Giorgio Bastonini – Uno strano pubblico ministero

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Editore Mondadori / Collana Il giallo Mondadori
Anno 2021
Genere Giallo
280 pagine – brossura e epub


Il mese è quello di maggio. Il luogo è la città di Latina. Il protagonista è “Uno strano pubblico ministero”. Ovvero Paolo Santarelli, quarant’anni. Cresciuto a Salerno. Un fratello, molto diverso da lui, con il quale non ha ottimi rapporti anche a causa della rigidità della cognata. Un matrimonio alle spalle che lo ha portato a scappare da Cosenza verso un luogo dove non conosce nessuno ma che risveglia in lui ricordi legati all’infanzia. Così è diventato pubblico ministero presso la procura di Latina, dove si è creato sin da subito una nomina.

“Santarelli aveva una discreta fama a Latina. Di essere diverso dagli altri magistrati
del globo terracqueo.”

Un omicidio sconvolge la comunità. In un condominio del quartiere Nicolosi, per lo più abitato da stranieri, viene trovato presso la sua abitazione il cadavere di un tunisino. La famiglia si trovava momentaneamente presso i parenti della vittima. Il colpo sparato fa pensare ad un regolamento di conti e s’inizia ad indagare nel mondo della malavita locale legata alla famiglia Romano che gestisce ogni genere di traffico. Questo rende difficile reperire indizi e testimonianze perché ogni volta si alzano mura di omertà, ma ciò non impedisce al nostro Santarelli di continuare la sua indagine andando a fondo in ogni direzione, anche nella vita del fratello del morto che è a capo della comunità musulmana del luogo.
“Uno strano pubblico ministero” è il giallo d’esordio di Giorgio Bastonini, edito nella collana Il giallo Mondadori. Un romanzo saldo e ben strutturato, molto legato alla figura del suo protagonista che sa trasportarci in ogni dettaglio dell’indagine così come all’interno della sua vita personale. Paolo Santarelli è un uomo che ha sempre saputo quale sarebbe stata la sua professione, forse anche spinto dalle aspirazioni del padre. Un uomo che fa ciò che deve essere fatto mettendo in questo tutte le sue energie. Un uomo che è rimasto deluso dalla fine del proprio matrimonio e che s’approccia con passi misurati ad una nuova relazione, tirando fuori anche insicurezze e lati infantili del proprio carattere. Un uomo che non si preoccupa delle apparenze ma che segue le proprie inclinazioni a discapito della rigidità formale che sarebbe richiesta nella sua professione. Un magistrato che vuole vederci chiaro, sempre. Che non s’accontenta della superficie ma deve sempre andare in profondità e quando un dettaglio sfugge alla logica non delega ad altri di verificare ma procede in prima persona per cercare di capire quale sia la verità.

Sarebbe troppo facile individuare nella città di Latina l’ambientazione principale di questo romanzo. Certamente, in qualche modo, essa lo è, ma è solo una sorta di contenitore geografico e specifico a livello di area, di territorio, perché la vera scenografia della storia, in realtà, è altrove. È in quel luogo senza spazio e senza tempo dove vivono gli adolescenti. Un posto da qui e ora. Dove tutto sembra cristallizzato all’età in corso e precluso al mondo degli adulti. È qui che il protagonista del romanzo deve saper arrivare. E può farlo solo smette in qualche modo le vesti del suo ruolo. Paolo deve dimenticarsi per un po’ di essere un magistrato, e allo stesso tempo deve scordarsi anche di essere un cittadino italiano. Se davvero vuole venire a capo di quanto gli sta succedendo intorno deve chiudersi il suo mondo alle spalle e aprire un’altra porta. Questa porta lo condurrà in un’altra dimensione, in questa dimensione non c’è più Latina e il suo ruolo di uomo di legge, ma un mondo di giovani e di immigrati e lui, il magistrato Santarelli quel posto non lo conosce, non ne conosce le regole né gli anfratti, non ci si sa muovere e come un novello Dante deve andare a intuito o a tentativi. Ma non basta, perché il giovane uomo, al di là del magistrato ha anche altri luoghi che non ha ancora esplorato a fondo e che conosce anche questi a malapena. Sono i luoghi della sua anima, dei suoi sentimenti. Emozioni che lui gestisce male e che lo rendono fragile e insicuro. Per accedere a questi luoghi altri in soccorso a Paolo arriva un luogo fisico.

Un bar, reale e accessibile, dove il giovane magistrato incontra chi può dargli le chiavi per arrivare al suo posto del cuore. E in questa perfetta miscellanea di fisico e metafisico i lettori intraprendono lo stesso viaggio del protagonista, ne sentono le vibrazioni emotive e ne condividono le speranze. Per questo “Uno strano pubblico ministero” è un giallo diverso da tanti altri e lo stesso protagonista è ben lontano dallo stereotipo del magistrato che si è abituati a incontrare nei libri di genere. Per quello che riguarda lo stile e il linguaggio dell’autore, pur riconoscendogli una certa propensione al racconto e una certa scrittura fluida e accattivante, manca ancora quel qualcosa che possa renderlo riconoscibile ai lettori. Bastonini ha indubbiamente la stoffa per diventare un autore di grande livello, ma prima di tutto deve diventare Bastonini. Solo così avrà i “suoi” lettori e ne beneficeranno anche le sue storie.

Federica Politi e Antonio Del Sambro, “Due nel mirino”


Lo scrittore:
Giorgio Bastonini è nato nel 1961 a Parigi, fa il commercialista fra Milano e Latina, dove vive da sempre, e di conseguenza scrive soprattutto sul treno. Fra gli altri ha vinto il premio “Esperienze in giallo” di Fossano, “Beer Book”, e “Giallo Latino” per racconti brevi, oltre a ricevere altri riconoscimenti. Ama scrivere sin da bambino; numeri e parole lo definiscono da sempre, gli uni lavoro e le altre passioni. Uno strano pubblico ministero è il suo romanzo di esordio con Mondadori.