Editore Einaudi / Collana Supercoralli
Anno 2026
Genere Thriller
408 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Silvia Pareschi
Il tempo ultimo della Grande pace e della fine della pace climatica, il nostro tempo, in Europa.
Mentre uomini e donne, rispettose delle leggi e del sistema, tornano a casa ogni sera senza il tempo di ascoltare di disastri lontani o la notizia in pochi secondi dedicati a un nuovo grande progetto di sviluppo, un momento per chiedersi da dove arriva il cibo e l’acqua che consumano o dell’arresto di una nuova cellula di terroristi ed eversivi; ai margini della civiltà e all’ombra del human security system, si svolge quella che estraendo da Giuseppe Genna e David Peace, è una piccola guerra segreta, interiore.
Da qualche parte dove si stabilisce la rotta della civiltà si è deciso di procedere a un progetto di riassetto idrogeologico della Guienna, all’estremo sud-occidentale della Francia, e preparare la regione all’agricoltura intensiva. Il progresso ancora una volta sta arrivando nella Guienna, la resistenza possibile, prevedibile, immaginaria, è inutile e in ogni caso deve essere stroncata.
Sadie Smith ha trent’anni, l’aspetto di una bella ragazza americana, parla molte lingue, gli uomini la desiderano, Sadie non è il suo vero nome. È un agente provocatore a contratto, specializzata nell’infiltrarsi in gruppi criminali o eversivi. Il suo obiettivo sono i Moulinard, un collettivo di rifugiati dal consumismo e dal capitalismo che nella Guienna ha stabilito una comune autosufficiente. Trovato l’accesso al gruppo, Sadie osserva i membri, le loro abitudini, i punti di frattura. Studia soprattutto gli scritti e le mail di Bruno Lacombe, l’ideologo dei Moulinard. Ci sono profondità nel paesaggio e in quelle email e in qualche modo, in molti modi, leggendo, il riflesso di quelle parole ricambiano l’osservare di Sadie.
Così verifico se sono in forma. Verifico la mia capacità di vedere. Valuto ciò che gli altri vedono, e anche quello che non riescono a vedere.
Capitoli scorrono in cui Sadie ricorda le precedenti missioni, mostra le sue capacità tecniche e di ingegneria sociale, il suo rapporto con il corpo che usa come un’arma. Al servizio dello svolgersi della mente e corpo di Sadie c’è una scrittura evocativa, profonda, che scorre nello spettro di una protagonista eccezionale. Autoinganno consapevole e un chiaro, maturo cinismo emergono nelle azioni di Sadie e formano come un distacco fondamentale con l’ingenuità dei personaggi intorno a lei, all’oscuro di chi sia veramente, rendendo su pagina l’impressione ragionevole che Sadie sia una cacciatrice in un mondo abitato da prede, una vera Sapiens. L’occhio della protagonista per gli umani, le infrastrutture e i paesaggi naturali dona al lettore e la lettrice pagine dopo pagine di grande scrittura, una lucidità spesso pari al miglior DeLillo. Sadie non è infatti uno strumento ottuso. Mentre prepara, meglio costruisce, la trappola per questi “eversivi”, Sadie continua una guerra interiore alle ideologie dell’alternativa: gaiani, altrimondisti, sognatori, la galassia antagonista. Come se trovarne le incongruenze, ingenuità e debolezze nelle formulazioni politiche e filosofiche facesse parte dell’operazione di infiltrazione. In questo scontro però gli scritti di Bruno Lacombe si fanno strada in Sadie.
Pascal mi ha dato il libro di Bruno, Lasciarsi il mondo alle spalle, insieme a quello che aveva definito «il nostro», senza il nome dell’autore in copertina. Era un piccolo tascabile celeste intitolato «Zone d’inciviltà». L’avevo già letto. Doveva essere una sorta di manuale per l’insurrezione, o almeno questo sostenevano i miei contatti.
«Non ci interessa come vivere nell’epoca attuale, – così comincia il libro, – ma come vivere contro l’epoca attuale.»
Bruno Lacombe, quasi l’archetipo del grande vecchio intellettuale francese, si è rifugiato nella regione, comunica ormai solo via mail, sembra in una sorta di clandestinità dal mondo. Un Bruno Latour alla fine del suo mondo che cerca di trovare non solo un senso alla propria vita ma un’alternativa allo stato corrente dell’umanità. Bruno è un personaggio-dibattito e in questa conversazione su grotte, anarchia, sogni, le alternative nel there’s no alternative, Sadie partecipa. Mentre Bruno prova a contenere la profondità del tempo raccontando i Neanderthal come evocatori di un altro mondo possibile, Sadie rimane concentrata sulla missione ma qualcosa è cambiato. Entrambi i protagonisti, nemesi eccezionali, stanno combattendo per il futuro. Bruno cerca verità e speranza, tra le tare della specie e il mondo come poteva essere. Sadie ha visto tutte le finzioni cadere e ha scelto la sua, se stessa. La copertura che Sadie si costruisce è ottima, la sua capacità di immersione e concentrazione eccezionale ma di fronte alla musica del mondo e della ricerca di una verità di Bruno il complesso di finzioni che Sadie si è costruita pare incrinarsi. Il mondo di Sadie crolla eppure persiste in un moto inerziale che è un perturbante nascosto e in piena vista, lo stesso del protagonista di Vigil di George Saunders. Come agente dell’Impero Sadie deve essere un automa, per più momenti deve sopprimere la sua umanità come capacità essenziale del suo posto e funzione nel mondo. Qualcosa si incrina ma questo non è un romanzo da facili finali. Se non c’è alternativa è anche per individui come Sadie, creatrice di patsy e distruttrice di futuri alternativi. La scelta della professione di Sadie non è neutra e ha profondità e implicazioni da abisso oscuro. L’esplorazione della natura e dei limiti della coscienza in tutto il sottotesto del romanzo richiede profondità, spesso scomode, spesso pericolose. E grandiose come le caverne di Bruno, le mappe di Tupaia e gli sguardi verso il lago, tutte pagine meravigliose di questo romanzo.
Con il gps puoi sapere dove ti trovi senza nemmeno guardare fuori dalla finestra, aveva detto.
Puoi sapere dove ti trovi senza sapere dove ti trovi. Puoi sapere delle cose senza sapere nulla. Spesso agiamo come se sapessimo delle cose senza avere alcuna idea di cosa significhi davvero sapere, aveva detto Bruno.
La terra gira, per esempio: certo, lo sappiamo perché l’abbiamo imparato a memoria. Ma quello che sappiamo della rotazione terrestre è falso, è solo una conoscenza priva di contesto, scollegata dal resto dell’universo.
Quando il sole sorge pensiamo sta sorgendo. Quando tramonta pensiamo sta tramontando.
Non c’è un’indagine se non per divagazioni, estrazioni ed evocazioni. Il Lago della creazione è un thriller ad alta verticalità, con il suo catalogo delle armi, l’immensa violenza sistemica che si sta allestendo, di violenza contro l’Io, contro l’individuo e tutti i futuri possibili.
L’immersione di Sadie ha un ulteriore specchio. Rachel Kushner scrive un romanzo francese visto, letto, esplorato dalla distanza permessa di essere americana. È un romanzo in cui temi ed evocazioni essenziali e profonde sono le stesse di Humus di Gaspar Koenig e de L’invenzione dei corpi di Pierre Ducrozet, quelle del complesso immaginifico dell’Antropocene e del suo romanzo. Il Lago della creazione è anche un romanzo sulla maternità mancata, sulla scelta di essere madre in questo mondo, nel mondo che abbiamo creato; su questa natura umana resistente, in attesa di un nuovo paradigma. Per eccellenza di scrittura e struttura questo Lago, questa letteratura, salva dalla miseria brutale, disgustosa, di questa tempolinea.
Antonio Vena
La scrittrice:
Rachel Kushner è l’autrice dei romanzi Braci nella notte (Ponte alle Grazie 2015), I lanciafiamme (Ponte alle Grazie 2014), Mars Room (Einaudi 2019), la raccolta di saggi Fatti per bruciare. Saggi 2000-2020 (2023) e di Il lago della creazione (Einaudi 2026). Ha vinto il Prix Médicis étranger ed è stata finalista al Booker Prize, al National Book Critics Circle Award, al Folio Prize e per due volte al National Book Award in Fiction. I suoi libri sono stati tradotti in ventisette lingue.












