Håkan Nesser – Partita a scacchi sotto il vulcano

425

Editore Guanda / Collana Guanda Noir
Anno 2022
Genere Giallo
396 pagine – brossura e epub
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima


La prima sensazione che questo libro fornisce al lettore è un discreto senso di spaesamento dovuto al fatto che ci si ritrova praticamente a leggere tre libri in uno ovvero l’insieme della narrazione principale unita ai racconti che nella fase iniziale nascono dalla penna dei due scrittori che, con la loro improvvisa e inspiegabile scomparsa, daranno poi vita a quelli che la stessa polizia svedese fatica a definire dei casi proprio perché mancano gli elementi fondamentali per incasellare la situazione in uno degli standard investigativi con i quali anche noi appassionati lettori di noir siamo abituati a gestire la nostra piccola e non sempre celata aspirazione a sentirci degli Sherlock Holmes.
Non ci sono atti violenti, non ci sono cadaveri, non ci sono rivendicazioni di rapimenti o biglietti di addio. Semplicemente due persone che condividono la professione di scrittore spariscono nel nulla senza preavvisi di alcun tipo e senza lasciare traccia mettendo in una situazione a dir poco scomoda il Commissario Barbarotti che si trova in un periodo di per sé già poco felice dovendo reggere il peso della lontananza, fisica e sentimentale, della sua compagna (e collega) Eva Backman.

E inizialmente proprio la mancanza di elementi che indichino fatti delittuosi e la scarsa attenzione mediatica prestata agli eventi fa sì che l’indagine, ancora allo stato embrionale, finisca sempre più per sfumare nell’attenzione dell’opinione pubblica e della polizia come un’imbarcazione che si allontani lentamente all’interno di un fiordo avvolto nella foschia del primo mattino.
Ma la scomparsa di un terzo e ben più famoso scrittore rimetterà in moto la macchina della giustizia e il rientro dall’Australia di Eva ridarà slancio anche alla mai sopita vena investigativa di Barbarotti che tornerà anche a fare sfoggio di uno humour pungente, polemico e indirizzato principalmente verso il Capo della polizia e la sua quasi maniacale preoccupazione per il dilagare in Svezia di bande di motociclisti sempre più numerose e violente.

E se a Barbarotti non manca l’ironia il suo collega Lindhagen non è da meno ed è a lui che Nesser affida le battute più taglienti attraverso le quali lo scrittore esprime dei giudizi piuttosto netti sulle situazioni difficili in cui versa il mondo nel periodo della pandemia e qui l’autore mostra una notevole lungimiranza quando, sempre per bocca di Lindhagen, bacchetta la gestione svedese del Covid-19 che si dimostrerà realmente scellerata e, soprattutto, quando fa un elenco di Paesi che a suo dire hanno “Un filibustiere alla guida” fra i quali è annoverata la Russia, il tutto ben prima che l’ex Armata Rossa entrasse in Ucraina.

Al di là di questi momenti di fervore socio-politico però, non c’è mai un ritmo incalzante o addirittura frenetico e la narrazione è placida come si conviene a un’ambientazione scandinava, i tempi sono dilatati come la luce dell’estate o il buio invernale e il lettore non si trova a rincorrere le pagine ma trova nel libro un luogo di calma e raccoglimento in cui far decantare nei tempi più adatti tutte le piccole informazioni a cui accede Barbarotti e dalle quali alla fine scaturirà una visione limpida di tutto ciò che fin lì era apparso confuso o incomprensibile.

Un bel personaggio il commissario di Nesser, vedovo, con una storia importante e complessa con la collega Eva Backman è un uomo che nel suo lavoro esprime una profonda sensibilità, frutto indubbiamente della sua lunga esperienza, e sostenuto nelle sue riflessioni da una notevole intelligenza unita alla sua sempre presente fede religiosa che lo sorregge nei momenti in cui deve confrontarsi con quelle situazioni in cui un’altra fede, quella nel genere umano, viene messa a dura prova.

Facendo la conoscenza di Barbarotti non si può fare a meno di notare qualche tratto della personalità che ricorda vagamente il commissario Kurt Wallander, figlio letterario di quello che, a mio parere, rimane il miglior giallista svedese ovvero il compianto Henning Mankell al quale Nesser rende doveroso omaggio verso la fine del libro citando proprio Wallander nella parte di indagini che si svolgono a Ystad.

A proposito di città reali o immaginarie dove sono ambientati i romanzi, ho trovato davvero originale la scelta di Nesser di collocare la stazione di polizia (inesistente nella realtà) dove lavora Barbarotti in una località nei dintorni di Stoccolma che si chiama Kymlinge, famosa soprattutto per ospitare una stazione fantasma (nel senso che non è mai stata ultimata) della metropolitana della capitale svedese. Stazione citata in alcune leggende, la più famosa delle quali fa riferimento al Silverpilen un treno fantasma di colore argento che sfreccerebbe dopo mezzanotte trasportando fantasmi.

Un tocco di mistero in più in un giallo di ottima fattura.

Mauro Bossi


Lo scrittore:
Håkan Nesser è nato nel 1950 a Kumla, in Svezia. Dopo aver insegnato lettere in un liceo, da anni si dedica esclusivamente alla scrittura. Della serie che ha per protagonista il commissario Van Veeteren, Guanda ha pubblicato: La rete a maglie larghe, Una donna segnata, L’uomo che visse un giorno, Il commissario e il silenzio, Carambole (premio Glasnyckeln), Un corpo sulla spiaggia, La rondine, il gatto, la rosa, la morte, Il caso G, Il commissario cade in trappola e Il dovere di uccidere. Della serie dedicata all’ispettore italo-svedese Gunnar Barbarotti sono usciti: L’uomo senza un cane, Era tutta un’altra storia, L’uomo con due vite, L’uomo che odiava i martedì e Confessioni di una squartatrice. Nel catalogo Guanda sono presenti anche Il ragazzo che sognava Kim Novak e Morte di uno scrittore.
Da Morte di uno scrittore e La nemica del cuore sono tratti i primi due film della trilogia Intrigo, per la regia di Daniel Alfredson.