Editore Delos Digital
Anno 2026
Genere Noir
44 pagine – ebook
È un racconto ed è un peccato.
Peccato che l’autrice non abbia voluto dare lo status più nobile di romanzo a questa storia noir a tinte fosche, quelle che nei mesi più freddi dipingono Pavia con una quantità infinita di sfumature di grigio, probabilmente anche più di cinquanta ma con meno falso erotismo da pruderie d’oltreoceano e più umanità dispiegata sulle rive del Ticino.
Colore e sfumature che si addicono perfettamente alla trama che si srotola sulle pieghe di un’umanità dolente rappresentata dalle due figure centrali del racconto, l’ispettore capo Mauro Morsetti che deve portare su di sé l’opprimente fardello di una perdita troppo prematura per poter essere metabolizzata in breve tempo.
Una perdita molto simile a quella con cui convive da diversi anni un’anziana donna che vive lungo l’argine del Ticino che con le sue deliranti ma veritiere parole rappresenterà l’unico appiglio a cui Morsetti si potrà aggrappare per impedire l’archiviazione sotto forma di incidente di un caso di omicidio.
Proprio per questa sua attenzione a ciò che accade lungo le sponde del fiume l’ispettore la soprannomina “la Lavandaia” traendo ispirazione dalla statua della Lavandaia, monumento alla fatica di queste lavoratrici pavesi che, posto sulla riva del fiume, pare vegliare sulla città custodendone i segreti.
Segreti che come i traffici e le relazioni pericolose non si limitano alle rive del Ticino ma penetrano nel tessuto più profondo della città contaminando ambienti altolocati fatti di cerchie ristrette di persone che vivono di pochi timori e molte certezze, grazie alle quali si sentono in grado di sfidare apertamente l’ispettore dotato invece di pochi sospetti e nessuna prova.
La storia noir ha, come in tutti i racconti, vita breve ma la prosa dell’autrice pare non interessarsene molto preferendo concentrarsi sul dolore intenso e inestirpabile che accomuna i protagonisti in una sofferenza simbiotica attraverso la quale comunicano forse ancor meglio che con le parole e, alla fine, è forse più importante ciò che riporta alla vita i sentimenti di un protagonista che non la giustizia tardiva che non restituisce ai propri cari le persone che non ci sono più.
Mauro Bossi
La scrittrice:
Cecilia Zonta nasce a Pavia e vive nel pavese. Dopo gli studi classici si è laureata in biologia, dedicandosi per anni alla ricerca in campo biomedico. Attualmente si occupa di sicurezza sul lavoro in Università. Appassionata di letteratura, si è focalizzata sul genere giallo/thriller/noir, soprattutto di autori italiani, di cui è instancabile lettrice. Con i suoi racconti è arrivata in finale al Giallofestival 2023-2024, al Ceresio in giallo 2023-2024 e al Corenno in giallo 2024. Un suo racconto breve verrà pubblicato nell’antologia 365 racconti thriller di Delos Digital.












