Intervista a Susana Rodríguez Lezaun

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Susana Rodríguez Lezaun è nata a Pamplona nel 1967, è stata giornalista prima di scrivere noir. Senza ritorno è il primo romanzo, seguito da altre due indagini dell’ispettore Vázquez: Deudas del frío e Te veré esta noche con l’editore Debolsillo. Per HarperCollins ha pubblicato Una bala con mi nombre.

Con Elliot Edizioni ha pubblicato Senza ritorno e Debiti di sangue, quest’ultimo appena recensito sul nostro blog. L’abbiamo voluta intervistare e questo è quello che ci ha raccontato.

1. Benvenuta su Contorni di Noir e grazie per la tua disponibilità. Iniziamo con una domanda di rito. Com’è nato lo spunto attorno al quale ruota l’idea di questo secondo romanzo legato ai personaggi di Irene Ochoa e dell’ispettore Vazquez?
S.: Grazie mille per avermi ospitato in questo fantastico blog, è un onore per me. Quando ho affrontato la scrittura di “Senza ritorno” ho capito che era impossibile raccogliere l’intera storia di David Vázquez e Irene Ochoa in un unico libro, avevo bisogno di approfondire la loro personalità, nel loro rapporto, e per questo era necessario almeno un secondo romanzo. Alla fine ce n’erano tre. Non è stato difficile per me la tematica poliziesca, in Spagna stavamo vivendo gli anni più duri della crisi e questo è bastato per accendere la scintilla della storia criminale, e ho lasciato che Irene e David si evolvessero in modo “naturale”.

2. La figura di Irene Ochoa è veramente complessa. Ha compiuto passi dai quali non intende fare ritorno. In cosa è cambiata e in cosa è rimasta uguale tra il primo romanzo “Senza ritorno” e questo secondo “Debiti di sangue”?
S.: Uno dei problemi che mi preoccupava di più quando ho iniziato a scrivere il secondo romanzo era quello di essere coerente nell’evoluzione dei personaggi. È chiaro che siamo tutti il risultato di ciò che ci accade nella vita, ci sono eventi che ci segnano nel bene e nel male. La stessa cosa doveva accadere con i personaggi. Irene era un’assassina. Con o senza motivazioni, aveva ucciso diverse persone e non provava alcun rimorso. Aveva trovato un modo efficace per uscire dai guai ed era disposta a metterlo in pratica quando necessario. Ma allo stesso tempo, ha bisogno di travestirsi quando è con David, per costruire un muro nella sua mente che separa le due persone che è diventata. Non è stato facile, volevo che il lettore credesse che questo fosse possibile e seguisse la storia in modo naturale.

3. L’ispettore Vázquez pur essendo un brillante investigatore non riesce a scorgere le ombre che oscurano l’anima di Irene, di cui è sempre più innamorato. E’ questo sentimento fortissimo che gli impedisce di vedere o c’è dell’altro?
S.: David è un poliziotto brillante, ma è solo un uomo. Tutti noi ci fidiamo ciecamente delle persone che amiamo, dei nostri genitori, dei nostri figli, di nostro marito o moglie. La fiducia è piena, non ci verrebbe mai in mente di pensare che questa persona possa farci del male. Davide vede solo una Irene, l’altra è lasciata nell’ombra, e non gli viene in mente di cercare nient’altro che ciò che vede, ciò che ama. Penso che la stessa cosa sarebbe successa a chiunque come a David Vázquez.

4) Grazie ai tuoi romanzi sto imparando a conoscere la città di Pamplona. Come la descriveresti a chi non c’è mai stato e a chi non ti ha ancora letta? E quanto si presta ad un’ambientazione noir?
S.: Pamplona è una città di medie dimensioni, capitale di una regione ricca di contrasti: le alte montagne dei Pirenei a nord (la Francia è a 50 chilometri di distanza), con fitte foreste e giungle incredibili; meravigliosi e ricchi frutteti nel centro, e il deserto delle Bardenas a sud. Pamplona fa parte del Cammino di Santiago, un viaggio fisico e spirituale pieno di riti, leggende e misteri. Il viaggiatore troverà una città piena di storia, strade acciottolate, edifici imponenti e passeggiate nella natura, ma anche una città moderna, con due università e una vita culturale molto intensa. E, naturalmente, ogni 7 luglio celebriamo i festeggiamenti di San Fermín, con la sua famosa corsa dei tori e la musica per le strade 24 ore al giorno. Sono due Pamplona diverse in una, quasi come Irene…
Come tutte le città, Pamplona offre alle menti fervide come la mia, angoli, luoghi e nascondigli che ispirano un romanzo noir. Pioggia, nebbia, freddo e oscurità sono perfetti per una storia noir.

5. In questo secondo libro emerge con più forza rispetto al primo quella caratteristica tipica dei romanzi di genere noir di raccontare certi aspetti della società e fare luce su alcune delle problematiche che l’affliggono. Qui si parla, tra l’altro di crisi economica, perdita del lavoro, della povertà che ne consegue e dei compromessi che si devono fare per sopravvivere. Ce ne vuoi parlare in relazione a ciò che vedi succedere ogni giorno nella realtà?
S.: Sono un giornalista, vivo immersa nel presente, non posso fare a meno di vedere la vita con gli occhi del reporter. Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo, migliaia di persone erano senza lavoro ogni giorno, non potevano pagare le bollette, cacciate dalle loro case e molte persone si sono tolte la vita. Non potevo (e non volevo) ignorare ciò che stava accadendo quando ho iniziato a scrivere. Il romanzo poliziesco riflette la società in cui si sviluppa, e quella era la società di allora, e sfortunatamente lo è ancora oggi. Proprio questa mattina ho visto una manifestazione di lavoratori che denunciavano la chiusura della loro azienda. Anche in “Senza ritorno” c’era un peso di denuncia sociale, in quel caso verso la violenza sulle donne. La realtà, l’attualità, è sempre nel terreno dei miei romanzi. È una specie di altoparlante che danno a noi scrittori, e penso che il nostro obbligo sia quello di usarlo. Senza dimenticare, ovviamente, di intrattenere il lettore.

6. Irene sostiene che quello che è giusto o sbagliato, buono o cattivo, dipende dal riflettore che lo illumina o dagli occhi che lo guardano. E’ forse un modo per venire a patto con le azioni che ha fatto e continuare ad andare avanti?
S.: Certo, ha bisogno di giustificarsi per calmare la sua coscienza. Quando l’altra Irene urla di essere un’assassina, si giustifica dicendo che non è stata in grado di evitarlo, che è stata in qualche modo costretta a farlo. Ciò che per uno è sbagliato, per un altro non è poi così male. Alcuni si divertono a guidare ad alta velocità e per altri è un serio pericolo. Gli occhi che guardano sono quelli che determinano se qualcosa è giusto o sbagliato.

7. Sono curiosa di conoscere le modalità con cui ti metti a scrivere i tuoi romanzi e quali sono le tue influenze letterarie?
S.: I miei romanzi di solito iniziano con un lampo, un’idea centrale che potrebbe essere il crimine, o i personaggi, o il nodo della storia. Da lì, costruisco il romanzo come una ragnatela, circondando quella prima idea con i personaggi giusti, storie parallele e una narrazione logica che le dà significato. Faccio una prima bozza, una sceneggiatura che funge da mappa per avanzare, anche se molte volte mi lascio trasportare dalla storia e ci sono intere scene che sono sorte al momento di sedermi a scrivere. Per quanto riguarda le mie influenze letterarie, sono onnivora nelle mie letture, leggo tutto, ma riconosco l’influenza che narratori come Miguel Delibes, Camilo José Cela, Gabriel García Márquez e Pío Baroja hanno avuto su di me. All’interno del genere noir, ho iniziato, come tante persone, con Agatha Christie, che è stata seguita da George Simenon, Patricia Highsmith, PD James, Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Henning Mankell, ecc.

8. Sono anche molto curiosa di leggere il prossimo libro di questa serie. Ci puoi dare qualche anticipazione, senza spoiler, su quello che succederà?
S.: Naturalmente! Vi racconto l’inizio: una famiglia composta da una coppia sposata, due gemelli di otto anni e la nonna materna tornano a Pamplona dopo aver trascorso il fine settimana in paese. I bambini e la nonna si addormentano e anche la madre, che viaggia come copilota, non può fare a meno di addormentarsi. Quando si sveglia, il viaggio è finito, ma non è a casa. È in mezzo a un campo, piove forte ed è sola. La sua famiglia è scomparsa. Non c’è traccia di suo marito, sua madre e i suoi figli. David Vázquez prenderà in mano le indagini mentre attraversa il momento peggiore della sua vita. E, naturalmente, sapremo cosa succede con Irene Ochoa. Spero che questo riassunto vi incoraggi a leggerlo! Grazie mille per esserti unita a me in questa avventura e per avermi aiutato a raggiungere i lettori italiani. Un grande abbraccio!

Intervista a cura di Federica Politi