Ayelet Gundar-Goshen – Dove si nasconde il lupo

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Editore Neri Pozza / Collana Bloom
Anno 2022
Genere Thriller
304 pagine – brossura e epub
Traduzione di Raffaella Scardi


“Tu cosa avresti fatto?”
Credo sia questa la domanda che ogni libro di Ayelet Gundar-Goshen ponga ai lettori, un invito a riflettere su come si sarebbero comportati trovandosi nella medesima situazione in cui i suoi protagonisti agiscono, compiono delle scelte determinanti che presuppongono una determinata visione della vita e della realtà, storie che colpiscono per la loro ambiguità e insicurezza, motivo per cui li apprezzo tantissimo e li suggerisco caldamente.
È così anche nel suo ultimo romanzo, Dove si nasconde il lupo (Neri Pozza), che forse si potrebbe definire un thriller psicologico, certamente non un giallo tradizionale, anche se al suo interno ci sono dei morti, indagini della polizia, sospettati e presunti colpevoli. La scrittrice israeliana ne ha parlato anche al festival letterario Pordenonelegge, al cui incontro ho avuto la fortuna di assistere, raccontando che l’idea del libro le è venuta dopo la sua recente maternità, accompagnando la figlia all’asilo e assistendo ai primi scambi e interazioni tra bambini; come in tutte le coppie, ci sono discussioni sul fatto se sia preferibile che il proprio pargolo sia tra quelli meno violenti, che accettano le prevaricazioni degli altri, oppure sia tra quelli che non si fanno mettere i piedi in testa e non aspettano il primo colpo per ribattere, ma eventualmente cercano di imporsi, di farsi valere.

C’è Adam, introverso figlio adolescente che i genitori, israeliani, hanno voluto crescere negli Stati Uniti perché fosse americano, al riparo dai pericoli, dalle violenze e dal clima di allarme permanente della loro terra natia. Un bel lavoro per il padre, la madre Liliach, la protagonista, impegnata nel sociale, una bella casa con piscina nella Silicon Valley in un quartiere che appare sicuro, benessere economico, un ambiente protetto, integrazione sociale. Ma non è così come sembra: un attentato alla sinagoga prima, poi un compagno di scuola afroamericano che muore ad una festa, forse per un malore, forse per qualcos’altro, scritte razziste e minacciose sui muri della scuola, sguardi carichi di sospetto. Il loro ragazzo, così fragile, sembra essere la vittima ideale per ogni sopruso, e forse è meglio che impari a reagire, che si iscriva ad un corso di autodifesa gestito da un ex militare israeliano che piano piano entrerà a far parte della loro quotidianità. Ma quello stesso figlio riserva un sacco di segreti, è addirittura sospettato della morte del suo compagno (che lo bullizzava e lo derubava). Quanto sappiamo della vita dei nostri figli? Dove finiscono quei bambini che da piccoli dipendono interamente da mamma e papà, come affrontano le avversità della vita una volta cresciuti? Cosa pensano, chi frequentano, come si comportano quando non ci siamo? Li possiamo mai conoscere fino in fondo? Credo che nessuno possa affermare di avere tutte le risposte al riguardo.

Liliach si trova nella condizione di porsi forse la domanda più terribile per una madre, quella che mette in dubbio l’intera esistenza: “Mio figlio è un assassino?” Da qui parte un doloroso e intimo viaggio alla scoperta della verità e della conoscenza delle persone che più le stanno accanto, il momento per verificare dubbi e incertezze che riguardano lei e i suoi cari, oltre le apparenze e le paure di quanto si può scoprire.
È il tentativo, in fondo, di stanare il lupo, quello che identifichiamo come il male, che spesso, si sa, si nasconde in ognuno di noi.
Un libro bellissimo per scoprire il clima che regna in una parte degli Stati Uniti, quella apparentemente più sicura e integrata, per entrare, ancora una volta, nell’intimità profonda di ciascuno per esplorarne forza e debolezza, per trovare rapporti più autentici. Il mio suggerimento è di leggere anche i libri precedenti dell’autrice, soprattutto quello che ritengo essere uno dei più belli pubblicati negli ultimi anni, Svegliare i leoni (Giuntina 2017, ora tascabile Feltrinelli).

Mauro Cremon


La scrittrice:
Ayelet Gundar-Goshen è nata in Israele nel 1982 e si è laureata in Psicologia clinica all’università di Tel Aviv. Ha lavorato in uno dei principali quotidiani israeliani ed è autrice di sceneggiature che hanno riscosso successo di critica e vari premi, tra cui il Berlin Today Award e il New York City Short Film Festival Award. In Italia ha pubblicato Una notte soltanto, Markovitch (che ha vinto in Israele il Premio Sapir per la migliore opera prima), Svegliare i leoni e Bugiarda.