Emmanuel Carrère – I baffi

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Editore Adelphi / Collana Fabula
Anno 2020
Genere Noir psicologico
149 Pagine – brossura e epub
Traduzione di Maurizia Balmelli


Trovare “I baffi” di Emanuel Carrère tra i titoli di lettura proposti da Cecilia Lavopa per Contorni di noir è stata una tentazione alla quale è stato impossibile resistere. Carrère è un autore immenso e come tale impossibile da catalogare e da ascrivere in una categoria: giornalista, scrittore, regista, sceneggiatore, memorialista, biografo. Dietro ogni sua parola scritta, percepibile come un macigno di granito, c’è un uomo complesso, in conflitto con se stesso, alla ricerca di una verità e di una strada che lo conduca fuori dal suo male di vivere. E in questo suo scrutare il dolore proprio e quello degli altri si va a fondo e si torna a galla insieme a lui, nonostante lui. Carrère cavalca i generi come un navigato cavaliere. Mi ricorda in questo uno dei più grandi registi della storia del cinema: Stanley Kubrick.

“I baffi” non è un giallo e non è un thriller, non nel senso canonico del termine almeno. È stato definito un noir psicologico, ma è molto di più. Contorni di noir, come si legge nella sua mission, è un blog letterario incentrato su tutto quello che è noir, giallo, thriller, horror e sci-fi, ma soprattutto su quello che non è consueto, inaspettato e non prevedibile. Ed è in queste ultime categorie che si colloca questo romanzo, in questa “non comfort zone” che costringe il lettore ad alzare lo sguardo e tentare di vedere oltre lo specchio.

“Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?”
Agnès, che sfogliava una rivista sul divano, diede in una risata leggera, poi rispose: “Sarebbe una buona idea”.
Lui sorrise. […] La barba gli cresceva ispida, costringendolo, se non voleva, la sera, ritrovarsi con il mento blu, a radersi due volte al giorno. Al risveglio sbrigava l’incombenza davanti allo specchio del lavandino, prima di farsi la doccia, ed era una semplice sequenza di gesti meccanici, priva di qualunque solennità. La sera, invece quella corvée diventava un momento di relax che organizzava con cura, premurandosi di riempire la vasca incassata con il telefono della doccia perché il vapore non appannasse gli specchi che la circondavano, posando un bicchiere a portata di mano, quindi spalmandosi lungamente la schiuma sul mento, passando e ripassando il rasoio,attento a non toccare i baffi che dopo pareggiava con le forbici.
Che dovesse o meno uscire e fare bella impressione, quel rito vespertino aveva il suo posto nel l’equilibrio della giornata, così come l’unica sigaretta che, da quando aveva smesso di fumare, si concedeva dopo pranzo. […]. E quando Agnès canzonava affettuosamente la sacralità di quelle sedute di rasatura lui ribatteva che in effetti era il suo esercizio zen, l’unico spazio di meditazione destinato alla conoscenza di sé e del mondo spirituale che gli lasciavano le sue futili ma impegnative attività di giovane quadro dinamico”.

Questo è l’inizio della deriva del protagonista de “I baffi” che racconta il suo viaggio allucinato che parte proprio dalla decisione di tagliarsi quei baffi che lo caratterizzano da sempre.
Dopo questo gesto infatti cambia qualcosa: sua moglie Agnès sembra non notare l’evidente cambiamento, non reagisce in nessun modo alla novità. Sposando il punto di vista del protagonista (che è l’unico personaggio a non avere un nome) il lettore fa sue anche le sue congetture che diventano nel procedere delle pagine sempre più disperate e desolanti: inizialmente l’uomo è convinto che sia l’ennesimo scherzo di sua moglie, avvezza appunto a costruire eccentriche beffe a danni di amici e conoscenti. Nel suo caso è riuscita a coinvolgere anche gli amici più cari, i quali restano indifferenti alla sua rasatura. L’uomo vive l’ipotetico scherzo con fastidio e irritazione, optando per uno sportivo e complice silenzio di complicità ma, confidando nel detto “lo scherzo è bello quando dura poco”, comincia a vivere con angoscia questa indifferenza, tutte le sue certezze lo abbandonano perdendo lentamente contatto con la realtà.

È vittima di un assurdo complotto oppure è semplicemente un pazzo che non ha mai avuto quei baffi importanti che lo caratterizzavano e rendevano il suo viso interessante e particolare?
“Mentre, in verità, adesso se ne rendeva perfettamente conto, le cose erano più Complesse. Non era pazzo. Agnès, Jérome e gli altri nemmeno. Solo che nell’ordine del mondo si era verificato un guasto, insieme abominevole discreto, che era sfuggito all’attenzione di tutti tranne che alla sua, e questo lo metteva nella posizione dell’unico testimone di un crimine, che in quanto tale va abbattuto”.

Il lettore vive come un vero e proprio giallo il doloroso svelamento della verità. Costruisce insieme al protagonista congetture e possibilità, analizza le situazioni e si ritrova a pensare a tutto e al contrario di tutto, sospettando delle apparenti buone intenzioni della moglie e degli amici di una vita, convincendoci a tratti della sua buona fede per poi metterla in discussione la pagina seguente. E mentre assistiamo, dal punto di vista privilegiato dell’ex baffuto protagonista, al suo incedere disperato tra la realtà e la sua frantumazione, mettiamo in dubbio tutte le nostre rassicuranti certezze, quelle che lo specchio sembra restituirci a ogni maledetto singolo sguardo.
Vi lascio al piacere di una lettura potente, senza anticipare altro della trama e dei suoi disturbanti sviluppi.
“I baffi”, terzo romanzo dell’autore scritto nel 1986 e uscito in una nuova edizione Adelphi (febbraio 2020) vi farà venire la voglia di leggere altro di Emmanuel Carrère, consapevoli che non sarà acqua fresca. Come nelle migliori tradizioni dei capolavori, richiederà un tempo di sedimentazione adeguato e molto, molto coraggio.

Susanna Durante


Lo scrittore:
Emmanuel Carrère è nato a Parigi nel 1957.
Figlio di Louis Carrère d’Encausse e dalla storica francese Hélène Carrère d’Encausse, nasce e vive a Parigi dove si laurea, presso l’Istituto di Scienze Politiche. Considerato come uno dei più noti scrittori contemporanei francesi, ha al suo attivo una decina di libri nella maggior parte dei quali si indaga l’identità delle persone, con particolare attenzione alle illusioni che esse si creano. Tra i suoi titoli più famosi:
La settimana bianca (1996 e 2004), L’avversario (2000), Facciamo un gioco (2004), La vita come un romanzo russo (2009). Nel 2011 ha pubblicato D’autres vies que la mienne, che in Francia ha conquistato classifiche e premi (pubblicato da Einaudi nel 2011). Presso Adelphi, oltre a I Baffi, ha pubblicato Limonov (2012).