Editore Rizzoli
Anno 2026
Genere Giallo/Noir
336 pagine – brossura e ebook
Questo romanzo è il brillante esordio del comico della stand-up comedy italiana Francesco De Carlo. Non è uno dei suoi monologhi abituali, non è un libro prettamente umoristico, anche se a tratti si sorride, ma è un noir, grottesco, amaro e piuttosto cinico, ambientato nella periferia romana.
De Carlo porta in scena non il solito commissario che svolge le indagini, ma dei protagonisti che in un noir farebbero solo la parte degli sconfitti: un variegato universo di emarginati, sospeso tra ironia corrosiva, osservazione della realtà sociale e intensa umanità.
La storia ruota tutta intorno a Vito che è un quarantenne goffo, non intelligentissimo, timido all’infinito, con gli occhiali spessi come un vetro antiproiettile e un vissuto non proprio facilissimo nella periferia romana, fatto di bullismo, botte e prese in giro.
La vita di Vito cambia radicalmente quando suo “cugino” e amico Benedetto lo costringe a farsi un’operazione laser agli occhi e tagliarsi i capelli che porta lunghi, unti e bisunti da tempo. Questo cambio di prospettiva visiva coincide con una perdita di inibizioni: da preda rassegnata, Vito impara a navigare. Poco dopo questa trasformazione, incontra Carolina, figlia, imprevedibile e fuori dagli schemi, del proprietario della banca in cui lavora. I due, inaspettatamente, vista la follia che li domina, si innamorano e insieme vengono trascinati in una spirale imprevedibile di complotti, criminalità spicciola, omicidi accidentali e regolamenti di conti. In un contesto in cui Vito, per imparare a sopravvivere, da “scemo del quartiere” deve rivelarsi molto più lucido e pericoloso di quanto chiunque possa arrivare a pensare.
De Carlo gioca su un doppio binario di “criminalità”. Ci sono i criminali spiccioli, quelli con la pistola e quelli in giacca e cravatta. Ma che non sono i malviventi del titolo, perché quelli sono semplicemente le persone che “vivono male”, quelli che fanno fatica ad adattarsi alle storture della società, proprio come Vito e Carolina.
Attraverso questo contrasto, l’autore mette in evidenza l’ipocrisia della società moderna: mentre la criminalità di strada viene costantemente condannata e enfatizzata dai media, quella societaria e finanziaria si muove indisturbata nei salotti del potere, mimetizzandosi dietro la rispettabilità e l’abito elegante.
Vito, ci viene consegnato dalla penna dell’autore non come l’eroe comico o d’azione, o come una macchietta, ma come un personaggio fragile, autentico e disfunzionale che genera un’immediata simpatia.
I dialoghi prendono i ritmi dell’esperienza dell’autore sul palco teatrale, quindi sono veloci, l’ironia è dissacrante e il cinismo è tipico della stand-up comedy.
La periferia romana in sottofondo non è quella turistica né tantomeno quella descritta dalle più celebri serie TV sulla criminalità romana, ma è uno sfondo autentico, un ricordo dell’autore stesso cresciuto nel contesto.
Il libro si adatta a tutti, ma è perfetto per chi ama i libri “autentici”, nel senso che parlano veramente della vita di tutti i giorni, perché nonostante tutto di “Vito” ce ne sono molti.
Silvia Marcaurelio
Lo scrittore:
Francesco De Carlo è uno degli stand-up comedian italiani più affermati. Comico, autore, conduttore televisivo e radiofonico, ha portato la sua comicità anche all’estero, esibendosi in 17 Paesi e partecipando a importanti festival internazionali come quelli di Edimburgo, Johannesburg e Montréal. Nel 2019 pubblica per Bompiani La mia brexit. Diario di un comico nel posto giusto al momento sbagliato, e nel 2026 il romanzo I malviventi, edito da Rizzoli.












