Editore Elliot
Anno 2025
Genere Noir
448 pagine – brossura e ebook
Primo capitolo: un pirata del volante riduce in fin di vita una ragazza bosniaca che sta pedalando in bicicletta su una strada deserta nell’isola di Lanzarote, alle Canarie.
Secondo capitolo: su una lontana spiaggia venezuelana un uomo senza nome lotta per la propria vita contro un’affascinante sicaria dalla pelle ambrata.
Terzo capitolo: in Texas lo stesso uomo senza nome va incontro al suo passato, al quale ha inutilmente cercato di sfuggire.
Fin dalle prime trenta pagine di “Il tempo delle belve” s’intuisce che Victor del Árbol sta tessendo una trama sofisticata e complessa nella quale i suoi personaggi – e noi lettori con loro – finiranno inevitabilmente invischiati sino alla conclusione della storia, quattrocento pagine più avanti. Leggendo il nuovo romanzo, pubblicato da Elliot e tradotto con la consueta bravura da Pierpaolo Marchetti, si ha l’impressione che l’autore abbia voluto mischiare le carte rispetto alle opere precedenti (Nessuno su questa terra, del 2024, e Il figlio del padre, del 2022), scivolando lentamente dal giallo-noir al thriller e ampliando gli orizzonti geografici della narrazione. In questo libro non c’è più soltanto la Spagna, ma appaiono – spesso come flashback – ambientazioni lontane, dal Messico agli Stati Uniti, dall’Italia (Milano e Ostuni, in Puglia) alla vecchia Jugoslavia dilaniata dalla guerra civile di metà anni Novanta.
Come detto, la trama è sofisticata e ogni tanto si corre il rischio di perdere la traccia, ma del Árbol è bravo a mantenere alta la suspense e a riannodare poi tutti i fili nelle ultime pagine del romanzo, nelle quali le tessere impazzite del mosaico vanno perfettamente al loro posto. In “Il tempo delle belve” ritornano alcuni personaggi del romanzo precedente, ma lo scrittore spagnolo (è nato a Barcellona nel 1968) è piuttosto abile a sparigliare il gioco assegnando loro prospettive e ruoli diversi: l’ispettore di polizia malato di cancro, Julián Leal, indiscusso protagonista nel romanzo precedente, questa volta rimane in secondo piano, anche perché non è più un poliziotto e si sta avvicinando alla fine.
Il suo vice Soria, al contrario, compie il percorso inverso: spedito per punizione nella lontana Lanzarote, diventa il motore della tortuosa indagine che da un piccolo episodio secondario (l’investimento della ragazza bosniaca) ci porterà a scoprire un mostruoso piano criminale.
Nella storia ricompare anche Virginia Ortiz, ex collega e amore segreto di Leal, che a sua volta ha lasciato l’uniforme e si è “rassegnata” a diventare una manager superpagata nella miliardaria e opaca multinazionale del padre. E infine si ripresenta persino il killer senza nome dei Narcos messicani, un uomo implacabile e tormentato che assume nel romanzo un ruolo ancor più centrale ed è anche l’unico al quale Del Árbol regala la facoltà di raccontare i fatti in prima persona.
Com’è ovvio in questi casi, non si può raccontare troppo. Il fulcro dell’azione è l’isola di Lanzarote, nella quale avvengono alcuni episodi oscuri che il vice ispettore Soria, sbirro sovrappeso e tabagista spedito per punizione da Barcellona alle Canarie per far passare gli ultimi due anni che gli mancano alla pensione, comincia a mettere in relazione fra loro: lo strano investimento della ragazza bosniaca, l’uccisione di tre balordi che avevano avuto un ruolo nel furto dell’auto pirata e infine la strage di operai nell’incendio di una fabbrica, che guarda caso appartiene alla multinazionale del padre di Virginia Ortiz, cioè l’ex superiore di Soria.
Nel romanzo di del Árbol c’è molta azione, compare parecchio sangue e fa capolino un disegno criminale orribile da parte delle “belve” citate nel titolo. Ingredienti che sembrano far virare Il tempo delle belve verso il thriller all’americana. Ma Victor del Árbol è spagnolo e rientra a pieno titolo nell’alveo del grande noir europeo, perciò anche se preme sull’acceleratore dell’azione alla fine dimostra di prediligere i toni grigi dei tormenti esistenziali e degli approfondimenti psicologici, offrendo al lettore personaggi ambigui nei quali bene e male sono intrecciati in modo talora indistinguibile.
Giorgio Ballario
Lo scrittore:
Victor del Árbol, nato a Barcellona nel 1968, ha lavorato per vent’anni nella Policia de la Generalitat de Catalunya. Ha esordito nel 2006 con El peso de los muertos, con cui ha vinto il Premio Tiflos de Novela. Tradotto internazionalmente, ha incontrato uno straordinario successo in Francia, dove i suoi romanzi sono pubblicati da Actes Sud e dove ha vinto il Prix du Polar Européen con La tristeza del samurái (2012), il Grand Prix de Littérature Policière (2015) e il Premio SNCF du Polar (2018) con Un millón de gotas, e nel 2018 è stato insignito del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres. Nel 2016 ha vinto in Spagna il prestigioso Premio Nadal de novela con La víspera de casi todo. Dell’autore, Elliot ha pubblicato nel 2022 Il figlio del padre, vincitore a Valladolid, Spagna, della prima edizione del Premio Blacklladolid e nel 2023 Nessuno su questa terra.












