Domenico Cacopardo Crovini – Pas de Sicile. Ritorno a Candora

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Ianieri Edizioni / Collana Le dalie nere
Anno 2023
Genere Giallo
232 pagine – brossura


L’autore con Pas de Sicile Ritorno a Candora, edito da Ianieri Edizioni, mette da parte la figura del sostituto procuratore Italo Agrò, protagonista di una fortunata serie, e crea dalla sua penna una figura che professionalmente e umanamente si avvicina a lui stesso.
Domenico Palardo, magistrato in pensione.
Nella terza parte del libro intitolata “Per chiarezza” scrive: “la voce narrante di questa storia è la mia”. Lui ha delle motivazioni ben precise che lo hanno portato a scrivere questo libro. Una è legata ad alcuni componenti della sua famiglia, in particolare a tre zii, fratelli di sua madre.
L’altra è collegata a degli eventi che hanno macchiato una parte della nostra Storia nazionale.
I suoi tre zii gli hanno insegnato molto e gli hanno trasmesso dei valori. Parola che al giorno d’oggi ha perso molto di significato.
Questi valori sono espressi attraverso la figura di Palardo, la cui voce narrante è l’autore stesso.

Palardo viene incaricato dal Comune di Candora (comune immaginario il cui nome è dettato da una scelta ben precisa) nella Pianura Padana, a scrivere un capitolo di un libro che sarà dedicato a Siro Sirioni – colui che aveva creato delle aziende in paese e che pertanto aveva apportato un certo benessere all’economia del paese stesso – e a coordinare il lavoro di esperti che devono realizzare i capitoli principali per questo volume celebrativo dei 100 anni della costituzione di Candora.
Siro Sirioni e suo cognato Ambrogio Azzoni erano arrivati a Candora dal modenese fra il ’46 e il’47. Nel ’49 l’apertura di un negozio. Nel ’50 l’avvio di una torrefazione di caffè. Una escalation continua di attività molto redditizie. Fino ad arrivare a figli e nipoti che continuano a gestirle.

Gli insegnamenti ricevuti, di cui scrivevo prima, dove si ritrovano?
Li ho ritrovati nella maniera in cui Palardo accetta e di conseguenza svolge il suo lavoro, organizzato e ben preciso, preoccupato di avere al suo fianco una squadra di persone che collabori al meglio. Perché è il meglio che lui vuole, un lavoro da compiere per bene.
Ma soprattutto li ho ritrovati su quello che è il comportamento di Palardo, nel momento in cui intuisce che dietro l’ascesa di Siro Sironi c’è qualcosa di poco chiaro. Lo intuisce dall’approccio che hanno alcuni tra parenti e discendenti del Sironi, quando Palardo li incontra per raccogliere le informazioni necessarie per scrivere la storia del loro congiunto. Un atteggiamento aggressivo e molto poco collaborativo. In seguito a questa sua intuizione, non lascia correre affatto ma approfondisce, coadiuvato ed aiutato da uno dei figli di Sironi, nato da una relazione che ha avuto con la sua segretaria.
E quello che scopre lo lascerà amareggiato e lo porterà allo scontro con chi comunque e nonostante tutto vuole la pubblicazione del volume. Palardo, memore degli insegnamenti ricevuti, non può rendersi complice, non può riconoscere meriti ad una persona che non ha affatto dei meriti, ma che invece ha compiuto un gesto ignominioso e disonorevole.

Può una persona, che se da una parte ha portato benessere al paese dando lavoro con le sue attività e dall’altra ha potuto farlo compiendo però un atto imperdonabile, salire agli onori? Essere omaggiato con un libro che ne racconta le gesta?
Su un’ipotetica bilancia, da che parte penderebbero i piatti?
Per taluni vincerebbe la questione economica, in fondo in questo caso Sironi ha fatto del bene, ha creato e dato lavoro, che importanza potrebbe avere il gesto che ha compiuto, è passato tanto tempo ormai, non ha più nessun interesse.
Per altri, come Palardo, vincerebbe la questione etica e morale. Chi ha fatto del male con fredda convinzione non merita nessun onore, non merita di essere ricordato. A essere ricordati devono essere coloro che hanno dovuto patire un’ingiustizia, che sono finiti nell’oblio della Storia e che non meritano nuovamente un torto.

Durante la lettura ho avuto qualche difficoltà, nel senso che spesso avevo l’impressione di leggere una relazione scritta appunto da un magistrato. Una relazione da presentare in tribunale e che racchiude l’esposizione dei fatti e delle circostanze, ma in maniera tecnica propria di una relazione. A tratti, per questo motivo, mi è mancato il pathos che si può provare nella lettura di una trama. Comunque, lo stile molto curato e i termini utilizzati forbiti mi hanno fatto apprezzare molto il messaggio che a fine lettura mi ha lasciato il libro e quindi l’autore.

Palardo mette in pratica gli insegnamenti ricevuti in materia di consapevolezza civile, ci dimostra quanto si sia dimenticata l’importanza di un’etica civile e morale. Spesso alcune istituzioni mostrano alla popolazione una realtà camuffata, premiano e onorano figure che apparentemente hanno operato per l’utilità sociale. E anche se sono a conoscenza di gesti poco umani, preferiscono tacere, Palardo di fronte a quello che scopre non tace, anche se riceverà delle minacce. Anzi, trae una grande forza da chi prima di lui ha creduto nei valori etici e morali che sono alla base in una società civile. Non tace perché sa quanto sia importante ricevere i giusti insegnamenti e metterli in pratica quando se ne ha l’occasione.
In una società come la nostra che spesso dimentica e non ha memoria, tutto ciò è un messaggio forte e significativo.

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Domenico Cacopardo Crovini, nato nel 1936, è vissuto in giro per l’Italia al seguito di suo padre, funzionario pubblico, Consigliere di Stato in pensione, ha collaborato e collabora con numerose testate giornalistiche nazionali e locali. Ha insegnato nelle università di Torino e Roma-Luiss. Ha scritto venti romanzi, tra i quali la nota e fortunata serie di gialli che ha per protagonista il magistrato Agrò, edita da Marsilio. Ha pubblicato anche con Mondadori, Baldini&Castoldi, Diabasis e altri. Per la Ianieri Edizioni ha pubblicato Pater (2022).

Domenico Cacopardo Crovini è nato nel 1936, magistrato e scrittore. Siciliano, è vissuto in varie città italiane, condotto dagli impegni professionali. Consigliere di Stato fino al 2008, è stato anche Magistrato per il Po (Parma) e Magistrato delle Acque (Venezia). Collabora con vari quotidiani e periodici. Il sostituto procuratore Italo Agrò è il protagonista dei suoi gialli.