A. Paolacci & P. Ronco – Rosso profondo

506

Editore Ubagu Press
Anno 2025
Genere Giallo/Noir
420 pagine – brossura e ebook


Non è un noir, non è un giallo ma è la cronistoria di un delitto mai risolto. I due autori, non certo alle prime armi e compagni nella vita, oltre che nella scrittura, si narrano in terza persona per rendere l’opera simile a un diario o a una cronaca.
Il delitto ha come vittima una donna cinquantenne sposata a un tranquillo impiegato della FIAT nella Torino dei primi anni novanta, che si rende visibile all’ambiente nel quale vive con atteggiamenti rumorosi, spesso disturbanti, con un abbigliamento molto appariscente e stravagante, spesso coperta di gioielli di valore.
Il problema di una vita all’apparenza sopra le righe diventa ancora più complicato già che questa donna si accompagna spesso a figure facilmente inquadrate come losche e ambigue da parte dei benpensanti che la incontrano. Vede di solito tutti uomini giovani, facilmente inquadrati come marocchini già che hanno la pelle scura o zingari stando ai tratti slavi del viso.

È tutto più che sufficiente per etichettare la donna come una persona poco affidabile, di dubbi valori morali e, quando il suo corpo viene ritrovato da un senza dimora nei pressi di un cavalcavia, la cronaca se ne appropria come il classico caso della poco di buono uccisa perché è andata a cercarsi questa fine. Ma la donna si rivela essere persona ricca, forse ricchissima e sposata a un uomo irreprensibile, tutto casa e ufficio.
Tutta la narrazione si svolge come una indagine giornalistica che utilizza ogni elemento valido per tentare di risalire agli autori del delitto.
Cominciamo a conoscere il marito, i vicini, le persone che la vittima frequentava, le amiche e forse gli amici anche se ambigui. Capiamo che le indagini sono state condotte malamente fin dal principio, soprattutto per una mai sopita rivalità tra Polizia e Carabinieri che paiono rivaleggiare anziché collaborare.
Apprendiamo che molte tracce importanti sono state ignorate o peggio cancellate e il tutto ci rimanda con la mente a una attualità ancora irrisolta inerente un atro delitto compiuto quasi venti anni orsono e che ancora nei nostri giorni del 2025 si sta riproponendo alla cronaca.

Le quattrocentoventi pagine sono corpose come i faldoni della Procura che indaga e i processi deduttivi impegnano i lettori in maniera capillare: indubbiamente il lavoro svolto dagli Autori è stato immane e di grande fatica. Intanto siamo proiettati in un periodo in cui accadano fatti importanti che segneranno il futuro del Paese: è l’anno della nascita della Lega Nord, della fine del PCI, della preparazione della stragi di Capaci e di via D’Amelio; sta per nascere il fenomeno Mani Pulite e per comparire la discesa in campo di Berlusconi. Appaiono anche le ragazze esibite di “Non è la RAI” che mostreranno un nuovo modello di morale televisiva.
Ricordando Dürrenmatt consideriamo che se tutto torna nella descrizione di un crimine e ogni dettaglio trova una ragione, quel racconto è un inganno perché nella vita reale regnano piuttosto la casualità, l’inspiegabile, l’irrazionale: la mente ha bisogno di incasellare il disordine per riuscire a vederlo. Gli autori vogliono quindi indicarci che lo scopo della scrittura è di disporre la realtà in ordine logico su un piano bidimensionale come su un foglio di carta. Perché tutto quello che riguarda quel delitto pare piuttosto illogico e mancante di correlazioni con la oggettività.

Stride la realtà della signora matura vestita di rosso che frequenta persone dalla pelle scura con quella delle prime ragazzine minorenni messe nella vetrina televisiva non solo di “Non è la RAI” ma anche di altre trasmissioni emergenti che sdoganano la mercificazione di giovanissime figlie di genitori benpensanti. In quel delitto viene a galla quel misto di pietà e morbosità simile a quella di quegli automobilisti che rallentano in prossimità di un incidente stradale per osservare e poter raccontare. Oggi purtroppo fotografano e filmano pure, grazie ai cellulari.
Vediamo come nelle indagini la memoria dei testimoni non è mai completamente affidabile e emerge il concetto di “intervista cognitiva”. Prima del 1996 nei rapporti delle Forze dell’Ordine si ragionava in termini di ADR: A Domanda Risponde ma oggi sappiamo che si segue il criterio PEACE delle dinamiche della memoria: acronimo di Planning and Preparation, Engage and Explain, Account, Closure.

Il libro diventa non tanto un caso da risolvere quanto un affresco sociale e storico in cui affiorano i dettagli che più hanno colpito i giornalisti, gli investigatori e il pubblico. Torino si mostra a quell’epoca come la città in cui la gente è curiosa ma non te lo fa vedere e dove la massima trasgressione è andare con gli immigrati, con quelli dalla pelle scura. Si scopre che con i metodi delle indagini in Italia si è passati da una totale ignoranza degli aspetti scientifici al fatto di affidarsi completamente alle analisi di laboratorio: ora si cercano capelli, saliva e non si usa più una logica deduttiva. Si può buttare via il cellulare e accoppare cinquanta persone e nessuno ti troverà mai è il messaggio che emerge.
La vittima poi è imperfetta: non è giovane, non è angelica, non appare innocente perché ha frequentato ambienti ambigui. È appariscente, chiassosa e vistosa, rimorchia giovani marocchini e traffica con gli zingari. Insulta il marito e si ubriaca. Non è proprio il personaggio che si ama: si è solo curiosi di sapere che vita facesse e come abbia passato i suoi ultimi momenti di vita.

La mole di pagine sono un inno alla ricerca minuziosa di ogni dettaglio, al collage di orari, date e coincidenze e rispecchia il metodo deduttivo della narrazione poliziesca visto dall’interno. Se il progetto di interviste agli autori intrapreso da Contorni di Noir avrà modo di svilupparsi sarà interessante interpellare Paolacci e Ronco per una migliore comprensione del meticoloso e dettagliato meccanismo sviluppato.

Rinaldo Picciotto


Gli scrittori:
Antonio Paolacci (Maratea, 1974) e Paola Ronco (Torino, 1976) vivono a Genova e sono compagni di vita. Dopo diverse pubblicazioni da solisti, hanno esordito a quattro mani con Nuvole barocche (2019), primo volume della serie di Paolo Nigra, vincitore dei premi NebbiaGialla, Giallo al Centro e Glauco Felici, seguito da Il punto di vista di Dio (2020), finalista al Premio Fedeli, Tutto come ieri (2022) e La notte non ha bisogno (2024), tutti pubblicati da Piemme. I romanzi, opzionati per una serie tv, sono pubblicati o in via di pubblicazione in Francia (Rivages Noir) e Danimarca (Forlaget mellemgaard). Nel 2023 è uscito il loro primo saggio, Tu uccidi. Come ci raccontiamo il crimine (effequ).