Editore Golem
Anno 2016
Genere Giallo
160 pagine – Brossura
Gianna Baltaro, classe 1926, deceduta nel 2008 a ottantadue anni. Golem Edizioni decide di ripubblicare i romanzi della scrittrice piemontese in omaggio ai novanta anni dalla nascita.
Indubbiamente in era elettronica, in odore di IA che è in grado di ricostruire qualsiasi realtà, in epoche di guerre disseminate e forse in piena Terza Guerra Mondiale come potremmo esserlo attualmente e forse lo sapremo solo se e quando si concluderà, se si concluderà, un romanzo ambientato nella Torino del 1933 può destare qualche perplessità.
Ovviamente di attuale non vi è proprio nulla e la realtà della Torino anteguerra può anche fare sorridere o annoiare vista con gli occhi del III Millennio a meno di non avere qualche dettaglio da valorizzare. Fortunatamente la scrittura è molto scorrevole e gradevole e la storia è architettata in maniera efficiente; stiamo parlando della antesignana del romanzo giallo, di colei cui seguiranno Maigret e Schiavone, di chi è arrivato dopo Sherlock Holmes per cimentarsi in un genere molto apprezzato e quindi a forte rischio di delusioni da parte dei lettori.
Rispettabilità e decoro sono i leitmotiv del romanzo dove tutti i personaggi paiono impegnati a valorizzare il proprio essere borghese e di buona presenza. Ogni dettaglio porta in quella direzione: le donne vestite di nero con il velo sulla testa per entrare in chiesa, le fotografie incorniciate in casa con i ritratti di personaggi vestiti in foggia ottocentesca e totalmente presi dal ruolo di soggetti importanti, il frequente riferimento a questioni di economia domestica e sulle virtù della sobrietà e del risparmio.
In questa cornice di decoro borghese si muovono le primissime automobili insieme a carrozze trainate da cavalli usate sia per il trasporto di persone che del ghiaccio riportandoci a una realtà che alcuni di noi hanno toccato con mano o forse anche solo sfiorato sentendone i racconti di parenti ormai scomparsi suscitando un sospiro di nostalgia.
Il commissario Martini potrebbe essere un personaggio relativamente attuale anche se non ha la minima idea delle tecnologie che oggi gli cambierebbero la vita: non si parla di impronte digitali, non si parla di archivi informatici o di telecamere di sorveglianza. Tutto è artigianale, primitivo, autentico nella sua povertà tecnologica e per questo motivo affascinante se ci si mette nell’ottica di archeologia urbana e sociale. La tassa sul celibato o il garzone del fornaio che consegna in bicicletta le brioches alle famiglie borghesi nelle prime ore del mattino sono fatti che mettono sullo stesso piano umano i diversi personaggi esulando da qualsiasi nostra realtà contemporanea.
Tutto si svolge come attraverso i filtri che si usavano per ottenere l’effetto seppia sulle vecchie fotografie; aleggia un odore di antiquariato, di robivecchi e di cantine da svuotare dai ricordi ormai deteriorati di sconosciuti deceduti da molto tempo. Ma sapere rendere la noia interessante è il prodigio della Autrice: la lettura scorre, ci si incuriosisce, ci si intenerisce come osservando una anziana parente racchiusa nel suo mondo merlettato che ci offre un tè posando la tazzina su un centrino da lei fabbricato. C’è odore di naftalina ma è un profumo pulito che infonde la nostalgia di qualcosa di ormai perso e che abbiamo fatto appena in tempo a conoscere. Una capsula del tempo che si apre durante la lettura.
Rinaldo Picciotto
La scrittrice:
Gianna Baltaro è nata a Torino nel 1926. Prima giornalista, poi scrittrice, ha incentrato tutta la sua produzione letteraria intorno alla figura del personaggio Andrea Martini, un ex-commissario di polizia che viene coinvolto, come consulente, in indagini che richiedano acume e intelligenza. Per lo stile di scrittura, le atmosfere delle ambientazioni e le caratteristiche del suo personaggio, l’autrice è stata accostata e paragonata ad Agatha Christie e a Georges Simenon. In occasione dei 90 anni dalla sua nascita, Golem Edizioni ha ripubblicato tutte le sue opere.












