, e risalendo negli anni ai soggetti per il grande schermo che, prendendo spunto dalla trama, ne hanno affermato la fama letteraria: “The Falcon Takes Over” del 1942, “L’ombra del passato” del 1945 e l’omonimo, almeno per quanto riguarda il titolo originale del 1975 “Marlowe, il poliziotto privato”(Farewell, My Lovely).

La penna di Raymond Chandler descrive abilmente le ambientazioni e i personaggi rendendoli vivi e vibranti, trasportando il lettore in un mondo in bianco e nero, dai forti contrasti. Una Los Angeles razzista e corrotta che pulsa nell’ombra del contrabbando e vive sulle note dei locali clandestini. A questa si affianca Bay City (nome di fantasia per Santa Monica. L’uso di questo toponimo di pura invenzione non è mai stato spiegato soprattutto perché Los Angeles e i suoi luoghi mantengono nomi reali) che sembra essere il fulcro della corruzione della California.
L’abilità dello scrittore esce fuori non solo nel creare queste atmosfere ma, soprattutto, nel comporre “fiori” di pura poesia come cammei in mezzo al fango: “Una striscia di sole scivolò lungo l’orlo della scrivania e cadde senza rumore sul tappeto.”

Matteo Bordoni


Lo scrittore:
Raymond Chandler, dopo essersi trasferito in Inghilterra e aver compiuto i suoi studi lì, ritorna in America e si stabilisce in California. Inizia a lavorare nel campo petrolifero, ma nel 1933 collabora con la rivista gialla «Black Mask» che aveva lanciato il genere poliziesco d’azione. Nel 1939 pubblica il suo primo romanzo, Il grande sonno. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e inizia a lavorare per il cinema come sceneggiatore (film come La fiamma del peccato, The Unseen e L’altro uomo). Entrato nel tunnel dell’alcolismo, a seguito della morte della moglie, tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi.
Tra gli altri suoi libri ricordiamo I racconti della semplice arte del delitto, Otto storie inedite, Blues di Bay City, L’uomo a cui piacevano i cani e altri racconti Addio mia amata, La signora nel lago, Il lungo addio,Ancora una notte, editi da Feltrinelli.