Flavio Villani – La banda degli uomini

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Editore Neri Pozza/Collana I Neri
Anno 2021
Genere thriller gialli
256 pagine – brossura e epub


1930. Milano. Una storia nera, nerissima, sia per il periodo in cui si svolgono le vicende e sia per i personaggi che di queste vicende ne sono i protagonisti.
Il fascismo è la fase storica che l’autore prende in considerazione. Una fase terribile che ha segnato in maniera profonda la nostra nazione. Così come profondi sono i protagonisti de La banda degli uomini, profondi nei loro malesseri esistenziali. Spesso sconfitti da loro stessi, dalla vita che conducono, dall’ambiente in cui sono nati e cresciuti, senza avere nessuna possibilità di riscatto, anzi, ritrovandosi in situazioni che non fanno altro che peggiorare la loro precaria vita.

“Carlo Parini fu Tommaso, ai più noto come il Carlin, si definiva socialista, ma i socialisti, quei pochi rimasti, lo evitavano perché chiacchierava troppo, di spie dell’Ovra ce n’erano a ogni angolo, meglio non fidarsi; i suoi compagni di vedute invece lo cercavano per divertirsi, e della politica se ne fregavano. I loro incontri finivano regolarmente in canti stonati e privi di senso ogni riferimento alle lotte passate affondava nell’oblio alcolico, senza lasciare traccia che non fosse un mal di testa lancinante”.

“Delia, la moglie del Carlin, parlava poco, abbassava lo sguardo e annuiva, non si azzardava mai a contraddire il marito. Agli occhi dei suoi figli era sottomessa e senza speranza… Ma era una donna vinta solo all’apparenza…Per i suoi cinque maschi era tutta un’altra storia. Per loro sognava una vita migliore. Lontani da quel padre. Con un lavoro sicuro, in un ufficio pulito, al caldo , distanti dalla strada. Sobri. Felici. Chiedeva troppo? Pregava per questo, con fervore. Ma sapeva che le preghiere non sarebbero bastate, ci voleva ben altro…”

Tommaso, uno dei loro cinque figli, ama studiare, lo fa con molto profitto e sua madre esegue di notte lavori di cucito pur di racimolare i soldi necessari per l’acquisto dei libri. Lavora in casa di nascosto dal marito perché teme che possa rubarle quello che riesce a guadagnare. Lui , suo marito, sarebbe solo capace di spendere quei soldi ubriacandosi.

“… E poi erano arrivate le parole del maestro, l’unico, oltre a lei, che aveva visto il buono di suo figlio maggiore. Signora, lo faccia studiare, non molli, impara prima di tutti gli altri e capisce come e meglio di un adulto…”

Una sera Carlo torna a casa piuttosto malandato, con tutta probabilità è stato picchiato. A causa dei selvaggi colpi ricevuti perde la vita. Tommaso e suo fratello Arturo vogliono capire e sapere, cosa è successo e perché. Intanto Carlo sarà sottoposto a una autopsia. Ma in fondo a chi può mai interessare la morte di un ubriacone? Ma ecco che un’altra drammatica vicenda si incastrerà con quello che è accaduto alla famiglia Parini.
Arturo è diverso da suo fratello, fa il meccanico in un’officina e “… non sopportava la lentezza del fratello, le parole ricercate, soppesate, difficili, che spesso lui neppure conosceva. Arturo andava al dunque, non gli interessava la diplomazia, non gli interessavano le sfumature. Aveva diciassette anni, e si sentiva pronto a tutto. La vita bisognava morderla, affrontarla a muso duro…”

E l’affronta quando insieme a dei cari amici, con i quali gioca a pallone appena smette di lavorare, deciderà di partecipare ad un furto di un quadro su commissione. Il guadagno è facile, il colpo non è rischioso e pensa così di dare una svolta a quella misera vita che è costretto a portare avanti. Ma quel furto recherà con sé altri guai, altre difficoltà che andranno a moltiplicare le preoccupazioni già esistenti. E Arturo chiederà proprio a Tommaso aiuto, così diversi tra loro, insieme questa volta devono superare l’ostacolo.
Il furto diventa il crocevia di diverse vite, di persone accomunate dalla sconfitta della propria esistenza e la conseguente voglia di riscatto.

Quando si è perdenti la voglia di riscatto si fa più feroce, ci si aggrappa con le unghie e con i denti a quella – seppur minima – possibilità di riuscire a dare una svolta che finalmente ci regali una parvenza di vita. Ma non sempre ciò accade. Accade invece che quella voglia di affermarsi ci conduca in un vicolo cieco perché quello che si pensava di realizzare prenderà una piega imprevista.
Un libro dolente che non lascia spazio a nessuna speranza e anche se qualche speranza c’è verrà smarrita, persa nei meandri della vita, la vita di chi rimane spettatore e non può neanche permettersi di sognare.

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Flavio Villani  è nato a Milano nel 1962. Neurologo, ha lavorato negli Stati Uniti come ricercatore nel settore della neurofisiologia. Come scrittore ha esordito con  L’ordine di Babele  (2013, Laurana).  Il nome del padre  (Neri Pozza 2017, BEAT 2018) è il suo primo romanzo poliziesco.