Damon Galgut – Il buon dottore

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Editore E/O Collana Dal Mondo
Anno 2022
Genere Narrativa
249 pagine – brossura e epub
Traduzione di Valeria Raimondi


Mi chiedo da dove cominciare a scrivere di un libro tanto particolare.
Non è un thriller, non è un giallo e forse non è neppure un noir, almeno non inteso come genere specifico al quale siamo abituati.
Tuttavia parla di morte, di posti dimenticati dagli uomini e dai santi, della sofferenza umana declinata in mancanza di tutto: che sia una casa, del cibo, dei vestiti, dell’acqua potabile e un ospedale funzionante. Ovvero un ospedale dove non manchino i farmaci, le attrezzature non siano obsolete o rotte e non manchi la corrente elettrica indispensabile per le sale operatorie.
Chi vorrebbe andare a lavorare in un posto simile?
Nessuno.

E infatti medici, infermieri e altro personale sanitario lo abbandonano puntualmente.
C’è però anche chi in quella parte remota e dimenticata del Sudafrica ci vuole andare di sua sponte o perché costretto dalle circostanze della vita. Come succede a Frank e Laurence. Il primo ormai abituato a fare il medico in condizioni più che precarie e disincantato dalla vita e dalla professione, il secondo arrivato per un anno di servizio civile e neolaureato, ancora con ideali e sogni intatti e poco incline ad accettare compromessi o peggio rinunce di qualsiasi tipo.
Così diversi come storia e attitudine i due però saranno costretti a dividere tutto, dal lavoro allo spazio vitale. Chi ingloberà l’altro quindi? Chi vincerà la battaglia di sopravvivenza e rivoluzione?

L’aspetto noir del romanzo di Galgut è ovviamente quasi del tutto un aspetto sociale che narra e fa riflettere su una parte dell’Africa in cui ognuno di noi può ancora pensare di sentirsi utile dato che la morte sorvola incessantemente su ogni testa e lo fa in molti aspetti diversi che ancora vedono apartheid, dittatori latitanti, soldati non proprio regimentali e predoni armati alternarsi tra loro.
A dare l’imprinting del noir sociale contribuisce anche la descrizione della location da parte dell’autore, che sceglie di narrare di un ospedale isolato circondato da un deserto dove chi ci vive e ci lavora ha smesso da tempo di aspettare Godot eppure non vuole smettere di sperarci. La simbologia del deserto è fortissima e indovinata perché apre a due tipologie di umanità del tutto differenti tra loro e che percorrono due ideologie del tutto opposte: nessuno si salva da solo/ognuno si salva da solo.
Il lettore alla fine sceglie da che parte stare senza però prima essersi chiesto se anche lui come i protagonisti del romanzo di tanto in tanto in Godot ci spera ancora.

Antonia del Sambro


Lo scrittore:
Damon Galgut nasce in Pretoria, nel Sud Africa, nel 1963. Il suo esordio letterario avviene a soli 17 anni con il romanzo Sinless Season (1984). Il romanzo del 2003, The Good Doctor, ha vinto il Commonwealth Writers Prize (per l’Africa) ed è stato selezionato per il Man Booker Prize. Tra le sue ultime opere ricordiamo In una stanza sconosciuta (Edizioni E/O, 2011), selezionato per il Man Booker Prize, Estate artica (Edizioni E/O, 2014), La Promessa (Edizioni E/O, 2021), vincitore del Booker Prize 2021 e Il buon dottore (Edizioni E/O, 2022).