Eishes Chayil – Stai zitta

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Editore Edizioni Le Assassine / Collana Oltreconfine
Anno 2023
Genere Noir
Traduzione di Paola De Camillis Thomas


Non è stato semplice recensire questo lungo e intenso romanzo perché le emozioni che ho provato hanno sentito la necessità di sedimentare dentro di me e, una volta arrivate in basso, hanno avuto bisogno di una forte spinta verso l’alto per trasformarsi in parole.

Il set del romanzo è Borough Park, Brooklyn. E, anche se il romanzo si svolge tra la fine degli anni ’90 e il 2010, il lettore si sente catapultato in un’altra epoca, in un altro mondo perché Borough Park è il quartiere abitato dalla comunità ebraica chassidica.
Questo universo, così ben narrato, mi ha sconvolta. Nonostante avessi letto altri libri che raccontano questo tipo di comunità o avessi seguito più serie TV come Unorthodox.
Nessuno, secondo me, è stato capace di farci entrare tra le mura della comunità chassidica e nei corpi di queste donne quanto Judy Brown.
Tra queste pagine è Gittel a tenerci per mano. Ogni tanto con la sua voce di bambina e altre volte con la voce appassionata di una giovane donna.
Nonostante si faccia spesso riferimento alla luce, al mondo esterno, ai giardini e alle preghiere cantante leggendo mi è parso di trovarmi in un luogo claustro, buio, silenzioso e senza alcuna via di fuga. Ovattato. Un posto dove le urla, siano esse sonore o mute, non vengono ascoltate.

È un romanzo pieno di regole, simboli, parole sconosciute che comprendiamo solo grazie al glossario che accompagna la fine del romanzo.
Pagine piene di classificazioni e differenze dove gli esseri umani non sono tutti uguali. Il mondo si divide nettamente tra buoni e cattivi e solo alcuni vedranno il paradiso.
L’autrice rimarca le differenze chassidi, ebrei e i goyim che sono tutti i non ebrei.
Mi è sembrato di guardare il mondo esterno attraverso due fori immaginari fatti a un lungo shtreimel (pesante cappello che per tradizione rende un ebreo un uomo giusto).

Gittel e Devory. Due bambine. Amiche da sempre e per sempre. Sono nate lo stesso giorno, nello stesso ospedale, vivono in due case molto differenti ma non lontane tra di loro e frequentano la stessa classe della scuola elementare.
Esiste un periodo della vita in cui l’amicizia è un amore totalizzante, l’amica del cuore è allo stesso tempo un trofeo da esibire e un porto sicuro. Lei è due occhi che ti comprendono come nessun altro, due braccia che ti stringono, la voce che ti fa ridere a crepapelle, la persona che non ti giudica, l’essere che ti difende sempre e che lotta per te, lei è mille giochi e sogni futuri in cui ti riconosci.
Gittel e Devory vivono la loro comunità senza televisione, telefonino, giornali o altro. Regole che a noi appaiono assurde. Un mondo dove puoi finire all’inferno per aver mangiato una caramella non permessa.
Le bimbe sono abbastanza ligie alle regole ma ogni tanto scappano e si rifugiano a casa di Kathy una goym che vive come affittuaria al piano superiore della casa di Gittel.

Il rapporto tra Gittel e Kathy, è molto importante per la trama. Gittel vuole molto bene a Kathy anche se secondo la sua gente dovrebbe provare repulsione e rabbia.
Kathy crede in Dio. Kathy ha in casa un gatto (anche avere animali non è ammesso) ha dei quadri che rappresentano la Madonna col bambino e bacia sulle labbra suo marito.
Nella comunità chassidica non è permesso baciare o abbracciare la propria moglie.
A un certo punto del racconto Gittel vede Devory cambiare. È più cupa, gioca di meno. Vuole sempre dormire a casa di Gittel, risponde male alla maestra, legge libri che non potrebbe leggere e scappa.
I genitori delle bambine e le insegnanti dicono che è una bambina difficile ma Gittel è preoccupata perché non riconosce più colei che per tanto tempo, nonostante le differenze, era stata il suo specchio. Una notte Gittel dorme a casa di Devory. Devory insiste perché Gittel vada nel letto con lei ma Gittel non lo fa.
Quella notte Gittel vede movimenti strani e dice che il fratello di Devory la spingeva sotto le lenzuola. Ma ha nove anni e non capisce che cosa è successo all’amica, nemmeno quando la vede immobile nel letto e le sembra morta.
Dopo poco tempo Devory mette fine alla sua vita. È Gittel a trovarla esangue nel bagno di casa sua. È un romanzo molto noir ma non è un giallo ed è per questo che vi svelo anche questa parte della trama.

Come si sopravvive al baratro di un’imperitura mancanza dell’altro?
Come ci si difende dal dolore che provoca un legame che si spezza per sempre?
Come si continua a vivere quando non hai un alfabeto che ti permette di dare una forma a ciò che hai visto e a quello che senti esplodere dentro?
Gittel vive. Anche se le pare impossibile sopravvive a questo dolore e lo fa adattandosi al mondo che la circonda. Un mondo che la vuole buona e zitta. Una comunità che chiude gli occhi davanti all’evidenza, che strappa le foto di Devory e finge che non sia mai esistita.
Ma c’è un momento in cui qualcosa cambia nella vita di Gittel e lei sente il bisogno di urlare la sua verità. Ed ecco che Devory riprende forma, non è più solo un fantasma che qualcuno ha provato a farle dimenticare.

Far sapere al mondo la verità le dà la forza per denunciare i frequenti abusi di cui sono vittime centinaia di bambini che vivono in questo tipo di comunità. Raccontare questa storia ha avuto bisogno di tanto coraggio ed è questo uno dei motivi dello pseudonimo scelto inizialmente da Judy Brown. Eishes Chayil, donna di valore.
Per l’ennesima volta ringrazio la casa editrice Le Assassine per la cura e l’attenzione che impiega nel far arrivare a noi libri con trame appassionanti e mai banali.
Romanzi che ci danno l’occasione di conoscere mondi lontani e altrimenti sconosciuti.

Deborah Alice Riccelli


La scrittrice:
Judy Brown (Eishes Chayil) ha studiato in una scuola chassidica e ha frequentato sinagoghe e campi estivi, sempre chassidici: e discende da alcuni dei principali fondatori e leader di quel mondo.
Si è laureata alla Bar Ilan University di Israele e ha un master in Creative Writing.
Fin da quando è giovanissima collabora con riviste ebraiche e Stai zitta e è il suo primo romanzo, che le è valso vari premi letterari.
Un suo profilo e intervista sono apparsi sul New York Times Magazine.
Vive a New York con i tre figli.
Inizialmente decide di pubblicare il libro con uno pseudonimo, Eishes Chayil (Donna di Valore), scelta dettata dal desiderio di proteggere sé stessa e la sua famiglia, e di non incorrere in episodi di ostracismo e minacce, che infatti ci sono stati, da parte della chiusa comunità chassidica di cui fa parte. Solo un anno dopo l’uscita del libro, l’autrice rivela la sua identità in un articolo per The Huffington Post.
Sebbene cambino i nomi dei personaggi, la storia si basa su un episodio realmente accaduto.