Editore Longanesi / Collana La Gaja scienza
Anno 2026
Genere mistery, thriller
288 pagine – rilegato e ebook
Traduzione di Giulia Pillon
Martta Kaukonen è una delle voci più interessanti emerse negli ultimi anni nel panorama del noir nordico. Giornalista culturale e critica cinematografica prima di dedicarsi alla narrativa, Martta Kaukonen porta nei suoi romanzi uno sguardo affilato sul linguaggio delle immagini, sul montaggio delle scene e sulla costruzione della suspense psicologica. Il successo internazionale è arrivato con Butterfly, thriller cupo e stratificato che ha imposto il suo nome anche fuori dalla Finlandia, distinguendola per un approccio meno procedurale e più interiore al genere. Darkness. E dentro il buio mi vedrai (pubblicato in inglese come Meet Me in the Darkness) conferma e approfondisce questa cifra stilistica.
La trama in breve. Ira è una giovane giornalista che lavora nella redazione del principale quotidiano finlandese, un ambiente dove la cronaca nera scandisce il ritmo delle giornate e modella lo sguardo su ciò che accade. Accanto a lei c’è Arto, il padre, figura centrale e irrisolta: giornalista di lungo corso, brillante e controverso, con cui Ira ha da poco ricostruito un rapporto segnato da fratture profonde e mai del tutto rimarginate. L’equilibrio precario su cui si regge la loro relazione viene messo in crisi dal riemergere di un ricordo disturbante: Ira è convinta di aver ucciso un uomo con una scure. Non sa se si tratti di un’allucinazione, di una rimozione o di una verità sepolta dalla mente per sopravvivere. Da quel momento, i casi di cronaca di cui si occupa iniziano a presentare inquietanti analogie con ciò che crede di ricordare, trascinandola in una zona sempre più ambigua, dove il confine tra osservatrice e possibile protagonista si assottiglia. In parallelo, l’ispettrice Kerttu, prossima alla pensione, indaga su un omicidio di particolare ferocia. L’inchiesta prende una direzione inattesa con il ritrovamento di un diario attribuibile all’assassino: un documento frammentario e ossessivo che suggerisce l’esistenza di una catena di delitti e mette in discussione le certezze dell’indagine. Il caso coinvolge anche Arto, riaprendo vecchi legami professionali e zone d’ombra che sembravano archiviate.
Le due traiettorie narrative avanzano lentamente l’una verso l’altra, mentre la fiducia nella memoria, nella cronaca e nelle versioni ufficiali dei fatti si fa sempre più fragile. Al centro del romanzo resta una domanda inevitabile e destabilizzante: quanto possiamo davvero fidarci dei nostri ricordi, quando sono l’unico strumento che abbiamo per dare un senso alla realtà?
“In Finlandia non era mai successo che la polizia entrasse in possesso del diario di un serial killer.”
Con Darkness. E dentro il buio mi vedrai, Martta Kaukonen firma un thriller che rifiuta la comfort zone del genere. Chi si aspetta un’indagine classica, scandita da indizi equamente distribuiti e colpi di scena calcolati, rischia di restare spiazzato. Questo romanzo non chiede al lettore di giocare a risolvere un enigma, ma di vivere un dubbio. Il cuore del libro, infatti, non è la scoperta del colpevole, bensì la natura stessa della colpa. La romanziera finnica lavora sul terreno scivoloso della memoria traumatica, tema che richiama la lezione di autori come Gillian Flynn (Sharp Objects) o Tana French, soprattutto nei romanzi in cui l’indagine diventa un pretesto per esplorare l’identità fratturata dei personaggi. Come in In the Woods, anche qui il passato non è un archivio ordinato, ma un luogo che muta come un poliedro a seconda di chi lo guarda e di come lo si guarda.
La scrittura di Kaukonen è sobria, controllata, quasi chirurgica. Non indulge mai nel compiacimento della violenza, pur raccontando scene di grande durezza emotiva. La scelta di affiancare una protagonista giornalista a una poliziotta prossima al ritiro non è casuale: entrambe osservano il mondo, entrambe interpretano i fatti, entrambe sono costrette a fare i conti con ciò che resta fuori dall’inquadratura. In questo senso, Darkness. E dentro il buio mi vedrai dialoga apertamente con il precedente romanzo Butterfly, dove la manipolazione della percezione e il tema del controllo erano già centrali, ma qui trovano una declinazione più matura e meno programmatica.
“Quello che avevo visto non era il mio riflesso.”
Uno degli aspetti più riusciti del libro è il rapporto tra Ira e Arto. La scrittrice di Helsinki evita la tentazione del padre simbolico o del trauma spiegato didascalicamente. Il loro legame è fatto di silenzi, omissioni, tentativi maldestri di protezione. Ricorda, per intensità emotiva, certe dinamiche familiari presenti nei romanzi di Jo Nesbø più intimisti, quando l’indagine si ritrae e lascia spazio alla ferita privata. Non mancano, tuttavia, elementi divisivi. Infatti il romanzo offra pochi appigli razionali al lettore che ama ricostruire il puzzle prima della rivelazione finale. È una critica fondata, ma che probabilmente nasce da un fraintendimento di fondo: Darkness. E dentro il buio mi vedrai non è un giallo a enigma, bensì un thriller della percezione. Qui la tensione non nasce dal chi è stato, ma dal posso fidarmi di ciò che so di me stessa? In questo senso, Kaukonen si avvicina più a autori come Sarah Pinborough (Behind Her Eyes) o persino a certa narrativa di Daphne du Maurier, dove l’ombra psicologica conta più della prova materiale. L’uso del diario come dispositivo narrativo – potenzialmente inaffidabile, disturbante, ambiguo – rafforza questa linea, trasformando il testo in una riflessione sul racconto stesso e sulla sua capacità di manipolare chi legge.
“Il tratto dell’assassino era infantile, simile a quello di una bambina, eppure elegante e sinuoso.”
Il finale è coerente con l’impostazione del romanzo: non rassicura, non consola, ma chiude il cerchio tematico con rigore. L’autrice finlandese non cerca l’effetto shock a tutti i costi. Preferisce lasciare il lettore con una sensazione persistente di inquietudine, quella che accompagna le storie migliori anche dopo l’ultima pagina. Darkness. E dentro il buio mi vedrai è un thriller intelligente, oscuro e profondamente contemporaneo. Non è adatto per chi cerca solo intrattenimento, ma per lettori disposti ad accettare l’idea che la verità, a volte, non sia un punto d’arrivo bensì una frattura. Martta Kaukonen conferma di essere un’autrice capace di usare il genere come strumento critico, esplorando il trauma, il potere e la memoria con una voce personale e riconoscibile. Un romanzo che dialoga con il meglio del noir psicologico internazionale e che la consolida come una presenza da seguire con attenzione nel panorama europeo.
Andrea Novelli
La scrittrice:
Martta Kaukonen vive a Helsinki. Prima di diventare una scrittrice a tempo pieno è stata critica cinematografica per i più importanti giornali nazionali. Il suo romanzo d’esordio, Butterfly, è stato un grande successo di pubblico e di critica in Finlandia e in tutta Europa: tradotto in 16 paesi, arrivato in vetta alle classifiche dello Spiegel in Germania, presto diventerà una serie tv.












