Antonio Manzini – Le ossa parlano

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Editore Sellerio / Collana La Memoria
Anno 2022
Genere Giallo
416 pagine – brossura e epub


Non so come Antonio Manzini ci riesca, a farmi venire i brividi ogni volta che leggo un suo nuovo romanzo.
Non capisco come abbia potuto creare un personaggio così complesso, da un lato malinconico e dolce, dall’altro duro e risoluto.
Non mi spiego perché la stessa storia, se l’avesse scritta un autore nordico o, che so, l’americano di turno, non avrebbe provocato le stesse emozioni, visto che sarebbe stata descritta con dovizia di particolari non necessari, indugiando su dettagli spiacevoli (mi è già capitato…).
È la trama? O la sua scrittura? È il personaggio, che ormai non potrebbe essere un attore diverso da Marco Giallini?
Invece lo so: Manzini è tutte queste cose.

È affrontare una tematica come il ritrovamento di ossa umane in un bosco appartenenti a un bambino, è riuscire a non scavare nel torbido per raccontarlo. È dare profondità a un vicequestore, che affronta un’indagine così dolorosa, non solo per l’età della vittima – dieci anni, ma anche per ciò che rappresenta nel suo quotidiano.
Un quotidiano fatto di rotture di c…ni di decimo livello nel quale si apre questo squarcio, dolorosissimo, una ferita che consiste nel dare un nome a dei miseri resti. E prima di chiedersi chi può aver commesso un omicidio così orribile, domandarsi perché.

Siamo a un punto cruciale del processo contro Mastrodomenico, il dirigente che lo aveva spedito ad Aosta nel 2012 e a una svolta importante della sua vita: la vendita della casa a Monteverde Vecchio dove Rocco visse momenti felici con la donna che amava.
Schiavone continua a convivere con il suo passato doloroso, una moglie morta ormai da tempo, uccisa in un agguato al vicequestore a Roma, ma della cui presenza non riesce a staccarsi, dal suo costante dialogo che lo aiuta a sopravvivere a un mondo popolato da mostri. Perché solo un mostro potrebbe fare del male a un bambino.

E in questa ricerca di indizi per poter assicurare alla giustizia un assassino, che risulta aver compiuto quel gesto feroce anni circa sei anni prima, il vicequestore avrà tutto l’aiuto di cui avrà bisogno. Lo affiancano Michela Gambino, della scientifica di Aosta e Alberto Fumagalli, l’anatomopatologo, entrambi gioia e dolore per Schiavone, ognuno eccezionalmente esperto nel proprio lavoro, ma con risvolti a tratti simpatici e irriverenti.
Ed è sempre al suo fianco tutta la squadra, che non si cambia quando vince, come Italo Pierron, ancora schiavo dei debiti di gioco, Deruta e D’Intino, gli Stanlio e Ollio del distretto, Antonio con le sue relazioni spericolate, Casella, tutti dare il proprio contributo a risolvere questo atroce cold case.

“Chissà, si domandò, ognuno si difende dalle botte della vita come può, magari costruendosi un universo parallelo a propria immagine e per la propria sicurezza, evitando le domande senza risposta e la paura della morte e della solitudine. Anche se Rocco non aveva paura né della morte né della solitudine. L’abbandono, quello temeva da sempre.”

Sarà stato solo anche quel bambino? Sarà stato abbandonato nelle mani dei suoi carnefici? E dov’erano quelli che avrebbero dovuto proteggerlo? La madre, che per ogni creatura rappresenta l’amore, la protezione, l’invincibilità di un supereroe, oppure lo scudo di Capitan America lo avrebbe protetto dai cattivi?

Qui di supereroi non ce ne sono. C’è Schiavone. Un uomo, prima di essere un poliziotto, e questo crimine lo tocca nel profondo, lo proietta in un immaginario nel quale avrebbe potuto essere un padre, insieme alla moglie Marina, la cui presenza/assenza gli tiene compagnia costantemente, e con la quale si intrattiene in dialoghi sempre molto toccanti e malinconici. Che genitore sarebbe stato, Rocco? Forse quella fragile scorza indurita dalle vicissitudini e dal tempo si sarebbe sciolta. O forse no. Intanto ci pensa Lupa a dargli la gioia di una splendida cucciolata.

I figli ti trasformano in una persona che implora d’amore.

In questo romanzo, Schiavone sembra essere consapevole che la solitudine non gli fa più paura, se prima scappava adesso diventa la sua compagna. Ora l’ha capito. Ha capito che si può vivere (o sopravvivere?) da soli, perché in realtà non sarà mai solo finché avrà la sua squadra.

Non so come Antonio Manzini riesca a regalarci storie sempre così belle, ma di una cosa sono certa: non si tratta solo di un giallo, ma di una esplorazione nel teatro – a volte grottesco, a volte drammatico – della vita e delle rotture di c… E noi ne siamo spettatori. Felice di aver comprato il biglietto.

Cecilia Lavopa


Lo scrittore:
Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017) e Gli ultimi giorni di quiete (2020). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021) e Le ossa parlano (2022). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).