Editore Adelphi / Collana Fabula
Anno 2022
386 pagine – brossura e epub
Traduzione di Simona Vinci
A cura di Laurence Jackson Hyman, Sarah Hyman DeWitt
Un libro che ha il sapore fragrante di una torta appena sfornata, calda e invitante che riposa sul tavolo della grande cucina, una tovaglia ben apparecchiata a quadretti, linda, una grande finestra da cui entra molta luce, tende eleganti, la vista sul giardino ben tenuto, rose e fiori profumati, un orto rigoglioso dove crescono verdure saporite da cucinare per cena. In salotto, una poltrona comoda e spaziosa, grossi volumi impilati nella libreria a parete, un gatto sornione che dorme sul divano, i quadri appesi ai muri ritraggono scene campestri, la radio trasmette a basso volume un programma di musica classica, il tappeto è morbido, in un vaso dei fiori recisi diffondono un’essenza delicata, dalla strada giunge il vociare allegro dei bambini. Eppure… qualcosa non torna.
Ecco, questa nuova, bellissima raccolta di racconti di Shirley Jackson appena uscita, come sempre, per Adelphi e intitolata Un giorno come un altro, (che segue la prima parte, pubblicata nel 2020 con il titolo La luna di miele di Mrs Smith, dell’originale Just an Ordinary Day) sembra uno di quei giochi enigmistici in cui bisogna cercare l’elemento estraneo, trovare l’intruso, decifrare il particolare che stona, che increspa l’armonia dell’insieme. È come una fotografia leggermente sfuocata, in cui ogni oggetto sembra visibile nitidamente, ma prestando maggiore attenzione si nota che non è così, i particolari sono offuscati, si ha la sensazione che la realtà che si è voluto inquadrare non sia quella visibile dalla foto stessa. Un libro che a me è piaciuto moltissimo, in cui è ritratta, come sempre magistralmente, la vita quotidiana di cittadini normali, inseriti nella società, senz’altro meno inquietante di altre opere dell’autrice statunitense, dove non ci sono fantasmi o situazioni spaventose, il sovrannaturale appare di rado, ma dove sempre c’è un particolare che non salta all’occhio al primo momento, e che offusca tutto il quadro ritratto in precedenza, un gesto, una frase detta a mezza voce, oppure un finale inaspettato, un comportamento che fa cambiare immediatamente l’opinione positiva che si aveva su un personaggio, sulla sua bontà, sulla sua correttezza, sulla sua compassione, il disvelamento spesso di una crudeltà imprevedibile, malintesi ed incomprensioni che inizialmente fanno sorridere ma divengono ben presto causa di guai e tragedie, un’inquietudine che si fa strada negli aspetti consueti.
Shirley Jackson (lo sanno ormai tutti, credo, che sia l’autrice di riferimento, adorata e incensata da Stephen King, che ne parla in ogni libro e in ogni intervista) proprio questo credo intenda fare: mostrare come sia naturale che nell’animo umano ci sia anche cattiveria, invidia, bassezza morale, e nei cuori non alberghi solo amore e affetto, ma anche sentimenti tormentati come paura e angoscia, e la società, con le sue convenzioni e aspettative, ne è lo specchio fedele, quindi nascondere la polvere sotto il tappeto non la farà sparire, come per magia.
Il linguaggio è piano, cerimonioso, elegante, molto ironico e davvero divertente in alcuni punti, le storie procedono quasi senza intoppi verso un finale che sembra scontato, ma lì, quasi alla conclusione, ecco la mano del giocatore esperto, che aveva già previsto le mosse degli avversari: gioca la carta decisiva, insolita e imprevedibile, rovesciando tutto e vincendo la partita tra lo stupore generale.
Mauro Cremon
La scrittrice:
Shirley Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota soprattutto per L’incubo di Hill House del 1959 e La lotteria. Ha esordito scrivendo per il prestigioso «The New Yorker» nel 1948. Nella sua carriera ha scritto anche opere per bambini, come Nine Magic Wishes, e persino un adattamento teatrale di Hansel e Gretel, The Bad Children. Muore per infarto nel 1965, forse a causa della terapia a base di psicoformaci che stava seguendo.












