Edizioni del Delfino Moro
Anno 2025
Genere Noir
177 pagine – brossura
“Guidava come immerso in una bolla di nebbia, col dolore seduto a fianco”.
Per parlare di questo romanzo, che definirei speciale, devo fare una premessa partendo, come si suol dire, da Adamo ed Eva.
Ci sono incontri che io credo” predestinati”. Lo è stato sicuramente quello dell’autore Daniele G. Genova con Andrea G. Pinketts, suo mito, che gli è apparso addirittura in sogno e gli ha dato l’ispirazione per partire a raccontare questa storia.
Lo è stato il mio con l’autore, alla presentazione di un romanzo di un comune amico, di cui lui era relatore.
Mi hanno colpita le sue parole, il suo modo di esprimere emozioni , di raccontare. Ha scritto un noir? Troppo curiosa per lasciarmelo sfuggire. Ed eccoci qua.
“Silenzio a ponente” è un noir per modo di dire: è molto di più.
È un’immersione in una storia cupa, spesso dolorosa, ma soffusa di un fascino difficile da esprimere a parole. È un’atmosfera che ti avvolge in volute sempre più strette, proprio come le spire di quel Serpente, guest star del romanzo, che appare e riappare in momenti vari, in un dialogo immaginario col suo “umano”: voce della coscienza che accompagna un uomo tormentato in momenti particolari.
L’uomo è Libero – nome non casuale – investigatore privato ora a riposo, con una vita complicata alle spalle; amori irrisolti, storie attuali un po’ incerte. Soprattutto un dolore spaventoso nell’anima, il peggiore che un padre possa soffrire: la morte di una figlia.
È il complesso di tutto ciò, che ha reso Libero un uomo fragile; l’età avanza, è tempo di bilanci, di pentimenti. Di ricordi. E qui il Serpente spadroneggia: lo riporta ai suoi errori, a ciò che avrebbe potuto essere. Riflessioni , rabbia, pensieri macinati in momenti di solitudine, o in compagnia di un bicchiere di vino.
Qui, in questo paesino del Ponente ligure che forse non esiste, ma esiste sicuramente (anche se con angoli dai nomi diversi, fantasiosi, VentoMorto, Scogliariva, noi lo vediamo…ma questo è un altro discorso) Libero trova un giorno il cadavere di un giovane. Sui venticinque anni, dal nome straniero, con il cranio sfondato da un colpo di pietra.
Come mai proprio sul suo terreno? Casualità o destino?
Libero si affretta a denuciare il fatto, ma per una serie di circostanze, i sospetti ricadono su di lui. Non erano sufficienti tutti gli altri tormenti? È importante quindi scoprire il colpevole, prima che la situazione si complichi e Libero, aiutato da una rosa di personaggi del paese, incomincia la sua personale indagine.
Non sa, l’uomo, che la ricerca sarà prima di tutto dentro sè stesso, ripercorrendo momenti della sua vita. Un processo doloroso ma necessario; un confronto con sè stesso, col suo passato; coi suoi errori. Coi suoi demoni.
Le donne che ruotano intorno a lui sono, ciascuna a proprio modo, ricche di fascino: la sensuale Céline, la malinconica Vera… Ma i momenti d’amore o di sesso non lo distolgono dal suo obiettivo: chi ha ucciso il giovane?
È un lavoro lungo e paziente, un assemblare tasselli e tassellini, personaggi che emergono dal passato, scoperte non sempre piacevoli. Talvolta sarebbe meglio non sapere. E Libero va fino in fondo alla storia, che gli riserva dolorose sorprese.
Il paesaggio merita un discorso a sé. Non so a quale preciso luogo della Liguria si sia ispirato l’autore per ambientare il suo romanzo, ma le sue descrizioni sono così poetiche che pare di vederle: brevi, efficaci, degli acquerelli delicati, che con una pennellata dicono tutto.
“Sul mare, dagli strappi delle nuvole, cadevano ampi fasci di luce obliqua. Un ultimo piovasco andava di traverso nel vento verso Genova”.
“All’imbocco del sentiero, che conduceva all’uliveto, il calicanto splendeva in un celeste vetroso. Nell’aria ferma, si sentiva il suo profumo. Brillavano anche i limoni, nella fascia di sotto, appesi ai rami curvi”.
Stile impeccabile, ricerca precisa del vocabolo, della frase: un insieme che avvolge il lettore in un’atmosfera quasi magica. A tratti onirica e sempre (sempre!) ricca di fascino.
La parte noir in realtà è solo una sfaccettatura; c’è molto altro in questa storia, molto di più, come ho affermato all’inizio. Il lettore attento saprà coglierlo, e scoprirà di avere letto tante storie intrecciate, ricche di simboli, di suggestioni rare.
Il finale? A sorpresa, ma con un’ultima pennellata di bellezza, di speranza. E di grande attualità. Super promosso!
Rosy Volta
Lo scrittore:
Daniele G. Genova, scrittore di Celle Ligure (SV), autore di noir “Il nodo dei gabbiani”, “La campana di Rivara”, “Alla morte si arriva vivi”.
“Silenzio a Ponente” è il nuovo suo romanzo Noir, presentato in anteprima il 10 luglio ad Andora, nell’ambito del prestigioso Festival AG NOIR da lui stesso ideato undici anni fa insieme allo scrittore Andrea G. Pinketts.












