Luca Crovi – La velocità della tartaruga

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Editore Rizzoli / Collana Nero Rizzoli
Anno 2024
Genere Giallo
204 pagine – brossura e ebook


Siamo nel settembre del 1910 e in seguito a una sfida indetta dal Touring Club, che prevedeva di superare in volo tutte le vette delle Alpi, si presentarono diversi concorrenti provenienti da diversi paesi del mondo tra cui un giovane pilota peruviano, Dartnell con il suo Blériot IX che, dopo rinunce per le minacce di mal tempo, si ritrovò solo a sorvolare le Alpi ma una serie di problemi alle ali del velivolo, ne determinarono il fallimento, proprio a ridosso del traguardo. Ad attendere l’esito dell’impresa c’era un giovane De Vincenzi che osservando l’aereo precipitare “pensò alle ali di una libellula frantumate dalla potenza del vento”.

Nel frattempo a Parigi, dopo aver reso un inferno le notti di Napoleone Bonaparte, a distanza di poco meno di un secolo, il famoso quadro di Leonardo, La Gioconda, continuò a turbare le forze dell’ordine e i responsabili del Louvre a causa di un eclatante furto avvenuto nella notte del 22 agosto 1911. La sottrazione della celebre opera sconvolse però anche intellettuali e artisti gravitanti a Parigi in quegli anni tra cui D’Annunzio, Apollinaire e Picasso. Dopo sommarie e superficiali indagini vennero accusati del furto Apollinaire e Picasso. Il motivo di tale accusa derivava dal possesso di certe statuette fenicie sottratte al Louvre da un tale Pieret, dall’oscuro passato che le avrebbe poi regalate ai 2 artisti.

Qui la presentazione del romanzo a cura di Cecilia Lavopa, con Mauro Cremon

Legato al furto della Gioconda, non per aver commesso il fatto ma per aver raccolto la confessione del ladro, era invece il Vate, Gabriele D’Annunzio, cui il ladro, Peruggia, raccontò motivazione e metodo. A riprova del furto Peruggia consegnò al Vate il quadro che lo tenne con sé per qualche giorno vivendo un’esperienza mistica, raccontata poi in un manoscritto…
Il nobile intento era quello di restituire il capolavoro all’Italia e una volta rinvenuto, il sogno di poter ammirare il ritratto di Monna Lisa in Italia durò pochi giorni. Infatti dopo il “recupero” l’opera fu esposta agli Uffizi a Firenze, a Galleria Borghese a Roma e infine alla Pinacoteca Brera di Milano. Tra gli spettatori una giovane signora Ballerini con il marito, che ritroveremo dopo poco più di 14 anni nella portineria di via Massena, palazzo in cui ritroveremo De Vincenzi. Il 30 dicembre del 1913 il quadro ripartì per la Francia e dal Louvre non fu più spostata.

Sempre nel 1913 a Milano un giovane meccanico proveniente da Castel D’Ario nei pressi di Mantova, si trovò a passare per l’officina che aggiustava gli aeromobili a Milano, con l’intento di acquistare un aereo modello Blériot. Anche se privo di elica e ali, per il giovane Nuvolari la sfida era riassemblarlo per poter volare. Purtroppo come per Dartnell, l’impresa fallì e del velivolo non si seppe più nulla.
Dopo la parentesi della prima guerra mondiale, nel 1925 a Milano la Fiera Campionaria promuoveva un’automobile, la Fiat 509 cabriolet ovvero “la vettura di lusso alla portata di tutti” e nel 1926 Giovanni Agnelli ne fece dono al vate, che ammirandola risolse quella che all’epoca era una questione dibattuta ovvero come declinare l’automobile se al femminile o al maschile. Per D’Annunzio non v’era alcun dubbio, l’automobile era femmina, per grazia, bellezza, snellezza, per la vivacità di una seduttrice..

E siamo nel 1928 quando all’autodromo di Monza si sfidano in gara Tazio Nuvolari, William-Grover Williams, Achille Varzi, Mario Umberto Borzacchinni, Chiron, Giulio Foresti, Emilio Materassi, gara in cui perse la vita quest’ultimo insieme ad alcuni spettatori e che determinò la revisione delle misure di sicurezza delle piste.
Questi sono anche gli anni della strage di Piazza Giulio Cesare le cui indagini vennero osteggiate dall’OVRA e della Milizia Ferroviaria al punto che quando la verità venne a galla grazie a Carmelo Camilleri, questi fu allontanato dalla questura, De Vincenzi che fu testimone dell’esplosione fu sospeso dalle indagini e il commissario Rizzo, divenuto pericoloso, fu sollevato dal suo ruolo operativo e trasferito altrove con l’ordine di “osservare” D’Annunzio.

Arriviamo al 1934 quando si apre il III atto del libro e Giovanni Rizzo, Tazio Nuvolari, Gabriele D’Annunzio e Carlo De Vincenzi si troveranno coinvolti in uno dei casi più strani delle loro vite ovvero degli anomali furti.
Cosa lega il furto avvenuto al Vittoriale del manoscritto sulla Gioconda di D’Annunzio alla sparizione dal laboratorio orafo di Buccellati di piccole tartarughe in oro tanto care al Vate e simbolo di fortuna per Tazio Nuvolari?

“La velocità della tartaruga”, è uno di quei romanzi in cui Crovi in poche pagine ha la capacità di raccontare con brevi capitoli, tanti avvenimenti accaduti a Milano o gravitanti attorno alla grande città, dal 1910 al 1934. Gli episodi sono ricchi di particolari, curiosità e tanti avvenimenti storici che solo una grande mente poteva unire e trasformare in romanzo. Tra le tante abilità dell’autore colpisce la coincidenza dell’accenno a un particolare della vita di Picasso a Parigi e la mostra attualmente visitabile a Palazzo Reale su “Picasso lo straniero”. Queste “casualità” o “causalità” uniscono il passato con il presente e sono certa che quanto narrato genererà stupore nel lettore fornendo una nuova chiave di lettura sui personaggi e sulla Gioconda.

Luciana Fredella


Lo scrittore:
Luca Crovi è redattore alla Sergio Bonelli Editore, dove cura le serie del commissario Ricciardi e di Deadwood Dick. Collabora con diversi quotidiani e periodici, ed è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) trasformata nell’omonima trasmissione radiofonica di Radiodue. Per Rizzoli ha pubblicato L’ombra del campione (2018), L’ultima canzone del Naviglio (2020), Il gigante e la madonnina (2022).