Giorgio Scerbanenco – Sei giorni di preavviso

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Editore Sellerio Editore Palermo / Collana La Memoria
Anno 2008
Genere Noir
300 pagine – brossura e ebook
A cura di Roberto Pirani

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Quello che so è che era il 1940. Ed era giugno. Giallo Mondadori usciva con sei romanzi di altrettanti autori. Agatha Christie. S.S. Van Dine. D’Errico. Percival Wilde. Mary Fitt. E un tale Giorgio Scerbanenco. Ventinove anni e già quattro romanzi alle spalle, di generi diversi.
Quello che immagino è che fosse un giorno caldo. E umido. Mi immagino a passeggiare per le vie della mia città, annaspando tra l’aria irrespirabile dal calore e il fiato gelido a salire dalle finestre degli scantinati dei palazzi. Immagino silenzio e solo qualche passante perso chissà dietro a quali pensieri. Immagino che, passando davanti ad un’edicola, la mia attenzione sarebbe stata catturata dai titoli dei libri esposti. E magari avrei scelto questo, perché sconosciuto: “Sei giorni di preavviso” di Giorgio Scerbanenco. Immagino che non avrei fatto ritorno a casa, ma avrei cercato una panchina all’ombra dei grandi platani ed iniziato a leggere nella brezza lieve che sempre soffia sulle mura di Lucca.
Quello che ora so, è che una volta iniziata la lettura avrei imboccato una strada a cui voler far ritorno. Di continuo.
“Sei giorni di preavviso” è il primo giallo di Giorgio Scerbanenco, ispirato alla maniera anglosassone ma con una maggiore impronta psicologica. L’autore ha portato la storia in America, nella patrizia città di Boston, insolitamente avvolta dalla nebbia in quei giorni di Novembre. Protagonista, Arthur Jelling, addetto all’archivio della Direzione generale di polizia. Un uomo cortese, educato, timido e molto alto. Un uomo preciso, nelle cui vene sembra scorrere solo raziocinio e che trova nella logica una legge assoluta.

Tante volte aveva pensato che anche il più complicato mistero si può risolvere a tavolino. O, per lo meno, lo aveva letto nei romanzi.

Arthur Jelling è solito studiare i rapporti sugli interrogatori e sui sopralluoghi che deve archiviare ed è stato autorizzato dal capitano Sunder a verificare laddove gli sorga un dubbio allo scopo di evitare sbagli ed eliminare incertezze. Per questo, quando gli capita il caso Vaton, avvertendo qualcosa che non lo convince, decide di approfondire l’indagine recandosi dal famoso attore, avvalendosi della presenza di Tommaso Berra, studioso di psicopatologia, che in questo romanzo riveste il ruolo di narratore e ricorda nel lettore una specie di “Watson”.
Philip Vaton ha ricevuto dei biglietti in cui viene minacciato di morte per il giorno 12 novembre. I due investigatori sui generis si trovano davanti un uomo che difficilmente mantiene il controllo, in ansia e spaventato perché non può fare a meno di prendere sul serio quegli avvertimenti, consapevole di provocare sentimenti di odio in chi gli è vicino. Vengono, di nuovo, interrogati tutti i familiari e le persone con cui aveva un debito, che fosse sentimentale o materiale ma non spunta fuori nessuno indizio anche perché non è facile trovar traccia di un delitto che ancora non è avvenuto.
Nonostante io preferisca le atmosfere noir alle quali Giorgio Scerbanenco darà vita più di venti anni dopo, trovarmi dentro a questo libro che io, invece, ho scovato sugli scaffali della biblioteca della mia città, mi è piaciuto. I personaggi mi hanno da subito incuriosita così come la trama gialla che avanza, non sempre alla stessa velocità e a volte inciampando, tra indizi, dubbi, deduzioni, smentite per tornare ad essere ipotesi fino allo svelamento finale. Arthur Jelling è affiancato dal Sergente Matchy in cui trova un solido braccio destro e un affidabile sostegno. Non mancano i pedinamenti, gli appostamenti, gli interrogatori a sorpresa e le irruzioni notturne. Ma neanche momenti più intimi in cui Jelling è solito concentrarsi su ogni parola scritta o cercare una nuova luce sui fatti attraverso un confronto con Berra o con lo stesso Matchy.
In questo primo romanzo, di genere giallo, si intuisce la bravura dell’autore e si prende confidenza con la sua capacità di raccontare storie che una volta liberate da vincoli esploderanno in tutta la sua potenza nei libri che hanno come protagonista Duca Lamberti, pubblicati negli anni ’60 e che consacreranno Giorgio Scerbanenco come il primo autore di noir italiano, divenuto esempio ed ispirazione per molti scrittori venuti dopo di lui.
Per mio conto, posso dirvi che ad oggi ho letto solo tre suoi libri, che scoprirlo in età matura è equivalso per me a una specie di folgorazione che a tratti assume anche le forti tinte di un’ossessione. E sapere che ho ancora così tanto da leggere di suo, è davvero edificante e consolatorio. Quindi, non finisce qui.

Federica Politi

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Lo scrittore:
Giorgio Scerbanenco (1911-1969), nato a Kiev, vissuto in Italia, scrisse un numero immenso di romanzi e racconti di tutti i generi fantastici, tutti con una personale inimitabile cifra narrativa. Questa casa editrice ha pubblicato: Uccidere per amore (2002), La mia ragazza di Magdalena (2004), Rossa (2004), Uomini ragno (2006), Annalisa e il passaggio a livello (2007), Sei giorni di preavviso (2008), La bambola cieca (2008), Nessuno è colpevole (2009), L’antro dei filosofi (2010), Il cane che parla (2011), Lo scandalo dell’osservatorio astronomico (2011) e Nebbia sul Naviglio e altri racconti gialli e neri.