Editore Prehistorica Editore / Collana Ombre lunghe
Anno 2026
Genere Polar
230 pagine – brossura
Traduzione di Alice Laverda
Postfazione di Luca Bevilacqua
Emmanuel Venet, classe 1959 è psichiatra oltre che scrittore. Il suo approccio professionale è improntato alla idea della vita psichica regolata dal flusso delle energie molto più che dalle fumose topiche freudiane. Le figure umane da lui tratteggiate sono chiaramente frutto dell’esperienza professionale che permette di osservare il dolore e la patologia con distacco clinico e l’anamnesi diventa una sorta di filo conduttore che nei venticinque capitoli del libro ci permette di seguire l’intera trama come la fisiologia di un organismo vivente nel quale le varie funzioni si intersecano in una unità corale finché qualche elemento patologico non prende il sopravvento.
Come spesso accade nella scrittura dei medici si ritrova comunque un substrato clinico frutto di attenta osservazione delle dinamiche dei pazienti e quindi dei personaggi. Si nota la precisione professionale nel descrivere le reazioni aberranti del cervello, un tempo definite “psichiche” con il rischio di compromissione in questioni medico-legali dove luminari medici maestri nell’arte delle frasi vuote approfittano delle fragilità umane dei pazienti. Presenti pure alcune stoccate nei confronti di un certo tipo di psichiatria in cui si descrivono figure professionali che vengono sostituite da un algoritmo di IA magari supportato da sporadici infermieri per risanare alla meno peggio il bilancio della assistenza sanitaria.
I luoghi sono di fantasia, inventati di sana pianta: Pontorgueil è il paesino in cui si svolge la trama e la cattedrale di Saint-Frésquin è la storica costruzione che viene interamente devastata da un incendio che si delinea di probabile origine dolosa con la conseguente ricerca del o dei responsabili dello scempio.
Il romanzo si srotola con le caratteristiche di un film genere “nouvelle vague” francese alla Rohmer dove verità e minimalismo cinematografico convivono. La narrazione è molto fluida, ogni capitolo potrebbe essere la sceneggiatura di una serie televisiva di qualità, i dialoghi concreti, reali tanto da far apparire alla mente le figure dei protagonisti descritti in maniera efficace e non priva di umorismo. Anche le situazioni più drammatiche riescono a stemperarsi in un sorriso ironico di qualità. L’aspetto documentaristico del libro è concentrato sulla quotidianità, sui piccoli e banali eventi oltre che sulle debolezze umane: una cronaca lineare e sobria nella quale il confronto tra i personaggi e l’introspezione psicologica guidano la trama.
I trenta e passa protagonisti si alternano in un caleidoscopio di vicende a tratti comiche e in altri momenti drammatiche: ad esempio ci si immedesima facilmente nel personaggio ecologista che è sostenitore della settimana lavorativa di due ore, della soppressione delle tasse, della pensione a 25 anni oltre che della uccisione dei vecchi ricchi e dei poliziotti che vietano i rave. Oppure il paziente affetto da una fantasiosa sindrome neuropsichiatrica commuove per il realismo così come la definizione di giovani donne la cui empatia è assimilabile a quella di un’ostrica.
L’Autore è attivo promotore di una psichiatria “su misura” vedendola come un’arte o un mestiere artigianale e non tanto come una scienza standardizzata: ogni approccio al paziente è unico e personalizzato e ha il linguaggio come centralità. Professionalmente si pone contro una psichiatria industriale, quantitativa e protocollata, magari standardizzata e numericamente quantificabile. Oggettivante e disincantata, ultrarapida e disuguale.
Testualmente egli ritiene che il potere politico ha abbandonato la psichiatria e l’assistenza pubblica alla miseria tentando di instaurare una razionalizzazione manageriale dove le persone più fragili ne pagano le conseguenze in una economia sanitaria priva di anima. Propone dunque un approccio psichiatrico artigianale fatto di prevenzione, lenta e rispettosa della singolarità delle persone trattate.
Il Sacro fuoco del titolo (come pure Contrefeu del titolo originale) diventa dunque sia la fiamma che distrugge la cattedrale che la profonda persuasione di una strada corretta da percorrere nelle proprie convinzioni professionali; il fuoco che divora legni antichi di dodici secoli di architettura romanica e gotica è lo stesso che alimenta il calore necessario per la cura etica delle ferite dell’anima nel tentativo di arginare una deriva immorale e questo messaggio è probabilmente il più prezioso da recepire nella lettura del romanzo.
Rinaldo Picciotto
Lo scrittore:
Scrittore e psichiatra, Emmanuel Venet (Lione 1959) è autore di saggi sulla psichiatria e la malattia mentale, testi di narrativa e testi letterari che attingono alla sua esperienza professionale. Ha esordito con Portrait de fleuve pubblicato da (Gallimard 1991).
Tra le sue opere: Précis de médecine imaginaire (Prix de la parlotte 2005 e Prix Rhône-Alpes de littérature 2006) e Ferdière, psychiatre d’Antonin Artaud (Prix du style 2006).
Di Venet, Prehistorica Editore ha già pubblicato Fila dritto, gira in tondo (2021, traduzione di Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco). Sacro fuoco è il suo ultimo romanzo, vincitore del Prix Millepages 2024.












