Editore Bonfirraro
Anno 2024
Genere Noir
240 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Lorenzo Pompeo
Ultimi secondi nella fine dell’Ottocento. Gli imperi continentali, gli imperi coloniali, i Kaiser, gli Zar sono lì, intoccabili, potenti, eterni. Gli orrori e la follia che arriveranno sono inimmaginabili e se qualcosa la storia insegna è che le crepe, il cambiamento inatteso, arrivano dalle periferie dei regni e degli imperi. Il capitano Antoš torna da un lungo tour in Bosnia dove ha combattuto per l’esercito austro-ungarico contro i ribelli bosniaci. Sono anni che non vede la moglie, i figli, la sua Leopoli. Adesso ha diritto a una carriera tranquilla nella guarnigione della città, al rispetto dei suoi pari e della città, a una pensione che gli permetterà una vita comoda, serena, magari in un podere di campagna. Questo è il piano di vita, le aspettative del capitano. Nella grande città della Galizia asburgica, oggi Ucraina occidentale, la vita sognata si scontra presto con la realtà, la verità rivelata insostenibile.
Lentamente il senso del tempo e dello spazio svanì, la luce rosa della coscienza tremolò e svanì impercettibilmente, i sogni si trasformarono in un sonno tranquillo e ristoratore. E anche nel sogno, la sensazione di piacere continuava, e quando il fuoco della coscienza – non quello vecchio, ma uno nuovo- balenò sulla superficie della sua anima, il capitano vide se stesso come un ragazzino che giocava in quello stesso santuario che aveva sognato prima di addormentarsi. Il tempio era così silenzioso, così caldo. Una divinità dorata lo guardava con favore. Sentiva che sotto l’ala protettrice di quella dea poteva giocare liberamente, poteva sentirsi al sicuro.
Ma con cosa stava giocando?
Antoš accompagna la lettrice e il lettore attraverso i palazzi e le strade di Leopoli, la sua umanità, l’ordine delle vie, sociale e i bisogni di tutti i giorni. Luoghi che lo scrittore Ivan Frankò elabora pieni di vita, dinamici, dove eleganza, norme sociali e bisogni materiali di cibo, soldi, abiti, intrighi sono flussi manifesti e sotterranei che si incontrano e intersecano, giorno e notte, senza sosta. I luoghi del pensiero, lo spazio interiore di Antoš sono ancora pagine di quasi flussi di coscienza, dove introspezione e materia dei sogni sono svolti con scrittura preziosa, ricca, della grande letteratura mitteleuropea. Sfortuna, speranze e la strana musica di fondo del presagio aleggiano in quelle strade, reali e interiori.
Mentre in città ancora si discute di uno scandalo che coinvolge nobiltà locale e un giro di prostituzione di alto bordo, la superficie del ritorno alla normalità di Antoš comincia pagina dopo pagina a infrangersi. La sequenza degli eventi accelera, il tragico e la tragedia della modernità appena contenuta appare scena dopo scena, personaggio dopo personaggio. L’uomo che cade, il poliziotto, Redlich, la moglie di Antoš sono tutti ritratti di un imminente cambio d’epoca e personaggi complessi, tra la farsa e l’orrore. È la fine di un’era quasi e comincia con la fine dei sogni pastorali e borghesi di Antoš. L’intreccio si svolge per incontri e sussurri fino a un bellissimo colpo di scena finale. Tutto era in piena vista, l’evidenza del crimine e dell’orrore attendeva soltanto la luce giusta, una fine della dissonanza, per rivelarsi. Ovviamente, come nella buona narrativa di genere e nella letteratura, sempre troppo tardi.
E poi si ricordò delle parole di Gurther sull’anima di Anelja avvelenata nell’orgoglio e dal disprezzo per i poveri e cominciò a riflettere sulla freddezza.
Allora è vero! Cresciuta nella ricchezza e nel lusso, nelle anguste visioni medievali, lontana dalla vita reale e dalle sue lotte, lontana dalle persone bisognose e sofferenti, come avrebbe potuto imparare ad avere compassione?
Ultima confessione a Leopoli è un noir ingannevole, bellissimo, oscuro. La città stessa è insieme un investigatore che tutto sa e un testimone infido e complice. Il crimine svelato e commesso è enorme, sistemico, che confonde e turba per banalità del male manifesta e profondità delle radici del male stesso. Pubblicato per la prima volta nel 1897 è una chicca del genere.
Se il senso dello scrivere è trovare la combinazione di parole, tempo ed eventi che infinite scimmie su innumerevoli macchine da scrivere non potrebbero, quello originario dell’editore è cercare un libro importante e Bonfirraro lo ha trovato.
Antonio Vena
Lo scrittore:
Ivan Frankò (1856-1916) è stato un poeta, scrittore, drammaturgo e critico letterario ucraino, nonché una figura politica e sociale di spicco. Nato nel villaggio di Nahuievychi (oggi parte dell’Ucraina), Frankò è considerato uno dei più grandi intellettuali ucraini del XIX e inizio XX secolo. La sua opera spazia tra poesia, prosa, saggi e opere teatrali, e abbraccia temi come la giustizia sociale, la lotta per l’indipendenza nazionale e l’emancipazione dei contadini. Ha avuto un impatto significativo sulla letteratura ucraina, cercando di elevare il suo status e diffondere consapevolezza culturale. Frankò è anche noto per i suoi studi accademici, con un particolare interesse per la filologia e la storia ucraina.












