Michele Catozzi – Muro di nebbia

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Editore TEA
Anno 2021
Genere Giallo
336 pagine – brossura e epub


“Muro di nebbia” è l’ultima indagine, in ordine di uscita, del commissario Aldani. Il luogo in cui lavora il commissario è sempre l’incantevole Venezia.
La bellezza della città però non la esclude dalla bruttezza di eventi delittuosi.
E a essere uccise saranno tre ragazze, tre studentesse universitarie. Assassinii eseguiti in tre momenti differenti. Sui loro corpi, ricomposti come se stessero dormendo, l’assassino riporta dei numeri. Dal secondo omicidio si parla di serial killer e i superiori di Aldani subiranno molte pressioni affinché il caso venga risolto al più presto.
Tv e giornali ci sguazzano e quella certa tv e quei certi giornali certo non ne escono bene.
Disposti a tutto pur di vendere qualche copia in più e fare audience. Dal punto di vita della qualità i livelli si abbassano. Dal punto di vista della mediocrità sembra che ci sia una gara tra chi vorrebbe raggiungere le vette più alte.

Per l’occasione viene invitato nella classica trasmissione acchiappa-spettatori Gioele Salvan, noto esperto di psicopatologia forense e criminologia, titolare di una cattedra di criminologia clinica all’ Università di Padova. Salvan è un personaggio piuttosto antipatico, saccente, con la pretesa di avere tutte le verità in tasca.
Nei giornali c’è una forte competizione nel raccogliere notizie e ideare titoli che a ben vedere non dicono nulla se non avere l’esplicito scopo di aumentare la becera curiosità e la vendita di copie. Ma l’autore Michele Catozzi riesce a trovare dei punti di forza in due personaggi che si allontanano da un certo cliché.
Claudio Danieli – detto Schinco – nerista del Gazzettino, amico dai tempi del liceo di Aldani.
Pur essendo un giornalista che certo non sfugge ad una certa forma che tiene conto dell’opinione pubblica, ha però la capacità di attribuire titoli ai suoi articoli meno provocatori rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi, come se, considerata l’amicizia di vecchia data con Aldani – ci fosse una forma di rispetto per il lavoro del commissario e delle vittime.
La commissaria Dalia Santoro, arrivata da Roma per collaborare con la squadra di Aldani grazie alle sue competenze. Dalia è in forza all’Unità per l’Analisi del Crimine Violento presso il Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine di Roma. In sostanza è una criminal profiler, quindi molto legata all’aspetto criminologo-psicologico, la sua specializzazione. Ma c’è una grande differenza tra Dalia Santoro e Gioele Salvan. Da una parte un esperto che si ritiene infallibile e che poi si scoprirà anche una persona che ha mire ben precise nell’ambiente accademico. Dall’altra una giovane e seria professionista che ha tanti dubbi sul suo operato, che non si sentirà sempre capace di dare il giusto apporto, ma che si amalgama bene nella squadra. È sempre foriera di consigli e di tecniche da seguire per individuare e fermare l’assassino. E Aldani dopo averla conosciuta e apprezzata il suo lavoro, le concede di far parte di uno spazio tutto suo. Il commissario e la sua famiglia abitano a Mestre, ma ha conservato l’appartamento a Venezia. Lo utilizza quelle volte che non riesce a tornare a Venezia perché troppo preso ed impegnato con le indagini. Quell’appartamento è lo spazio che regala a se stesso, quello spazio di cui ha bisogno per riflettere da solo. E il posto che ama di più è l’altana.
Adorava la sua altana, la sua casa veneziana si identificava di fatto con quella specie di isola di legno sospesa sui tetti della città… Il silenzio era sconcertante, la nebbia assorbiva i rumori e da lontano giungeva soltanto la tromba di un vaporetto. La notte impregnata di umidità copriva i sentori di laguna.”
E una sera permette anche a Dalia di dividere con lui quell’angolo tanto amato, un angolo lontano dalla confusione che permette di rimanere soli con se stessi e riflettere. Un gesto del genere arriva in seguito alla buona opinione che ti fai di una persona, opinione sia personale che lavorativa, e alla quale permetti di entrare nel tuo mondo.

Michele Catozzi, in “Muro di nebbia”, affronta l’argomento su come un shock iniziale possa poi scatenare l’inferno. Nella persona che ha vissuto quello shock si insinua un seme che col passare del tempo sparge e diffonde il nero più buio e totale che offusca e destabilizza, che deforma la realtà, che cambia lo sguardo con cui si guarda il mondo e le persone che lo popolano. E se qualcuno non ricambia le attenzioni sarà destinato, in nome di quel buio, a pagare con la vita. Una mente lucida che programma ed esegue seguendo un rituale ben preciso, un rituale che è la firma dell’assassino, in quel rituale c’è tutto il suo mondo e il suo odio. Magari tutto questo non ci sarebbe stato senza quello shock iniziale, chi può dirlo. Chi può dire chi e che cosa può minare la nostra mente e il nostro essere.
Altra protagonista è sicuramente Venezia, con la sua incantevole e meravigliosa bellezza, le sue calle, le sue chiese, gli odori tipici della laguna. Catozzi mi ha accompagnata tra le sue vie, mi ha portata nelle sue osterie, quelle vissute e amate dai veneziani, con i gestori che ti accolgono tra le braccia offrendoti quanto di meglio possa offrire la tipica cucina del luogo, con quei sapori che ti fanno sentire a casa e quel calore di cui si ha bisogno.
Un gran bel libro, uno stile scorrevole e fluido, un occhio particolare all’introspezione dei personaggi, una particolareggiata descrizione di quello che può accadere nella mente umana quando si ha la sventura di vivere un episodio che segna per tutta la vita, uno spaccato di un commissario che cerca di fare al meglio il suo lavoro ma che allo stesso tempo si pone dei dubbi, una persona che ha bisogno, come tutti, di ritagliarsi uno spazio tutto suo per pensare, riflettere e capire.
Buona lettura!

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Michele Catozzi, nato nel 1960 a Mestre, ha vissuto a lungo in Veneto. Si è occupato di editoria e di giornalismo; con Acqua morta (Tea, 2014), il primo romanzo della serie che vede come protagonista il commissario Nicola Aldani, ha vinto l’edizione 2014 del torneo letterario loScrittore. Al primo romanzo hanno fatto seguito Laguna nera (2017), Acqua morta (2019), Marea tossica (2019).