Andrea Pennacchi – Una foresta di scimmie

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Editore Marsilio / Collana Lucciole
Anno 2025
Genere giallo, storico, umoristico
304 pagine – brossura e ebook


L’attore e autore (auttore?) Andrea Pennacchi ci riporta al cospetto del giovane William Shakespeare, ancora bloccato in Veneto dopo gli eventi descritti nel precedente “Se la rosa non avesse il suo nome”. È ancora una volta accompagnato dal fedele Vincenzo Saviolo (che stavolta, sulla copertina, è palesemente l’autore in persona), veterano della battaglia di Lepanto che ha giurato di non uccidere mai più, sempre più burbero; da Luc, un giovane medico che in realtà non è che Elena Lucrezia Corner/Cornaro Piscopia, una delle prime donne laureate al mondo (che in realtà è nata trent’anni dopo la morte di Shakespeare, quindi ovviamente si tratta di un’omonima); e da Pistola, un alfiere irascibile e bigotto, pronto a citare versi biblici più o meno a proposito.

Troviamo il quartetto su un barcone diretto verso Venezia, dove il nostro Will, che Saviolo insiste a chiamare nelle maniere più disparate creando un tormentone piuttosto buffo anche se un po’ ripetitivo, spera di poter chiedere aiuto a un certo Antonio, un ricchissimo mercante. Di Venezia. William Shakespeare che ha a che fare con un mercante di Venezia. Non vi ricorda qualcosa?
Comunque, i nostri protagonisti finiscono per incontrare anche un antipatico usuraio residente nel Ghetto, un tal Shiloh noto anche come Shylock, l’ereditiera Porzia con la sua affascinante serva Nerissa, il buon Tubal che è il primo ebreo che “Will” abbia mai incontrato (e che gli sta simpatico)… insomma, dopo averci raccontato come Shakespeare abbia trovato l’ispirazione per “Romeo e Giulietta”, stavolta Pennacchi ci narra la vera storia alle spalle de “Il mercante di Venezia”.
Ovviamente la situazione precipita molto in fretta, e i quattro si ritrovano sospettati dell’omicidio di una persona molto importante. Perché a quei quattro le cose non possono andare lisce, ci mancherebbe altro.

“Una foresta di scimmie”, titolo molto particolare del quale scopriremo l’interessante significato leggendo il libro, è sicuramente un libro divertente. Ci sono dei momenti in cui la risata non può non scappare, tra l’atteggiamento da pesce fuor d’acqua di Will, il personaggio del vecchio brontolone di Vincenzo, le sparate bibliche di Pistola e Luc che fatica sempre di più a fingersi un uomo; ci sono anche, come ho menzionato prima, gli strafalcioni di Saviolo quando menziona il cognome di Spesp… Sclerst… Sping… Shakespeare, anche se stavolta molti dei suoi errori ci suggeriscono un giudizio da parte di Vincenzo su quanto il suo protetto ha appena fatto o detto, con il fiore all’occhiello di uno spettacolare “Scampspeare” in un’occasione in cui il personaggio ha tagliato la corda.

La lingua veneta (al periodo non si parlava di dialetto) è ancora una volta co-protagonista del libro, con Will che continua a faticare a capirla dando così, molto spesso, la possibilità a questo o quel personaggio di chiarire le cose per il lettore che non ha dimestichezza con il veneziano. Ma ci sono alcune espressioni e alcuni passaggi in cui non viene data alcuna spiegazione. In un’interessante intervista con Niccolò Mennitti Ippolito, Pennacchi afferma: “Ci sono cose che vanno dette in una certa lingua”. Nella stessa intervista, porta anche l’esempio di un autore che lui stesso definisce “molto più illustre”: Andrea Camilleri. Anche lì, per far sì che i personaggi “parlino come mangiano”, appaiono non solo le sgrammaticature e le espressioni sgangherate che tutti abbiamo imparato a conoscere, chi dai libri chi dai film, ma anche il dialetto, o la lingua regionale.

“Una foresta di scimmie” è un romanzo veramente divertente, in entrambi i sensi dell’espressione: fa ridere, ma anche intrattiene il lettore, che si ritrova incollato alla pagina. Il mistero sul quale i protagonisti si ritrovano loro malgrado a indagare è interessante, per nulla scontato, e i personaggi minori sono interessanti e tridimensionali.
Sicuramente avere letto “Se la rosa non avesse il suo nome” aumenterà il piacere della lettura, dato che molte delle dinamiche tra i personaggi derivano dagli eventi narrati lì, ma non è strettamente necessario averlo fatto. In ogni caso, quindi, vi consiglio la lettura di “Una foresta di scimmie”.

Marco A. Piva


Lo scrittore:
Andrea Pennacchi (Padova, 1969) è attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore. Oltre a “Se la rosa non avesse il suo nome”, il suo primo giallo, ha all’attivo diversi libri, tutti pubblicati da People.