John Banville – L’annegata

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Editore Guanda / Collana
Anno 2025
Genere Gialli e Thriller
320 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Irene Abigail Piccinini


John Banville è una delle voci più raffinate e riconoscibili della letteratura contemporanea, spesso indicato come uno degli scrittori irlandesi più innovativi per la combinazione di rigore formale, gravità intellettuale e virtuosismo stilistico. Vincitore del Booker Prize, con Il mare, nel 2005, ha costruito un’opera che coniuga ossessione per la memoria, indagine sull’identità e riflessione implacabile sulla colpa, temi che ritornano con variazioni continue in tutto il suo lavoro.
Accanto ai romanzi “letterari” firmati con il suo nome, ha sviluppato – sotto lo pseudonimo di Benjamin Black – una delle più eleganti declinazioni moderne del noir europeo, centrata sul patologo Quirke e sull’Irlanda degli anni Cinquanta come paesaggio di repressioni silenziose e segreti familiari. Lo pseudonimo non serve a mascherarsi, ma a distinguere due modalità di scrittura: da un lato la prosa lenta, cesellata, quasi ossessiva del Banville “alto”; dall’altro una scrittura più rapida e istintiva, orientata alla trama e al ritmo, pur senza rinunciare al suo marchio stilistico. In libri come L’annegata, tuttavia, questa distinzione sfuma, come se l’autore riunisse definitivamente le due anime della propria opera in un’unica voce narrativa.

La trama in breve. Irlanda, anni Cinquanta. In una sera d’autunno Denton Wymes – uomo solitario, schivo, segnato da un passato che preferirebbe dimenticare – scopre una Mercedes abbandonata in un campo vicino alla roulotte dove vive con il suo cane. Il suo istinto sarebbe quello di allontanarsi: Wymes sa quanto sia facile, in un paese piccolo e diffidente, finire nei guai; ma poco dopo compare Ronnie Armitage, proprietario dell’auto, sconvolto dalla paura che la moglie, dopo un violento litigio, si sia gettata in mare. Le ricerche della polizia locale non portano a nulla e il caso viene affidato all’ispettore Strafford della polizia di Dublino, uomo riservato e metodico, anch’egli attraversato da fratture private. È davvero un suicidio, come tutto sembra suggerire, o la scomparsa nasconde qualcosa di più complesso?
“Aveva la sensazione che tutto fosse una messinscena e che stessero tutti recitando, lui compreso.”

Man mano che l’indagine procede, Strafford intuisce che quella donna svanita nel nulla è solo la punta di un iceberg: sotto la superficie emergono matrimoni infelici, relazioni clandestine, bugie condivise e colpe accuratamente sepolte da una comunità pronta a difendere le proprie ipocrisie. Parallelamente, l’ispettore è costretto a confrontarsi con la propria vita: una moglie che chiede il divorzio, ancora proibito in Irlanda in quegli anni, e una relazione segreta con la giovane Phoebe, figlia dell’anatomopatologo Quirke, che gli rivela di essere incinta. In un paese imprigionato da rigide convenzioni morali e religiose, indagini e vicende private finiscono per intrecciarsi sempre più strettamente, mentre il mare – presenza costante sullo sfondo – diventa il luogo simbolico in cui convergono desiderio di fuga, paura e annientamento. Tra segreti, tradimenti e vendette, L’annegata costruisce un crescendo teso e inquieto, in cui ogni personaggio nasconde una crepa destinata ad aprirsi fino a diventare una voragine.

Con L’annegata, Banville conferma che il mistero, per lui, non è mai un semplice enigma da risolvere, ma una questione di coscienza da interrogare. L’incipit – automobile abbandonata, crepuscolo, mare minaccioso – chiarisce subito l’ambizione del romanzo: non guidare il lettore lungo un rassicurante percorso di indizi, bensì immergerlo in un’atmosfera di sospensione morale, dove ciò che conta è la zona grigia tra innocenza e colpa.
Denton Wymes, con la sua misantropia quasi grottesca e il desiderio di isolamento, sembra uscire da una lunga tradizione banvilliana di uomini che osservano il mondo con un misto di repulsione e attrazione. In questo senso, L’annegata dialoga apertamente con Eclisse e soprattutto con Il mare, in cui un narratore inaffidabile rielabora, attraverso la memoria e una prosa lirica, l’impatto della perdita e della colpa: anche lì la trama è quasi secondaria rispetto al movimento della coscienza, e la verità resta parziale, frammentata, mai pacificata.
“La vita, la cosiddetta vita, era una festa di compleanno fuori controllo, con grida e schiamazzi e giochi di cui non conosceva le regole.”

Il mare è stato spesso letto come una lunga meditazione sul lutto e sul ritorno ai luoghi dell’infanzia, dove il protagonista, dopo la morte della moglie, tenta di ricomporre il proprio passato con una voce sospesa tra lucidità e autoinganno. La narrativa di Banville interroga costantemente il rapporto tra memoria e autenticità: i suoi narratori, sfuggenti e consapevolmente imperfetti, mostrano che il racconto di sé è sempre una costruzione, non una semplice registrazione dei fatti.
L’annegata si colloca in pieno in questa linea: l’elemento investigativo fornisce una struttura più visibile e “di genere”, ma la sostanza resta quella di un romanzo sulla difficoltà di sostenere lo sguardo sulle proprie omissioni, sulle colpe taciute, sulle vite non vissute fino in fondo. Il caso offre l’illusione di una soluzione, ma il nucleo del libro è il modo in cui i personaggi si raccontano ciò che è accaduto – e ciò che preferirebbero non ricordare – in un’Irlanda in cui religione, rispettabilità e vergogna rendono ogni verità quasi insostenibile.

Banville scrive con una prosa che accetta lentezza, digressione, persino ironia, senza perdere tensione narrativa. In Il mare questa prosa “iperstilizzata” ha trasformato un intreccio apparentemente convenzionale in un libro capace di vincere il Booker Prize e di dividere lettori e critica: amato per densità di immagini e musicalità della frase, respinto da chi lo trova freddo o artificiosamente letterario.
“Una cosa il mondo non era disposto a fare: lasciarti in pace, per conto tuo, da solo.”
I lettori che conoscono Banville come Benjamin Black ritroveranno in L’annegata l’Irlanda degli anni Cinquanta come teatro di repressioni silenziose, il peso della Chiesa, l’onnipresenza del non detto, ma noteranno anche come qui l’autore sembri fondere definitivamente tensione narrativa del noir e riflessione metafisica del romanzo “alto”. Le due firme, Banville e Black, disegnano in realtà un unico ciclo: colpa, vergogna, fallimento dei legami familiari e identità scisse ritornano sia nei libri di Quirke sia nei romanzi letterari, creando una fitta rete di echi interni.

Nel romanzo il mare è più di uno sfondo: è simbolo di cancellazione e ritorno, forza che inghiotte e restituisce, promette oblio e insieme conserva memoria, in continuità con il ruolo che aveva in Il mare, dove segnava il punto di contatto tra trauma e rievocazione. La donna scomparsa diventa una presenza fantasmica, meno personaggio che catalizzatore di desideri, paure e menzogne maschili, confermando l’interesse di Banville per le crepe interiori più che per la psicologia realistica in senso stretto.
L’annegata è un romanzo elegante, inquieto, profondamente banvilliano: non è un thriller nel senso convenzionale del termine, e chi lo affronta aspettandosi ritmo serrato e colpi di scena continui rischia di restare spiazzato. Non sorprende che i libri di Banville – da Il mare a questo romanzo – tendano a polarizzare i lettori, tra chi ne celebra la scrittura come una delle più raffinate della narrativa irlandese contemporanea e chi la percepisce come troppo lenta o cerebrale rispetto alle attese del genere.

Per il lettore disposto ad accettare un mistero che non si chiude del tutto, un’indagine che è anche – e soprattutto – un esame morale, L’annegata offre una delle esperienze più ricche della narrativa europea recente, confermando Banville come uno degli scrittori più lucidi e implacabili nel raccontare l’ombra dietro le nostre certezze. Come spesso accade nei suoi romanzi, il vero enigma non è che cosa è successo, ma che cosa siamo disposti a credere e quanto siamo pronti a convivere con ciò che resta sommerso.

Andrea Novelli


Lo scrittore:
John Banville è nato a Wexford, in Irlanda, nel 1945. I suoi titoli nel catalogo Guanda: L’intoccabile, Eclisse, L’invenzione del passato, Ritratti di Praga, Il mare (vincitore del Booker Prize 2005), Dove è sempre notte, Un favore personale, Isola con fantasmi, Congetture su April, Teoria degli infiniti, Un giorno d’estate, Una educazione amorosa, La bionda dagli occhi neri, False piste. Ricordiamo inoltre i due romanzi La notte di Keplero e La lettera di Newton, che insieme a La musica segreta, con protagonista Copernico, completano la trilogia dedicata alle rivoluzioni che hanno segnato la nascita della scienza moderna.