Rumaan Alam – Il mondo dietro di te

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Editore La nave di Teseo
Anno 2021
Genere Sci-fi
304 pagine – brossura e epub
Traduzione di Tiziana Lo Porto


Tempo presente, potrebbe essere domani.
Amanda e Clay inviano le ultime email di lavoro, caricano i bagagli in macchina e lasciano Brooklyn, New York, il loro mondo, insieme ai due figli adolescenti per una settimana di vacanza. Per soli 340 dollari a notte, un vero colpo di fortuna, avranno a disposizione una bella casa nel Long Island rurale, un rifugio quasi isolato dotato di piscina e sauna, vicina soltanto a qualche negozio di campagna e alle seconde case dei miliardari newyorkesi, negli Hamptons.
Arrivati, occupano gli spazi, felici che annuncio, aspettative e realtà della casa siano armonici, prendono possesso. Amanda fa una spesa sostanziosa, programmano una gita il giorno dopo. Al di là della porta a vetro scorrevole alberi e cervi. La casa, Ultimo Approdo, è bellissima, “né vecchia né nuova”, costruita con “i mattoni del più furbo dei tre porcellini”, il tipo di immobile destinato a durare, che la coppia protagonista, pur professionisti borghesi affermati, sa che non potrà mai permettersi di acquistare.
Un inizio felice, una deviazione piacevole dalla normalità che però è ingannevole. I segni sono ambigui, complessi, si coprono, sovrappongono e contraddicono. Fuori un vento gelido dall’oceano si oppone a un caldo brutale ma i bambini giocano in piscina e l’aria condizionata fa il suo dovere. Sembra vada tutto bene. Questo se si ignorano piccoli indizi.

Un urlo preparatorio, poi si tuffarono in acqua con uno schianto delizioso. Nel bosco alle loro spalle, qualcosa sussultò a quel suono, e svolazzò rendendosi invisibile in quel marrone generale della scena: due grassi tacchini, tonti, selvatici e infastiditi dall’intrusione. Amanda sorrise.

Il traffico dati dei cellulari si è interrotto, gli eventi pop-up sullo schermo sono fermi, gli stessi, ormai da ore. Un’allerta uragano, alcuni messaggi che indicano un blackout in tutta la costa Est degli Stati Uniti. Il Gps continua a non funzionare. Il bel televisore in salotto rimanda a canali fantasma e rumore bianco e l’accenno incompleto a un’allerta di emergenza. La mente dei protagonisti va all’uragano Sandy, è la stagione degli uragani, ignorano il resto, sono in vacanza, fino a quando, in piena notte, qualcuno bussa alla porta.

“Il mondo dietro di te” di Rumaan Alam è un thriller ma non uno da home invasion. Alla porta infatti si presentano Ruth e George, una coppia di colore, anziana, con abiti per nulla adatti al clima. Gentili, cortesi, diretti: sono i proprietari di Ultimo approdo, il blackout in città gli ha impedito di tornare nel loro appartamento, hanno bisogno di un tetto. La casa che hanno affittato ad Amanda e Clay, in fondo, è la loro. Una prospettiva invertita e un diverso epilogo di scena rispetto a Il tempo dei lupi (Michael Haneke, 2003) ma lo stesso unheimlich è in agguato.

C’era una cosa che Ruth aveva appreso dalla realtà presente, ed era che tutto era tenuto insieme dal tacito accordo che andasse tenuto insieme. Per disfare qualcosa bisognava solo che una delle parti in causa decidesse di farlo. Non c’era una vera struttura che prevenisse dal caos, c’era solo la fiducia collettiva nell’ordine. “Ho avuto paura. Ne ho ancora.”

La famiglia di Amanda non è quella di “Panic in the year zero!” (1962). La loro realtà, come la nostra, è spettrale e più complicata di quella nella simmetria del terrore della Guerra fredda. I segni sono ambigui, complessi, si coprono, sovrappongono e contraddicono. Alam è capacissimo a mostrare l’inizio del crollo delle finzioni e comincia subito con le principali: il denaro, la proprietà privata, il diritto. All’interno della casa le discussioni tra i personaggi su cosa stia succedendo divagano e spaziano. Ricordano quando, distanti pochi chilometri, non si erano accorti che l’11 settembre sarebbe diventato quell‘undici settembre. Pensano a un attacco, cercano spiegazioni discutendo in cucina.

“Non avremmo dovuto sentire un botto?” Per Clay la sensazione era familiare: ogni volta che si doveva montare un mobile o che l’auto faceva degli strani rumori si accorgeva di quanto poco ne sapesse. Forse era questo il motivo, a parer suo, per cui la vera intelligenza accettava il fatto che l’intelligenza di un uomo fosse sempre limitata.

Molto del thrilling del romanzo è procurato dalla nebbia di guerra o nebbia informativa, l’impossibilità di sapere cosa sta succedendo nel mondo oltre il proprio sguardo. Questa bolla in cui si trovano i personaggi viene interrotta in qualche occasione da una voce onnisciente che informa il lettore di dettagli, persone in pericolo, al centro della catastrofe, destinate a morire. Immagini e scampoli di informazioni che forse servono al lettore per chiarire che qualcosa sta davvero succedendo, che intorno e lontano dalla casa una fine del mondo è in corso. Sono forse l’indizio di una insicurezza dello scrittore che teme di non essere capace di mantenere la tensione e il senso di pericolo impalpabile che circonda i suoi personaggi. Interventi che non servono, la progressione degli eventi minimi nella casa e nei dintorni è chiara, il perturbante di una multi event apocalypse è capace e narrativamente efficace.

Ma il loro non era un problema di scarsa immaginazione, due illusioni sovrapposte ma private. G. H. avrebbe fatto notare che le informazioni erano sempre state davanti ai loro occhi, nella morte graduale dei cedri del Libano, nella scomparsa dei delfini dai fiumi, nel riapparire dell’astio da guerra fredda, nella scoperta della fissione, nelle barche capovolte piene di africani. Nessuno poteva farsi forse di un’ignoranza che non fosse intenzionale.

Alam scrive un romanzo pre-apocalittico con personaggi comuni, borghesi. I più preparati rimangono Ruth e George, ricchi, afroamericani che, uscendo dalla Grande Mela, per tutta la vita si sono sentiti quasi in territorio nemico, per tutta la vita hanno cercato di essere autosufficienti e in allerta. Senza averne coscienza e senza deviazioni patologiche George è un prepper o più semplicemente rispetta le buone norme della citizen prepardness in caso di evento catastrofico; Ruth allo stesso tempo ha una grande empatia e consapevolezza situazionale. Amanda e Clay sono lo svolgimento della dissonanza cognitiva e l’autore ne evidenzia i tic, i piccoli crolli emotivi, l’alternanza di intuizioni giuste e scelte sbagliate, il girare a vuoto. Rumaan Alam eccelle in questi ritratti, anche se non sempre metafore, immagini e dialoghi “atterrano bene”, riconosce in “The Road” di McCarthy il gold standard del romanzo apocalittico e catastrofico contemporaneo in cui il crollo è, prima di tutto, sul fronte interiore dei personaggi.

“Dobbiamo riempire le vasche da bagno.” Amanda non era sicura che fosse necessario. Stava tirando a indovinare.
“Riempire le vasche da bagno?” Clay pensò fosse un modo di dire.
Amanda abbassò la voce. “Nel caso… l’acqua.”
“L’acqua non scorre senza elettricità?” Clay non ne aveva idea.

Animali cominciano a migrare, sigarette vengono fumate con troppa foga, il “botto” arriva, una porta finestra panoramica si crepa, il comportamento dei bambini diventa sempre più erratico. Qualcosa sta succedendo, molte cose in realtà sullo sfondo, già a pochi chilometri dal luogo in cui si svolge Il mondo dietro di te. Rumaan Alam riconosce, come l’ultimo romanzo di Don DeLillo, che la distopia è fuori tempo massimo, ed elabora un thriller imperfetto ma allo stesso tempo evocativo. Evocazioni innestate in quello che è indiscutibilmente qualcosa di raro: un page turner di qualità.
A tratti derivativo per necessità nelle figure fisse del catastrofico comunque riesce a illustrare egregiamente un tema centrale del Romanzo dell’Antropocene ovvero che gli unici sentimenti che meritano di essere romanzati sono quelli non falsificabili: la paura, i bisogni essenziali, l’essere comunità, l’angst del declino e della vendetta della Storia e della Natura.
Il mondo lasciato indietro è quello della normalità. Sappiamo di cosa sta sussurrando Rumaan Alam nel suo romanzo.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Rumaan Alam è autore di tre romanzi e i suoi scritti sono apparsi su “The New York Times”, “The New Republic”, “New York Magazine”, “The Wall Street Journal”, “Bookforum”, “The New Yorker”. Ha studiato all’Oberlin College e vive a Brooklyn, New York. Il mondo dietro di te è stato finalista al National Book Award e selezionato come libro dell’anno dalle più importanti testate americane, tra cui “Time”, “The Washington Post”, “The Boston Globe”. Da questo romanzo è in lavorazione un film con Julia Roberts e Denzel Washington prodotto da Netflix.