Erik Larson – Il demone dell’inquietudine

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Editore Neri Pozza / Collana Bloom
Anno 2025
Genere Storia
672 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Laura Prandino


Come scrive credo Siegmund Ginzberg, la storia non si ripete se non più volte come tragedia, oggi purtroppo come allora.
Da quelle parti, nel passato, è possibile riconoscere spettri e demoni che infestano e imperversano la vita umana su questo pianeta. Sembra sia possibile vedere queste entità solo osservando il nostro passato perché se una cosa è sicura, oggi come allora, non riusciamo a vederli davvero nella cronaca e nel presente, una forma di cecità. Niente di magico o soprannaturale, ça va sans dire, sono funzioni e forze del pensiero collettivo umano.
Libri come Il demone dell’inquietudine di Erik Larson sembrano scritti per risolvere questa dissonanza, mendare confusione e smarrimento. Se c’è una guerra del passato contro il futuro, grandi libri di storia come questo di Larson sono qualcosa simile a una luminosa panoplia concettuale contro la nebbia degli eventi.

Ero già a buon punto con le ricerche sulla saga di Fort Sumter e l’avvento della Guerra civile americana quando si sono verificati gli eventi del 6 gennaio 2021.Mentre guardavo sullo schermo l’assalto al Campidoglio, ho provato la strana sensazione che presente e passato si fondessero.

È il 1860, Stati Uniti d’America. Qualcosa bolle da tempo, un certo fermento, alimentato dalla stampa, romanzi ucronici di successo, discorsi sull’innocenza e di superiorità razziale, teorie della cospirazione, trattati di pseudoscienza. Il paese è spaccato in due, rossi e blu, democratici e repubblicani, un’economia che si sta velocemente industrializzando e un’altra che si basa sul lavoro e il mercato degli schiavi. Se al Nord la schiavitù è considerata un’aberrazione soprattutto nel paese degli “uomini liberi”, al Sud è considerata una necessità. Pochi però al Nord vogliono una guerra per liberare la popolazione di colore, lo status quo è la piattaforma politica moderata su cui Abramo Lincoln vince le elezioni presidenziali ma questo non basta. Un punto di rottura è stato raggiunto, se c’è qualcosa che la storia insegna è che parole e discorsi violenti tendono a mantenere ciò che promettono e così in uno degli stati più arretrati del sud, la Carolina del sud, il “Demon of Unrest”, titolo originale, passa dalla carta e dalle menti all’azione. Miliziani locali, volontari, intellettuali e il fior fiore di quella che a tutti gli effetti è l’aristocrazia delle piantagioni schiaviste cominciano ad assediare qualche decina di soldati federali rifugiatisi a Fort Sumter, al centro della baia di fronte alla capitale dello stato, Charleston.

Larson in un flusso narrativo incalzante, evocativo, coinvolgente racconta la storia di alcuni protagonisti di questo assedio. Abramo Lincoln, Jefferson Davis, Mary Chesnut, Edmund Ruffin, Robert Anderson, Allan Pinkerton sono alcuni dei protagonisti del libro; dalle loro lettere, memorie, articoli e documenti Larson ci mostra un paese in bilico, dove i limiti sono già superati, la guerra civile è iniziata, il demone impazza eccitando gli animi e riducendo altri all’inazione e all’ignavia e descrive gli eventi in una strana inerzia verso la catastrofe. Il libro è una nonfiction meravigliosamente romanzata dove continuamente emergono momenti significativi, essenziali, come parte di una ricerca per i segni, i passi verso l’abisso. Gli snodi narrativi della vicenda storica sono spesso libri, il potere della narrazione come il Code Duel e la Capanna dello Zio Tom, romanzi ucronici “profetici” in cui il Sud “puro” combatte una guerra civile contro il Nord sanguinario come Wild scenes of the South e Anticipations of the Future, romanzi che sembrano i nonni de I diari di Turner.

Troviamo un Lincoln diverso da quello descritto da Vollmann e nel film omonimo (2012) di Spielberg, uno più giovane, che sbaglia ripetutamente. L’avvocato di provincia e l’oratore divertente con una gusto buffo per i cappelli. Larson lo descrive mentre sta andando a Washington a insediarsi, un uomo di fronte a una sfida enorme, di fronte all’orrore della guerra civile, che sembra stia cercando la migliore parte di sé per il compito immenso che ha davanti. Inseguito dallo spettro della morte e di fronte a continui bivi su cosa fare della “casa divisa” che sono gli Stati Uniti, è anche l’uomo al centro di fake news, definito cospiratore, traditore e sanguinario proprio da cospiratori sanguinari. L’importanza della retorica politica è sempre evidenziata, sembra di sentire l’attenzione e la passione degli americani dell’epoca per i discorsi dei politici. Folle pendevano dalle labbra di Lincoln e il discorso de “il cotone è Re” di Hammond definirà lo spirito invincibile del Sud contro il Nord.

Pagine e capitoli bellissimi e ispirati sono quelli in cui Larson descrive “la temperatura”, il paesaggio emotivo del Sud. La graziosa civiltà del Sud è descritta con ritratti e scene magistrali. A tratti, la condizione di sottomissione assoluta degli schiavi, emerge come l’orrore oltre l’orrore mentre la disconnessione, la frenesia degli aspiranti secessionisti, il furore e i balli e le cene, il fuoco degli schiavisti rivoluzionari è un altro esempio delle follie in Occidente à la Delumeau. Da queste pagine non è difficile comprendere che quello spirito antigoverno forte federale, insieme populista e oligarchico, è qualcosa che non è stato scacciato con la guerra civile.

Ad aumentare l’inquietudine generale fu una grave siccità che si abbatté su tutto il Sud, dalla Georgia al Texas, prolungandosi da luglio all’autunno successivo. In Texas, la vegetazione si ridusse a una distesa di sterpagli secche pronte a prendere fuoco, probabile causa degli incendi di cui si incolparono gli schiavi. Il raccolto di cotone crollò di più del 30 per cento, con l’effetto di ridurre drasticamente il reddito dei piantatori, ma anche di indebolire il sistema di credito in cui il cotone fungeva da garanzia ai piantatori desiderosi di espandere le loro proprietà. Il raccolto di mais subì conseguenze anche peggiori facendo temere una carestia. I prezzi dei generi alimentari salirono alle stelle.

Il libro è ricco di scene d’azione, di spostamenti e movimenti di uomini, attivisti, soldati e giornalisti. Nel testo e sottotesto di tutto il libro non mancano i momenti topici dove l’inazione politica e poi militare sembra il vero aiutante del demone. Quello che comincia a Fort Sumter con quasi una sagra popolare con i fucili e voglia di guerra poteva essere facilmente, forse, impedito con decisione, con un’altra risolutezza. Le armi che tacciono, che sparano, che mancano ai soldati federali come agli schiavi sono un altro personaggio diffuso, appena nascosto.
Questo è un libro sulle linee rosse e cosa succede quando non si tracciano, quando non si fanno rispettare. È un racconto su come comincia una guerra contro la modernità e su quanto la modernità e la democrazia sia fragile, con nemici interni, esterni e inconsci. Questa volta Larson scrive del demone dell’inquietudine del Sud, della Carolina del sud che si sta impoverendo, in cui il prezzo del cotone sta calando ed è pieno di rimostranze, risentimento, rabbia. Questo demone, a fine lettura, deve essere quello che turba i sogni degli abitatori di civiltà non più sostenibili.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Erik Larson è nato a Freeport, Long Island, nel 1954. Collaboratore di Time, New Yorker, Atlantic Monthly, Harper’s e altre prestigiose riviste americane, ha scritto numerose opere, tra le quali si segnalano Il giardino delle bestie, Gugliemo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen e Scia di morte. L’ultimo viaggio di Lusitania, tutte pubblicate da Neri Pozza. Il diavolo e la città bianca ha vinto l’Edgar Award in the Best Fact Crime 2004. Erik Larson vive a Seattle con la moglie e tre figlie.