Santiago Gamboa – Colombian Psycho

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Edizioni E/O / Collana Dal Mondo
Anno 2026
Genere Noir
591 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Raul Schenardi


Bogotà, Colombia, alcuni mesi prima che nel mondo esploda la pandemia del Covid. Le piogge torrenziali sulle montagne sopra la capitale portano alla luce prima una mano sepolta e poi un braccio. La polizia scientifica cerca il cadavere di un uomo ucciso e fatto a pezzi, ma dopo aver setacciato l’intera zona vengono ritrovati soltanto un altro braccio e due gambe. E il resto del corpo? Il resto del corpo, si scopre ben presto grazie all’esame del Dna, è rinchiuso in un carcere e appartiene a un uomo ancora in vita, un ex narcotrafficante, nonché paramilitare anticomunista, che due anni prima è stato trovato orribilmente mutilato. Chi l’ha ridotto in quelle condizioni non è mai stato trovato.

Con un incipit di questo genere, il titolo del romanzo di Gamboa si spiega da solo. Le quasi seicento pagine del volume (pubblicato da edizioni E/O) contengono una lenta discesa verso un incubo noir di grande fascino nel quale, ben presto emergono altri crimini orrendi: l’omicidio, con squartamento annesso, di un misterioso argentino dalla tripla identità; e l’uccisione di una donna con sdoppiamento della personalità, detenuta nel carcere femminile per l’assassinio del marito e del cognato. E poi c’è il mistero di uno scrittore che in un vecchio romanzo aveva in parte anticipato la trama di questa lunga scia di sangue.

A indagare sono il procuratore Edilson Jutsiñamuy, magistrato vedovo, integerrimo e ascetico, di etnia india; e la giornalista investigativa Julieta Lezama, quarantenne divorziata, insoddisfatta e con una pericolosa propensione all’abuso alcolico. Collaborando fra loro scoprono che i delitti sono collegati, ma chi devono cercare? Chi può aver commesso degli omicidi tanto crudeli? Forse un pazzo psicopatico, oppure un’organizzazione di narcos, o ancora un gruppo paramilitare, o una specie di setta indigenista? Il quadro si complica quando anche Julieta finisce nel mirino dei misteriosi assassini e a salvarla è niente meno che il detenuto ridotto a soprammobile umano, che in carcere ha orecchiato la notizia che vogliono far fuori la giornalista. Da qui in poi il noir assume connotati da thriller, con svolte repentine, colpi di scena, inseguimenti e sparatorie che tengono il lettore avvinghiato alle pagine del libro.

Santiago Gamboa (Bogotà, 1965) è uno dei migliori scrittori sudamericani, ha alle sue spalle romanzi estremamente raffinati ed è stato anche consigliere culturale dell’ambasciata colombiana in India, ma quasi trent’anni fa esordì proprio con un giallo, Perdere è una questione di metodo (Guanda, 1998). Oggi con Colombian Psycho ritorna al romanzo di genere per radiografare il suo paese, la Colombia, in apparenza uscita dal lungo tunnel della violenza: prima in balia degli onnipotenti cartelli della droga tra gli anni Ottanta e Novanta (ricordate Pablo Escobar?) e poi sull’orlo della guerra civile a causa della guerriglia comunista delle Farc, della controguerriglia delle formazioni paramilitari di destra, del pugno duro delle forze armate per reprimere l’eversione.

Forse la Colombia è uscita dal tunnel oscuro del passato, sembra suggerire l’autore, ma le ferite non si sono ancora rimarginate, le disparità sociali permangono e una parte della nazione ormai guarda altrove: all’arricchimento facile, allo stile di vita americano, alla predicazione delle sette evangeliche.

Colombian Psycho è un romanzo nero, nerissimo, che tuttavia si concede anche delle pause leggere, cariche di ironia, ben disposte verso un futuro meno cupo. Imperdibili certi dialoghi “brillanti” fra il procuratore Jutsiñamuy e il suo braccio destro, il poliziotto Laiseca; così come gli scambi tra Julieta e la sua assistente Johana, ex guerrigliera delle Farc. E infine come le riflessioni ad ampio raggio – dalla letteratura ai viaggi, fino alla situazione in cui versa la Colombia – che lo scrittore affronta durante l’intervista con la giornalista.

A questo punto è d’obbligo svelare un piccolo particolare bizzarro, che non rivela troppo lo sviluppo della trama gialla: lo scrittore che nel romanzo compare con ruolo di secondo piano, altri non è che lo stesso Santiago Gamboa. Con grande e originale maestria narrativa (o forse con una botta di megalomania) per svariate pagine Gamboa descrive se stesso – rigorosamente in terza persona – mentre va al bar, beve vodka, chiacchiera con la giornalista, fa l’amore con lei… e non solo. Quasi un altro sdoppiamento di personalità fra autore e personaggio, dopo quello della donna detenuta. Il risultato, bisogna ammetterlo, è originale e abbastanza spiazzante.

Giorgio Ballario


Lo scrittore:
Santiago Gamboa è nato a Bogotá nel 1965. Tra i suoi romanzi ricordiamo Gli impostori, Ottobre a Pechino, Perdere è una questione di metodo e Vita felice del giovane Esteban. Dello stesso autore le Edizioni E/O hanno pubblicato Morte di un biografo, Preghiere notturne, Una casa a Bogotá, Ritorno alla buia valle, Sarà lunga la notte e Colombian Psycho.