Intervista a Giorgio Bastonini

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Giorgio Bastonini è nato nel 1961 a Parigi, fa il commercialista fra Milano e Latina, dove vive da sempre, e di conseguenza scrive soprattutto sul treno. Fra gli altri ha vinto il premio “Esperienze in giallo” di Fossano, “Beer Book”, e “Giallo Latino” per racconti brevi, oltre a ricevere altri riconoscimenti. Ama scrivere sin da bambino; numeri e parole lo definiscono da sempre, gli uni lavoro e le altre passioni. Uno strano pubblico ministero è il suo romanzo di esordio con Mondadori.

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa di più sul libro e su di lui:

1) Benvenuto su Contorni di noir e grazie per la tua disponibilità. Iniziamo con una domanda di rito. Da dove scaturisce l’idea attorno alla quale si è sviluppato il tuo romanzo?
G.: Buongiorno a voi tutti e grazie dell’opportunità di annaffiare il mio ego, che quando ottiene sostentamento si mette a cantare “all’alba vincerò”. Qual era la domanda? Ah, sì: guardando la realtà che mi circonda, ogni giornata apparentemente banale potrebbe fornire lo spunto per uno scrittore.

2) La figura di Paolo Santarelli è carismatica. Com’è nato questo tuo protagonista e qual è, secondo te, la sua dote più grande e il suo peggior difetto? G.: Santarelli mi è spuntato fra le dita all’improvviso, senza che mai avessi pensato prima a un personaggio simile. Forse avevano ragione gli antichi a immaginare le muse che sussurravano agli scrittori qualcosa nell’orecchio e dal niente, paf!, ti esce un’Iliade o un Santarelli. Lui è pieno di difetti, è contraddittorio, indeciso, umorale, passionale, imbranato, insofferente all’autorità, istintivo. E questi difetti diventano anche dei pregi, certe volte, benché mi piaccia pensare che la principale caratteristica positiva del mio pm sia la curiosità. Vuole sempre sapere, capire, conoscere, andare a fondo.

3) La letteratura di genere noir è molto legata al territorio in cui la storia è ambientata. Ma Latina quanto ha a tuo parere di misterioso o adatto per diventare una location da giallo?
G.: I fatti di cronaca che si sono verificati in provincia negli ultimi decenni sono essi stessi la conferma che uno scrittore non ha difficoltà nell’ottenere materiali per un giallo. Basta sfogliare un quotidiano.

4) L’indagine si dibatte tra la malavita locale di una cittadina di provincia e la comunità musulmana qui residente. Come ti sei documentato per raccontare queste due grandi realtà che nel romanzo scorrono l’una al fianco dell’altra?
G.: La realtà che mi circonda è stata senza dubbio la base da cui partire, poi sono arrivate le cronache giudiziarie, le chiacchiere nei bar dove si parla più liberamente dopo un paio di Spritz, un parcheggiatore marocchino sempre sorridente e i libri sulla cultura islamica. Ho mescolato il tutto ed è uscito il contesto del mio romanzo.

5) Si parla anche di integrazione. Di come spesso una comunità straniera tenda ad isolarsi piuttosto che a cercare un contatto con gli altri. A cosa è dovuto? È forse anche causato dalle reazioni ostili che si scatenano nei loro confronti?
G.: Qualsiasi comunità tende a isolarsi quando teme che l’integrazione possa significare l’annullamento della propria cultura. Questo può provocare la reazione ostile da parte degli ospitanti e si crea così un effetto a catena. Santarelli s’incuriosisce e va oltre ma lui è un personaggio fittizio, purtroppo.

6) Tu hai scritto anche racconti, quanto è cambiata e se è cambiata la tua scrittura nella stesura di un romanzo vero e proprio?
G.: Certo, il modo di scrivere cambia perché si matura. Forse all’inizio ero più irruento e ora mi sto scoprendo più attento ai particolari anche stilistici. Spero di raggiungere un buon mix fra le due caratteristiche, una sorta di irruento-ponderato.

7) Il tuo lavoro di commercialista con molta probabilità ti farà incontrare diverse persone. Qualcuna di queste finisce inevitabilmente anche nei tuoi scritti o questo non succede mai?
G.: Non solo prendo qualcosa delle persone che ho conosciuto ma anche degli sconosciuti in cui magari mi imbatto su un treno, o in posta o nella sala d’aspetto del dentista. Rubo il modo di camminare di un tizio, ci metto le caratteristiche fisiche di un altro, il carattere di un terzo e così via. Insomma, i miei personaggi minori sono dei Frankenstein e non è bello dirlo così, eh no. In alcuni casi non ho alternative. Le scarpe delle donne, ad esempio: come farebbe un uomo medio con un’attenzione media (ossia scarsa) ai dettagli degli accessori femminili a descrivere quelle icone? Appunto, non ha altra scelta che osservare le scarpe ai piedi delle donne. Quasi come un feticista. Non è bello neppure questo, eh no.

8) Quale è il tuo scrittore preferito, quali letture ti hanno influenzato e ti influenzano?
G.: Sono un onnivoro letterario, leggo dai trattati di psicologia a Ratman. Fra gli autori che stimo e apprezzo ci sono Giancarlo de Cataldo e Gianni Biondillo.

9) Ce lo hai un posto del cuore dove di solito ti metti a scrivere?
G.: Siccome faccio il pendolare fra Latina e Milano scrivo principalmente sui treni e in albergo. A casa, però, il divano è mio complice con l’aiuto di una buona musica in sottofondo e dopo essermi coccolato con un buon caffè.

10) E la prossima storia ce l’hai già in mente o ti stai godendo semplicemente questo tempo e la pubblicazione del tuo primo romanzo?
G.: Nel cassetto ho altri romanzi che vedono Santarelli protagonista e per ora mi fermo a godere il momento. Sì, ho proprio deciso di non scrivere per un po’. Anche se in effetti…avrei una storia…carina…potrei cominciare fra un paio di mesi. Comincio domani!

Intervista a cura di Federica Politi e Antonia Del Sambro per “Due nel mirino”