Elena e Michela Martignoni – Il botto. Le indagini del commissario Bertè

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Editore Corbaccio / Collana Narratori Corbaccio
Anno 2021
Genere Romanzo/giallo
224 pagine – brossura e epub


“Il botto” è il dodicesimo capitolo della serie con protagonista il commissario Bertè.
Un serie alla quale mi sono affezionata come lettrice, a ogni nuova uscita sono sempre più curiosa di leggere il seguito e mi chiedo cosa partorirà la mente delle bravissime sorelle Martignoni.
E a ogni nuova storia fanno il loro dovere di ottimi scrittrici. Perché scrivono bene, perché fanno in modo che il lettore “veda” quello che legge, non solo le vicende, ma anche i protagonisti e la loro parte emotiva. Quando leggo ho bisogno di andare oltre le azioni e di percepire l’aspetto emozionale dei personaggi principali e di quelli che di volta in volta entrano a far parte delle storie.
E in questa serie libresca riesco a farlo, tra le pagine del libro trovo quello che cerco.
Siamo sempre a Lungariva e il periodo preso in considerazione è agosto del 2020. Periodo di pandemia, che ritroveremo tra le pagine del libro.
Girando per il mercato al commissario Bertè pare di vedere un volto noto, un volto che arriva dal passato. E poi accade di essere invitato da Marinella Solari, una velista, a fare un giro al largo con la sua barca – Antigone. Una volta al largo un’esplosione che coinvolge loro ed un motoscafo – Riva – posizionato a pochi metri da Antigone. A morire sarà il pilota del motoscafo, Vittorio Cella, gravemente ferita Marinella Solari, illeso il commissario Bertè.
Ci sarà un legame tra il volto che crede di aver visto il commissario e l’esplosione?

Chi conosce già il commissario conosce l’impegno e la passione nel lavoro che ci mette ogni volta che si trova ad affrontare una nuova indagine. E’ un uomo che crede in quello che fa, nell’impegno che si è preso quando ha deciso di fare il poliziotto. E nonostante tutte le difficoltà quell’impegno lo porta avanti. Questo non significa che qualche volta non abbia i suoi momenti di scoramento, non è un super uomo, è una persona normale, con gli alti e i bassi come tutti. Qualche volta è stanco per quello che vedono i suoi occhi, per quello che scopre al termine di un’indagine, per la voglia di lasciarsi alle spalle la mediocrità e la cattiveria umana.

“Ti capisco. Anch’io ho visto l’inferno. Volevo mollare e cambiare mestiere” si lasciò scappare Bertè.
“Sono felice che tu non lo abbia fatto. Alla Giustizia servono uomini come te. So che è utopistico sognare un mondo giusto, ma ci dobbiamo almeno provare” il Donati gli sorrise, alzando il calice.”

Che bella utopia sognare un mondo giusto e che bello pensare che ci siano uomini come Bertè, perché esistono, nella realtà ci sono, tanti non li conosciamo, fanno il loro dovere e noi non sappiamo chi siano. Ma fanno il loro dovere, nonostante tutto.
Bertè è un uomo che ha dei dubbi ed è bello che sia così, che noia le persone che hanno solo convinzioni e certezze.

“Il suo non è un mestiere facile. So che lei fa molto per tutelare la Giustizia a Lungariva.”
“Spesso non mi riesce come vorrei…”
“La capisco: anch’io non porto in chiesa tutti quelli che vorrei, ma non demordo e spero sempre nell’aiuto di Dio!”
“Sono ateo, padre.”
“Non è un difetto, è solo una momentanea convinzione…che può sempre cambiare. Lei crede nella Giustizia e questa è già una buona partenza.”
D’istinto Bertè sentì di dover fare una confidenza quel frate sensitivo.
“L’altro giorno, mentre ho rischiato di morire, per una frazione di secondo ho visto il volto di mio padre. Io sono razionalista, non credo allo spiritismo e affini, ma mio padre l’ho visto. Ho pensato che fosse venuto per proteggermi. Anche lui è morto in un attentato, insieme con mia madre.”
“… Non si ponga tante domande e lo accetti come un dono d’amore, anche se non crede in Nostro Signore.”

Il dubbio che si insinua in Bertè, lui non crede di riuscire nel suo lavoro come vorrebbe, trovo questo aspetto di una grande consapevolezza, se si è consapevoli ci si mette in discussione anche se la perfezione non esiste si ha sempre il dubbio di non fare abbastanza. E poi c’è l’altro dubbio, l’essere atei ma aver visto in quella frazione di secondo il volto di suo padre. Questo non cambia l’idea di Bertè, rimarrà certamente ateo, non riesce a spiegarsi come possa essere accaduto, ma forse certe volte non serve farsi domande come scrive Padre Teobaldo.
Bertè è un uomo che si arrabbia e tanto, quando scopre che c’è chi non gli racconta proprio tutto, con gli indagati e con chi gli sta vicino. Nel caso di chi gli sta vicino parlo della sua compagna Marzia.

“…Solo il giorno prima aveva visto in ordine : un bombarlo che gli aveva giurato vendetta, un esplosione, il ferimento di una donna e la morte di un uomo.

E si ritrovava molto incazzato dopo aver scoperto che la sua compagna non gli raccontava tutto di sé.
Diamine, lui le diceva tutto!
Quasi tutto.
Okay, però, i suoi racconti glieli aveva fatti leggere! Lei invece era proprio ligure! Le piaceva tenersi zone d’ombra e segreti.
Perché?”

Appunto “quel quasi tutto”. Qualcosa di sé magari la vogliamo tenere solo per noi. E’ giusto o è sbagliato? Non lo so, so che Bertè qualcosa la tiene racchiusa dentro, come tutti del resto, quell’angolino nostro, solo nostro, che però un giorno o l’altro avremo la necessità di condividere con qualcuno. E Marzia è la persona giusta, giusta per Bertè, non è semplice vivergli accanto, ma lei è lì, sempre, anche se è una presenza discreta nel complesso delle storie, ma è fondamentale, senza di lei Bertè sarebbe perduto.
A me questa figura di commissario piace molto, mi ci sono affezionata e trovo che le Martignoni lo abbiano delineato in maniera eccellente, c’è un’evoluzione e un percorso ben combinati, pensati e sviluppati. Non solo su di lui, ma ogni volta su ogni protagonista e sua ogni vicenda raccontata.
Ho voluto concentrarmi sulla sua figura, mi pareva una maniera per ringraziarlo per la compagnia libresca che mi regala.
Al prossimo capitolo!

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Dietro il nome Emilio Martini si celano due sorelle scrittrici, Elena e Michela Martignoni, che conoscono bene il commissario, sono milanesi e frequentano da anni la Liguria. Insieme hanno scritto i romanzi storici Requiem per il giovane Borgia, Vortice d’inganni, Autunno rosso porpora e Il duca che non poteva amare, e i gialli con protagonista il commissario Berté La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Doppio delitto al Miramare, Il mistero della gazza ladra, Invito a Capri con delitto, Il ritorno del Marinero, Ciak: si uccide, Il paese mormora, Il caso Mariuz e Vent’anni prima, oltre alle raccolte I racconti neri del commissario Berté e Talent Show.