Agustina Bazterrica – Le indegne

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Editore Eris Edizioni
Anno 2025
Genere Horror
204 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Francesca Signorello


Sono passati molti anni da quando la fine della pace climatica dell’Olocene era qualcosa relegata agli schermi degli smartphone. Quelle immagini da paesi lontani e sfortunati sono diventate le città e poi i quartieri in cui viviamo, una nuova realtà collettiva, fatta di disastri, collasso dei sistemi, catastrofi senza soccorsi in arrivo. L’orrore dell’eterno presente della mera sopravvivenza. Una bambina diventa una giovane donna in questo mondo di rovine, non ricorda se non a tratti ma adesso è lì, in quello che sembra un antico monastero. Cerca di ricordare, prova a resistere, tiene un diario notturno su cui ritessere la trama della sua vita. Non sa il suo nome ma sa che deve sopravvivere, deve scrivere nonostante sia vietato, vuole scalare la gerarchia della comunità assediata in cui si ritrova. È una indegna, una delle tante donne spezzate ma non mutate e abbastanza sane da essere state accolte nella comunità e non uccise al cancello. Il mondo si è trasformato in un sistema di prigioni oscure e luoghi mortali: diventando una diafana la protagonista è certa di avere il diritto a luogo di luce.

… gli animali che giravano in cerchio per settimane, mesi, senza che nessuno riuscisse a trovare una spiegazione, finché non impazzivano di stanchezza e stramazzavano al suolo; la città distrutta; i cicchi di grandine grossi come frutti che precipitavano dal cielo con il fragore delle bombe, proiettili di ghiaccio che squarciavano il fragile velo della civiltà; i raccolti rovinati; le ondate di caldo estremo, i pesci che cuocevano vivi nel mare bollente, i pesci che morivano di sete nei fiumi, la siccità, le guerre per l’acqua, la penuria, la fame, la sete, il tracollo, mia madre morta nella stessa cucina in cui aveva danzato qualche anno prima. La cucina senza sole, con la finestra sbarrata, senza caffè né cibo, senza acqua né elettricità, colma di paura. Le ho accarezzato le mani secche, le ho dato un bacio sulla fronte, l’ho coperta con una trapunta sporca e sono andata via. Non ho pianto.

Nelle prime densissime pagine de Le indegne, la scrittrice Agustina Bazterrica introduce la protagonista senza nome e i luoghi senza pietà e senza speranza in cui vive come in piccoli mondi interiori e fisici della Catastrofe ma soprattutto paga i debiti con la tradizione letteraria di riferimento. Questa protagonista è una sopravvissuta alla wasteland e una testimone, Bazterrica le fa portare il peso delle eroine de L’anno del Diluvio e del Racconto dell’Ancella, della Rachel di Borne, dei monaci ne Un cantico per Leibowitz. La protagonista attraversa la vicenda tra le mura dell’antico monastero, giorno dopo giorno, ora dopo ora, nella vita durissima di una comunità religiosa, fatta di privazioni, umiliazioni, preghiere incomprensibili e torture. Momenti di calma e scene di punizioni e degradazione si alternano con quelli del mondo fuori dal controllo della comunità. Gli orrori disciplinari e rituali con cui il culto apocalittico gestisce la vita della comunità appaiono come sopportabili, incredibilmente accettabili e ragionevoli, un nuovo orrore quotidiano normalizzato, una volta messi a confronto con l’alternativa di un pianeta dal clima folle, divenuto inadatto alla vita umana, qualcosa di cui pian piano la protagonista ricorda.

Il romanzo risulta dinamico, le sfide e i pericoli, i piani futuri e la routine sono solo una parte della trama. Tra il mondo fuori e quello all’interno delle mura, tra eventi climatici estremi e alieni e la risposta e le profezie della comunità, c’è come un continuo dialogo in cui le risposte sono fatte di silenzi e grida strozzate e speranze. A tratti fiabesco, ricco di personaggi che sembrano spettri in lotta per tornare a esseri vivi o restare nell’aldilà, le indegne lottano con il proprio corpo e contro il corpo. Molto bella la descrizione per accenni e sottrazione dei riti e della struttura del culto, quasi una teologia del dolore, forse quello che rimane della policy of pain che ha portato al collasso del clima, un ultimo stadio di un’umanità che forse vuole trascendere nell’estinzione. È una teologia della morte della Terra, orrore e sublime si contendono i volti dei personaggi e singole frasi.

A volte penso che sia tutto inutile. Perché continuo a rischiare la vita con questo libro della notte? Perché non posso farne a meno, perché se lo scrivo significa che è successo davvero, se lo scrivo forse non saremo solo parte di un sogno contenuto in un pianeta, dentro un universo nascosto nell’immaginazione di qualcuno che vive nella bocca di Dio.

È un romanzo più complesso del bellissimo Cadavere squisito, con una struttura più elaborata, una prosa altrettanto ispirata ma più evocativa. Luci e ombre nella pagina si svolgono con più sfumature. Le Indegne si compone di flashback, flussi di eventi e coscienza, scene dove la suspense e l’horror dominano. Le pagine in cui la scrittrice mostra la degradazione del mondo di prima, della lotta e sopravvivenza dei bambini ferali sono tutti momenti di grande scrittura. L’apocalisse multilivello e generazionale della Bazterrica è realistica, coerente, funzionale alla trama rimanendo capace di suggerire l’ignoto, il panico, il terrore religioso che le forze della Natura traviata possono suscitare. La scrittura del diario della protagonista è al servizio del recupero della memoria e dell’elaborazione del trauma ma pagina dopo pagina qualcos’altro emerge. Per il lettore e la lettrice è uno sguardo nel passato della protagonista che è un presente che sembra incombere su chi legge. Le indegne è un horror ad alta verticalità in un immaginario post-apocalittico che è canonico. Alla fine dell’arco c’è una protagonista devastata come il pianeta ma il cui spirito è ancora vivo, che grida come abbiamo fatto ma con una scintilla del meglio dell’essere umano.
L’apocalisse come rivelazione e come “fine del mondo come lo conosciamo”, questo scrivere un altro grande romanzo della Notte, conferma la Bazterrica come meravigliosa, essenziale scrittrice apocalittica.

Antonio Vena


La scrittrice:
Agustina Bazterrica è nata a Buenos Aires nel 1974. È una delle voci più importanti di questi anni, i suoi romanzi Cadavere Squisito (Cadáver exquisito, 2017) diventato un fenomeno editoriale nella sua edizione statunitense Tender is the flesh, e Le Indegne (Las indignas, 2023), tradotti entrambi in Italia da Eris edizioni, sono stati pubblicati in tutto il mondo e sono diventati un grande successo internazionale con il plauso della critica e di testate come The New York Times, The Guardian, The Wall Street Journal, The Washington Post, Le Monde, El País e O Globo. Ha pubblicato anche le raccolte di racconti Antes del encuentro feroz (2016) e Diecinueve garras y un pájaro oscuro (2020) e il romanzo Matar a la niña (2013).

La traduttrice:
Francesca Signorello traduce dall’inglese e dallo spagnolo. Collabora con vari editori, tra cui Eris, Gribaudo, Mondadori, Il Saggiatore e Zona 42. Nel 2023 è risultata finalista al Premio di traduzione Letra-Andalo con I corpi dell’estate di Martín Felipe Castagnet (Zona 42). Per Eris ha tradotto Cadavere squisito di Agustina Bazterrica.