Stefano Merenda – La verità su Salomon Loeb

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Editore Morellini
Anno 2026
Genere Noir
179 pagine – brossura e ebook


Siamo nella Milano del 1985. Salomon Loeb è un anziano ebreo tedesco rifugiatosi nel capoluogo lombardo alla fine della seconda guerra mondiale forse perché Mailand, in tedesco, gli ricordava, come suono, Mein Land, il mio paese, un paese dove ricominciare a vivere, dove costruirsi un nuovo e sereno futuro, dove non aveva un passato.
Nonostante gli acciacchi dovuti all’età e la sua andatura claudicante a causa di una malformazione congenita, Salomon non rinunciava mai alla sua passeggiata mattutina lungo via Melchiorre Gioia dove abitava.
Come, del resto, non rinunciava ad iniziare la sua giornata ascoltando vinili di John Coltrane, George Gershwin e Satchmo: il suo amato jazz.
Per lui Milano è jazz perché non la puoi comprendere fino in fondo, è fatta di rigore e improvvisazione, storia e avanguardia, ed è proprio quando pensi che non abbia più nulla di nuovo da raccontarti che ti sorprende con nuovi accordi che, come un assolo di sassofono, la rendono unica, inafferrabile, o stonata per chi non la sa capire.

La sua routine quotidiana viene, però, spezzata quando il nipote Riccardo di nove anni viene sospeso da scuola per aver disegnato una svastica sul muro dell’istituto. Salomon si trova, così, costretto a confrontarsi con fantasmi che credeva sepolti nella Germania nazista e soprattutto deve trovare il coraggio di raccontare la verità a suo nipote su ciò che ha vissuto durante gli anni più bui della sua vita e del Novecento.
Inizia, così, una narrazione intensa, sofferta e drammatica del passato di Salomon ma necessaria per poter costruire un ponte emotivo tra nonno e nipote, tra passato e presente, mostrando come le ferite della storia continuino ad influenzare le nuove generazioni.

L’autore alterna tenere descrizioni di momenti quotidiani a sequenze di profondo e cruento impatto emotivo facendoli drammaticamente coesistere: il bene e il male, l’eterna dicotomia, e dove sta il confine?
Interessante ed efficace la modalità dialogica tra nonno e nipote di cui si serve Merenda per raccontare a chi non c’era gli orrori del Nazismo affinché si sappia cosa succedeva realmente nei campi di “lavoro”.
Il racconto sofferto ma necessario del vecchio Salomon vuole essere nello stesso tempo un insegnamento e un monito per le nuove generazioni, che suo nipote, Riccardo, incarna e rappresenta.

I giovani, attraverso la trasmissione della memoria (storica), devono rendersi consapevoli di quanto la cattiveria e l’odio insito negli uomini possono far compiere atti riprovevoli e atroci per raggiungere uno scopo e sapere che il seme dell’odio che la natura pianta in noi sin dalla nascita in alcuni si sviluppa e cresce, in altri non trova terreno fertile e muore e ciascuno di noi deve essere quel terreno non fertile.
Salomon aveva trascorso con Riccardo giornate belle e intense ma erano le ultime. Gli aveva lasciato in eredità la sua storia, che forse, l’avrebbe reso un uomo migliore.
Riccardo, dal canto suo, aveva ripensato alla storia di suo nonno e compreso che era stato uno stupido a disegnare quella svastica, non ne aveva idea, a scuola non glielo avevano mai raccontato. Era profondamente dispiaciuto, pentito e cambiato.
La storia di vita di Salomon Loeb è molto più complessa e sfaccettata di quella raccontata al nipote.

La figura di Franz Herzog, amico d’infanzia di Salomon e che avrà uno spazio importante nel romanzo, rappresenta l’incarnazione del Male e della cattiveria umana. In lui il seme dell’odio ha trovato un terreno fertile in cui si è sviluppato e cresciuto in modo imponente.
Metaforicamente Franz Herzog rappresenta la parte malvagia che c’è in ognuno di noi e che può prevalere se non viviamo in un ambiente amorevole, fecondo, generoso e attento.
Così molto spesso si finisce, forse inconsciamente o forse no, di raccontare agli altri e a se stessi una propria verità quella che fa più comodo, quella che ti fa sentire meno in colpa, quella che gli altri vorrebbero sentire e soprattutto quella che ti permette di andare avanti giorno dopo giorno indossando quella maschera che ti fa sentire “al sicuro”, protetto da ciò che fa più paura: la propria coscienza.
Ritornando a noi, qual è la verità su Salomon Loeb? È quella che tutti conoscono o credono di conoscere? Ancora chi è realmente Salomon Loeb? È l’ebreo tedesco sopravvissuto al Terzo Reich?

Mai come in questo romanzo il finale è, volendo usare un eufemismo, sorprendente e sconvolgente. Un finale che personalmente mi ha lasciato una profonda amarezza sotto diversi punti di vista e una infinita tristezza ma, forse, era questo l’intento dell’autore e, se così fosse, ci è riuscito davvero molto bene.

Benedetta Borghi


Lo scrittore:
Stefano Merenda (Milano 1973) vive da più di vent’anni a Monaco di Baviera. Ha pubblicato tre romanzi, I cacciatori di alberi (Edizioni di latta, 2008), Il tempio della piccola foresta (Algra Editore, 2016) e Il sogno di Rodrigo (Morellini, 2020), ha scritto sceneggiature per cortometraggi didattici (Spotlight Verlag) e collaborato alla stesura di Alternative Guide Munich (The Trip/Air Dolomiti 2019). Il suo racconto L’onda è contenuto nella raccolta Monaco d’autore (Morellini 2016).