Giuseppe Genna – L’uomo che non doveva tornare. Una nuova indagine dell’ispettore Lopez

299

Editore Feltrinelli / Collana Narratori Noir
Anno 2026
Genere Thriller
512 pagine – brossura e ebook


Milano, i suoi quartieri centrali e periferici, la megalopoli accidentale fino alla Svizzera, un cuore grigio logistico, finanziario, d’intelligence dell’Europa; è la fine del 2024, la nostra tempolinea. La Palestina è ancora una volta un mattatoio, l’Ucraina è il campo di battaglia dove la natura inumana della guerra viene testata all’estremo, Donald Trump è di nuovo il leader del mondo libero. Un potente generale viene trucidato nel centro di Mosca e un operativo, il Russo, torna in Italia per preparare una risposta all’Occidente. Il Russo prende contatto con elementi dell”Ndrangheta, offre appalti, un posto nel futuro di una Russia vittoriosa ma vuole qualcosa in cambio: un uomo, un rinnegato, un poliziotto, un ex agente dei Servizi che si pensava morto perché dovrebbe essere morto.
La periferia dell’Impero è una wasteland di massacri e sofferenza, l’annientamento nucleare torna nel dibattito pubblico e nell’immaginario, la guerra segreta è ancora in corso. Spettri della guerra fredda tornano deformati e uno di questi è l’ispettore Guido Lopez. È lui l’uomo che il Russo vuole.

Che notte è questa, che muoiono i nostri padri, i nostri capi, i nostri amati e la massa inerte degli sconosciuti a cui penare per fornire un’identità?
Che tempo è questo, quando è finito tutto il tempo, che notte è questa?
È così: così sembrava di vivere adesso: sembra che fosse finito tutto il tempo, veloce come la luce. Il tempo andava di lampo in lampo, si accingeva a superare la velocità della luce. Se la luce vedesse, essa vedrebbe ferme tutte le cose, le età, i mondi…
…Che notte è questa?, dove penetra solitario Guido Lopez, ispettore, nella città svuotata dalla notte stessa, mentre chiunque dorme un sonno inconsapevole dei mali del mondo dei mali che ha commesso e che commette…

L’uomo che non doveva tornare è l’ultimo capitolo, e seguito inatteso, della serie di thriller di Giuseppe Genna. Ne Le teste – l’ultimo thriller (Mondadori, 2009), il protagonista Guido Lopez viene giustiziato con un colpo di pistola alla testa e a questo punto, diciassette anni dopo, in coma per molti anni, sopravvive. Ancora un poliziotto, invecchiato, tagliato fuori dai Servizi segreti per cui ha lavorato, il corpo martoriato di Lopez si ritrova in una Milano e un mondo apparentemente molto diverso da quello prima di uscire dal coma. Un’altra Milano, digitale, vincente, l’apparenza. Il mondo vero, quello in cui una guerra segreta inconcepibile e indicibile tra imperi e apparati che lottano per non collassare, cospirazioni ed entità nascoste e in piena vista che comunicano con omicidi e preparano apocalissi interiori e finali, è ancora lo stesso. Lopez sta per cadere in trappola ma l’omicidio di una senzatetto risveglia il suo istinto e talento per la divergenza e la caccia comincia.

Come in ogni thriller di Genna anche quest’ultimo è ricco di evocazioni, appostamenti, coni di luce, riflessi e ombre. Adeguato all’arco del personaggio, è un romanzo meno d’azione in cui il protagonista è insieme più lento e riflessivo, ma lo svolgimento rimane appassionante e il thrilling di pedinamenti e svelamenti è continuo, incalzante. La ri-discesa di Lopez nell’underworld del traffico di esseri umani è uno svelamento non moderato, non patinato, degli orrori di quella che oggi approssimativamente chiamiamo la Epstein Class. Tutte pagine orrifiche e di grande profondità e Genna non recupera la cronaca: gli orrori e le dinamiche che nel 2026 sono diventate mainstream sono le stesse svolte nei precedenti romanzi. Il setting della notte della Repubblica e dell’Occidente svolto dal thriller genniano, fatto di grandi cospirazioni della razza umana, scrittura apocalittica e profetica, ha il ritmo adeguato a questi tempi ancora più vili e devastati. Viaggiando in una città che sembra riesplorare, Lopez incontra la massa della Milano da bere 2.0, le sue feste da fine impero ma soprattutto una fauna di pusher, uomini di paglia, assassini. Tra questi spiccano i malacarne calabresi, eccellenti come quelli di Di Monopoli.

Oltre gli archetipi questi personaggi sono i brutali allevatori neolitici, parte della macchina ma non la macchina, quelli che provvedono ai numeri per il conto del macellaio della guerra segreta. Sono l’alternativa oscura a questa umanità atomizzata. Sono tutti malacarne essenziali, brutali, intelligenti, personaggi che Genna svolge come strutture complesse e insieme primitive, fossili viventi. Bellissima l’evocazione dell’Ndrangheta come superpotenza quasi postmoderna, tra due mondi, l’antico e il futuro, negli spazi grigi che coabitano con i servizi speciali e segreti a cui sempre più tendono ad assomigliare. Altri personaggi sono espressamente copia fisica di personaggi famosi, attori, CEO potenti dietro le sbarre. Questo potrebbe essere un segnale di scrittura pigra ma non è il caso: è la manifestazione su pagina di questa Milano in un mondo di droni e cloni in cui la lunga pace sta per finire. LCNDT è un thriller affollato di sosia, uomini morti viventi, doppelganger; ogni apparenza, tutte le finzioni, crollano. Al contrario del 1993, annus horribilis e grande rimando in tutto il romanzo, le maschere che le finzioni garantivano non sono più necessarie.

Stanno premendo, i lupi russi, azzannano le renne finlandesi. Sta accadendo davvero. Sconfinano, razziano renne. I pastori finlandesi misurano un flagello. La popolazione lappone sciamanizza in segno di scongiuro e prega che il massacro smetta. Se si desidera una perfetta metafora della realtà geopolitica in atto, che non si prevede affievolirsi nel corso dell’anno: i lupi russi azzannano le renne finlandesi e lo Zio Vlad vuole mettere l’apparecchio ai denti, una cortina di ferro che morde l’Europa, la tritura, la crepa negli animi di chi è esposto a bot e strategie di disinformazione digitale. Il lupo Vlad divora l’animale Europa, avendola fascistizzata, dughinizzata, zaristizzata.
Lo Zio vuole un’Europa che sia una wilderness area come Vatsari.

Il titolo, l’uomo che non doveva tornare, è essenzialmente brutto. Ogni titolo thriller genniano, Nel nome di Ishmael (Mondadori, 2001), Non toccare la pelle del drago (Mondadori, 2003), Grande Madre Rossa (Mondadori, 2004), il già citato Le teste, contiene insieme l’avversario nel plot e la sfida immaginifica in un complesso reckoning delle ansie italiane e di tutto l’Occidente. Ma il titolo è un commentario di forse altre questioni; il romanzo, che nessuno più attendeva, è organico all’opera complessiva e giustifica il ritorno ad ogni livello narrativo e narratologico. L’arco del protagonista procede, a fondo e in fondo, in un abisso costruito nei decenni. La neurolesione di Lopez, l’invecchiamento, la degradazione del corpo, è metafora riuscita dell’Occidente che invecchia, che non nasce, padre sterile, divoratore di figli e figlie, che non riesce più a gestire le contraddizioni che si è raccontata per sopravvivere. Lo svolgersi delle nemesi si risolve in un grandissimo colpo di scena finale: il mostro è allo specchio, il demone nell’intero human security system può rimirarsi in un cono di luce che dura un attimo eterno. Non il miglior Lopez ma qualunque Lopez rimane un grande thriller, del tipo evocato su pagina da David Peace e Maurice G. Dantec e DeLillo.

Genna non ha perduto la formula di un particolare sweet spot letterario tra l’hard boiled di qualità di Alan D. Altieri e il D’arco moreschiano. Anche questo L’uomo che non doveva tornare è un thriller ad alta verticalità in lingua, concetti, evocazioni, dove la weirdness è storica, non ambientale, e plot e azione e scrittura letteraria si combinano formando una voce e tensione unica.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Giuseppe Genna è nato nel 1969 a Milano, dove tuttora vive. Nel corso della sua vita ha lavorato in televisione, presso la rivista “Poesia” di Crocetti Editore, come attaché alla Presidenza della Camera nel 1994-95, in web agencies, come consulente per Mondadori, RCS e il Saggiatore. È autore di più di dieci romanzi.