Editore Ponte alle Grazie / Collana Scrittori
Anno 2024
Genere Giallo storico
544 pagine – brossura e e-book
Traduzione di Elisa Leandri, Monica Magnin Prino, Tiziana Masoch, Ersilia Serri
Siviglia, anno del Signore 1580. Un’imponente flotta mercantile sta per salpare verso la Nuova Spagna nell’America meridionale per riportare alla corona spagnola parte di quei tesori del Nuovo Mondo che la stanno facendo grande.
Ma l’orrore è in agguato. Qualche notte prima della partenza la pelle di un volto di donna scuoiato viene trovato sulla polena della nave da guerra che guiderà la spedizione. Il macabro ritrovamento viene visto come un oscuro presagio, simbolo di imminente disgrazia per la spedizione. I marinai sono sconvolti e non vogliono più salpare.
A cercare con tenacia la verità sull’uccisione di quella donna è Damiana, prostituta mulatta della Babilonia, una delle più rinomate e autorizzate case di tolleranza di Siviglia, collega della vittima.
Ma in un mondo governato dagli uomini, Damiana non viene presa in considerazione in quanto donna e, per giunta, meretrice.
Solo un’altra donna le offre il suo prezioso aiuto, Carlina, la sua amica d’infanzia ora suor Catalina dell’ordine delle carmelitane scalze.
Damiana ignora però di essere molto più coinvolta di quanto creda nell’omicidio della sua amica e senza saperlo e volerlo metterà in grave pericolo anche Carlina con nuove e terribili conseguenze.
Susana Martìn Gijòn porta il lettore alla fine del XVI secolo nella più bella città dell’epoca, capitale commerciale del vecchio e nuovo mondo.
L’opera offre al lettore una finestra sul periodo di massimo splendore della città andalusa. Un’epoca ricca di contrasti dove la prosperità e il progresso convivono con le ombre delle ingiustizie sociali e della violenza.
La trama è ben strutturata e mantiene alta la tensione dall’inizio alla fine. I colpi di scena sono sapientemente dosati cosicché l’attenzione e la suspense non vengono mai meno.
Alcuni personaggi appartengono al territorio della finzione e sono vissuti solo nella testa dell’autrice e nelle pagine del romanzo, mentre altri fanno parte della nostra storia.
La Gijòn è riuscita a caratterizzare con immensa bravura e naturalezza ciascun personaggio così da renderli tutti unici, affascinanti e importanti anche se per caratteristiche molto diverse tra loro creando in tal modo una forte coralità.
Molto interessanti sono i personaggi di Damiana e suor Catalina (Carlina), amiche d’infanzia che intraprendono strade solo apparentemente diverse. La prima una “peccatrice” che si vende agli uomini e cerca nel bordello più famoso della città una sorta di famiglia. L’altra una “santa” che si è venduta alla Chiesa e cerca nel convento una casa in cui poter vivere tranquilla.
Avevano preso strade divergenti ma nessuna delle due era riuscita a guadagnarsi qualche diritto. Le loro scelte erano le uniche vie d’uscita per due donne indipendenti, per disporre di quel poco di libertà a cui potevano ambire. E ciascuna di loro era diventata ancora più invisibile. Se le prostitute non avevano diritti e non contavano niente agli occhi della società, ancor meno le monache di clausura isolate com’erano, ma anche annullate al punto di dover cambiare nome.
La capacità dell’autrice di intrecciare le vicende personali dei personaggi con la grande storia del periodo rende l’opera non solo un thriller avvincente, ma anche un affresco storico di notevole valore.
Infatti, le numerose e realistiche descrizioni storiche permettono un’immersione autentica nelle condizioni dell’epoca creando un’ambientazione vivida e pittoresca.
L’opera si compone di due registri. La storia del 1580 e quella di un passato, a partire dal 1278, quando ha origine questa lunga epica del colonialismo selvaggio, di cui si capirà il senso e il collegamento solo nelle ultime pagine.
Un romanzo che riesce a unire perfettamente il fascino della Storia con il brivido dell’indagine, in una narrazione avvincente e coinvolgente fino all’ultima riga.
Da non sottovalutare il fatto che la Gijòn ha anche voluto offrire al lettore degli importanti spunti di riflessione per quanto riguarda la Santa Inquisizione e l’avvilente condizione delle donne nell’Europa del Cinquecento. Per questo non lesina scene di tortura raccapriccianti da parte del Sant’Uffizio in un clima fortemente severo con l’eresia sempre in agguato.
E per questo dedica questo libro a tutte le donne che non hanno fatto la storia.
Benedetta Borghi
La scrittrice:
Susana Martín Gijón (Siviglia, 1981) è una delle più apprezzate scrittrici di noir in Spagna. Giurista specializzata in relazioni internazionali e diritti umani, dopo essersi formata professionalmente in Italia si è occupata di sviluppo socioeconomico, cooperazione internazionale, diritti civili. Nella sua carriera di scrittrice, iniziata nel 2014, è stata finalista di numerosi premi tra cui: Premio Literario Felipe Trigo e La Trama/Aragón Negro. Di grande successo i suoi cicli polizieschi con protagoniste Annika Kaunda e Camino Vargas. 1580: morte a Siviglia è il suo libro d’esordio in Italia.












