Roberto Pegorini – La doppia tela del ragno

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Editore iDobloni del Covo della Ladra / Collana iDobloni Fuori Collana
Anno 2025
Genere Noir
343 pagine – Brossura


“La doppia del tela del ragno” costituisce il secondo titolo della Trilogia Noir – Le indagini di Fabio Salvi. La recensione del primo titolo della trilogia – “Cuore apolide” – la trovate sempre qui su Contorni di noir.
“Cuore apolide” si chiude con una circostanza alquanto infelice e complicata che Fabio Salvi vive sulla propria pelle. Fabio è un giornalista di cronaca nera che, per il suo lavoro appunto, si trova a frequentare il commissariato a Milano. A Stefano – poliziotto – lo lega una cara amicizia. Stefano gli è stato molto vicino sia nelle vicende del capitolo precedente. E lo sarà ancora di più in quelle raccontate nel secondo capitolo. E non solo Stefano sarà una persona sulla quale Fabio potrà sempre contare. Lo sarà anche il resto della squadra del commissariato.
Fabio si ritrova a dover fare i conti con se stesso, con la sua vita e con il suo legame sentimentale che lo lega a Marika, la sua fidanzata.

Quello che gli è accaduto lo ha segnato profondamente, sia nel fisico che nella mente.
Tutto ciò rappresenta una devastante realtà che lo induce ad apportare delle modifiche alla sua vita. Ha lasciato il suo lavoro al giornale e ora collabora con un sito internet, allontanandosi dalle notizie di cronaca nera. Segue altri filoni di inchieste.
Ha affittato un piccolo bilocale in un paesino che si affaccia sul lago di Endine. Non ha lasciato la sua casa a Milano, il bilocale rappresenta il suo rifugio, il suo posto dell’anima dove cercare di trovare conforto, quando i pensieri fanno troppo male. Ma non sempre riuscirà a tenerli a bada.
Ha dovuto piano piano riannodare i fili della sua storia con Marika, cercando di capire insieme alla sua fidanzata, quale possa essere la maniera giusta di ritrovarsi e se quello che c’è stato tra loro possa fare ancora da base al proseguo della loro storia e da rilancio alla loro unione. E se tutto questo non bastasse, c’è un serial killer che strangola e accoltella le sue vittime e lascia tra le loro mani un pezzo di giornale con articoli proprio a firma di Fabio Salvi. Sarebbe troppo per tutti, per Fabio lo è ancora di più.

La parola che conclude “La doppia tela del ragno” racchiude in sé il senso del libro: fragilità. Spesso la società odierna tende a nasconderle, non possiamo permetterci di mostrarle, sembra di vivere in un mondo al rovescio, chi è fragile rischia molto di più, quasi che fosse colpevole di chissà quale atrocità. Le fragilità allora bisogna nasconderle e mimetizzarle. Bisogna mostrare ciò che non siamo.
L’autore, attraverso i suoi personaggi, sottolinea e mette in pratica esattamente l’opposto.
Sottolinea e mette in pratica ciò che dovrebbe essere la normalità.
Stiamo male? Stiamo sopportando qualcosa di più grande di noi? Mente e cuore stanno crollando sotto un peso insopportabile? Ci sta, succede e succede anche fin troppo spesso. Mostriamole queste benedette fragilità, facciamo in modo di porci delle domande, anche se fanno male. Non è facile per niente, anzi è complicato, devastante, contorto, tortuoso, traumatico, distruttivo.

E non crediate che alla fine del libro Fabio abbia trovato le risposte che cercava, sarebbe stato troppo facile e scontato.
Anche se con un lavoro meticoloso della squadra del commissariato, grazie anche al suo prezioso contributo nelle indagini, e anche se Fabio trova la forza giusta per riprendere a scrivere dei fatti di cronaca in cui si ritrova coinvolto, continuerà a interrogarsi, ad avere paura dei suoi limiti, a considerare quelle che ritiene le sue sconfitte.
E poi c’è la sensibilità che ho ritrovato di un bel personaggio, quello dell’agente scelto Elena Miraglia. Elena è una giovane poliziotta che fa il suo dovere in maniera impeccabile, che durante le riunioni della squadra rimane in ombra, quasi ha paura di esprimere opinioni e/o concetti per timore di dire qualcosa di sbagliato o di inutile. Però ha delle ottime intuizioni e non si tira mai indietro, tanto da essere disposta ad utilizzare le proprie ferie quando sarà necessario vigilare sull’incolumità di Fabio.
Elena rappresenta tutte le persone che credono nel proprio lavoro, che lo svolgono con professionalità e che sono disposte, quando oltre alle competenze e abilità è necessaria un forte senso di umanità, a mettere a disposizione anche il proprio periodo di ferie per una giusta causa.

È qualcosa di utopico ma voglio credere che esistano davvero questi casi, anche se credo rimangano nell’ombra mediatica così come le persone che le mettono in atto.
Roberto Pegorini ha costruito una trama ben congegnata ricorrendo all’immagine della tela del ragno. Un colpevole che ha pensato e organizzato i suoi omicidi in maniera calcolata e dettagliata, in modo tale da incastrare nel buio più totale la squadra omicidi. I componenti della squadra, pur utilizzando le migliori abilità e capacità, si troveranno ad esaminare i vari omicidi affrontando diverse difficoltà. Sarà necessario trovare il punto debole per far crollare la tela così ben tessuta dall’omicida.

La parte “gialla” e la parte “introspettiva” si fondono e si incastrano dando vita a una storia in cui sensibilità e fragilità rappresentano il fulcro centrale insieme alla consapevolezza che lavorare in simbiosi con gli altri, con professionalità e umanità, possa creare una modalità di vita più appagante e positiva.

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Roberto Pegorini vive a Casazza, un piccolo paesino della bergamasca, sul lago di Endine, anche se è milanese dove ha trascorso 36 anni della sua vita (classe 1969) e dove tuttora lavora. Giornalista e uno scrittore, dategli una tastiera e lui sta bene con sé stesso.
Nasce come giornalista e svolge questa professione dal 1994, soprattutto come nerista, la sua vera passione. Come scrittore, invece, ha pubblicato i romanzi “Vita a spicchi” (con prefazione di Gianmarco Pozzecco), “Cuore apolide” (prefazione di Cesare Cadeo), “La doppia tela del ragno”, “Nel fondo più profondo” (che formano una trilogia acquistabili sia singolarmente che in un cofanetto), “Almeno non questa notte”, “Lo hijab mancante. Inoltre ha preso parte ad alcune antologie di racconti insieme ad altri colleghi.
Da giugno 2020 a giugno 2023 è stato anche curatore della collana Cromo, per la casa editrice Caosfera, che seleziona romanzi noir, gialli, thriller e crime.
Nel 2023 “ ha ricevuto una menzione al Festival Giallo Garda per “Almeno non questa notte” ed è arrivato quarto all’Undicesimo premio internazionale Città di Sarzana, sempre con questo romanzo. Dall’estate 2021 collabora con la Libreria Covo della Ladra per il format YouTube “Una valigia di libri”.