Antonio Manzini – Sangue marcio

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Editore Piemme
Anno 2025
Genere Noir
223 pagine – brossura e ebook


Pubblicato per la prima volta nel 2005 con Fazi Editore, questo primo romanzo di Antonio Manzini viene riproposto a distanza di venti anni esatti con Piemme.
L’autore ammette in prefazione di non essere stato convinto della bontà del romanzo concluso nel periodo in cui si cimentava come attore e scenografo e di averlo consegnato con diverse perplessità. Invece l’opera dimostra da subito avere quel tessuto originale tipico del suo artefice.
Si tratta di una prosa lineare – come sempre – che viaggia su diversi piani temporali descrivendo la parabola di vita di due fratelli: Pietro che parla in prima persona ed è giornalista di cronaca e Massimo il maggiore, commissario di polizia.

La storia ruota intorno alla misteriosa figura di un assassino che colpisce il venti del mese, come la scadenza di una bolletta. I suoi crimini sono efferati (quali crimini non lo sono?) e l’autore pare compiacersi nella descrizione della crudele perversione del criminale. Qui si nota una certa divergenza rispetto ai romanzi con l’identità di Schiavone, il quale saprà fare convergere sulla sua persona tutte le pulsioni aberranti e criminali di figure socialmente abiette. Il vicequestore più famoso d’Italia diventerà quel volto capace a catalizzare le azioni criminali e nefande diventandone una sorta di parafulmine.
Ecco: questo ruolo è assente in Sangue marcio perché nessun personaggio spicca particolarmente in quel senso, salvo forse un po’ Pietro che si pone come narratore.

Si percepisce la necessità di fare maturare ancora le dinamiche poliziesche e criminali, nonostante la narrazione abbia già tutte le potenzialità che esploderanno con Pista nera o 7-7-2007 e altri; qui si assapora un frutto ancora non completamente maturo e che pur essendo un romanzo non-Schiavone (come esistono i romanzi non-Maigret) non ha ancora la perfezione ad esempio di La mala erba, altra splendida opera di Sua Maestà Manzini in un romanzo non propriamente poliziesco.
In Sangue marcio scorre tra le pagine – come nelle vene – una corrente malata e morbosa che riguarda una figura umana patologica come ce ne sono in giro, che “come le marmotte stanno in letargo per tanto tempo e poi un giorno si svegliano” e fanno qualcosa di orribile. Figure insospettabili che hanno sempre condotto una vita apparentemente normale, e quando arriva il disgelo si attivano.

Questo olezzo di malattia è solitamente sublimato dalla figura di Schiavone nei romanzi successivi mentre in questo scorre liberamente e tocca i lettori in maniera molto più diretta contemplando anche dinamiche psicologiche sepolte nella mente a causa di traumi infantili inconfessabili. C’è davvero del marcio ma come sempre Antonio Manzini riesce a raccontarlo in maniera eccellente.

Rinaldo Picciotto


Lo scrittore:
Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha esordito nella narrativa con Sangue marcio (Fazi, 2005), seguito da La giostra dei criceti (Sellerio). Nel 2013 ha pubblicato per Sellerio il primo libro con protagonista Rocco Schiavone, Pista nera, cui ne sono seguiti altri tredici più due raccolte di novelle. Inoltre, ha pubblicato i romanzi Orfani bianchi (Chiarelettere) Gli ultimi giorni di quiete, La mala erba, Ogni riferimento è puramente casuale, Sull’orlo del precipizio (Sellerio) e Tutti i particolari in cronaca (Mondadori). Ha scritto un libro per ragazzi, Max e Nigel (Sellerio, 2025).