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Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in quindici lingue e opzionati per il cinema. Con I Medici. Una dinastia al potere ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica e ha vinto il Premio Bancarella 2017. La saga sui Medici (che prosegue con Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia) è in corso di pubblicazione in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Turchia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia e Corea del Sud. È stata pubblicata anche nel volume unico I Medici. La saga completa. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Inquisizione Michelangelo è il suo ultimo libro. Il suo sito internet è matteostrukul.com
Lo abbiamo intervistato durante la XI Edizione del Festival Giallo Pistoia e qui di seguito le sue risposte.
1) Dopo la tetralogia sui Medici e il romanzo su Casanova, come nasce l’idea di un romanzo sul grande artista del ‘500 Michelangelo Buonarroti?
M.: Erano anni che non scrivevano un romanzo su Michelangelo. Mi sembra di ricordare quello di Irvine Stone “Il tormento e l’estasi” e quello di Daniela Piazza su un mistero legato al famoso artista. L’idea era di raccontare Michelangelo in una chiave nuova: quello un po’ più avanti negli anni quando ormai va verso i settanta, il Michelangelo in crisi religiosa quando stringe un’ amicizia con Vittoria Colonna che lo porta all’interno di un circolo intellettuale che si schianta sull’eresia. Questo circolo è guidato da Reginald Pole a cui afferisce un’intera corrente di pensiero contraria a quella di Gianpietro Caraffa, che è a capo dell’Inquisizione Romana istituita da Paolo III. Questo Michelangelo era stato affrontato da Antonio Forcellino, forse la massima notorietà al riguardo, restauratore della statua del Mosè e della tomba di Giulio II, il quale in modo efficace, ha proposto la rilettura dell’opera dell’artista alla luce della sua potenziale partecipazione eretica a questo circolo.
2) Quali sono la maggiore difficoltà e la più grande soddisfazione nello scrivere un romanzo storico?
M.: Le difficoltà sono estreme. Scrivere un romanzo storico è complicato perché non puoi inventare, o meglio lo puoi fare ma nelle pieghe di ciò che non sappiamo. Devi fidarti delle fonti e devi andare a cercare soprattutto quelle coeve del tempo. In questo caso la cosa migliore è stata cominciare leggendo “Le Rime e le lettere” di Michelangelo che forniscono una visione parziale ma certamente più vera dello stesso Vasari. Poi ci sono una serie di biografi e di saggisti ,tra i tanti Prosperi e Forcellino che ho già citato. Nell’arco di tempo che scegli di raccontare devi cercare di interpretare e di inventare ma sempre rispettando le caratteristiche ed i caratteri dei personaggi che studi, dal modo in cui appaiono fisicamente a quello che riesci a capirne. Sicuramente sbaglierai qualcosa o ci saranno delle imprecisioni ma allo stesso tempo devi cercare di innestare e di insufflare una linfa letteraria che ti permetta di avere quel ritmo che consenta al lettore di arrivare il più velocemente possibile alla fine della storia. Devi essere molto fedele a determinati elementi e devi cercare di costruire, di giocare tra luci ed ombre per dar vita a qualcosa di nuovo.
3) Michelangelo, protagonista indiscusso, con le sue doti ma anche con in suoi difetti. Un personaggio carismatico grazie anche alla sua storia, alle sue opere, ma secondo te quali sono le sue caratteristiche che meglio hanno raggiunto il cuore dei lettori?
M.: L’idea di un personaggio non più nel fiore degli anni però ancora molto forte, forgiato da questa volontà straordinaria, per cui riusciva a fare anche ciò che sembrava impossibile. Credo che ai lettori piaccia il fatto che noi arriviamo da questa realtà fatta di storia, arte e cultura e per il quale dovremmo avere un po’ più di rispetto perché ci appartiene. Ho avvertito una voglia di sentire la storia attraverso il romanzo, che è diverso rispetto al saggio che per sua natura deve andare più nel dettaglio mentre una trama che è rispettosa di quello che accade, arriva molto di più per esempio a chi ha lavorato tutto il giorno e la sera ha voglia di aprire un libro. Credo che sia piaciuto scoprire che Michelangelo a 68 anni ancora andava a cavallo su monti altissimi a sbozzarsi il marmo, che gli regalano un vetro veneziano perché ormai non ci vede più e pure sta ancora ad affrescare la Paolina. E’ qualcosa di incredibile, eroico ma allo stesso tempo reale.
4) “Eppure in quello spettacolo misero e frusto, Michelangelo ritrova il senso delle cose, l’essenza di una città sconfitta dai suoi stessi demoni, che ancora si ostinava a rimanere in piedi.” Roma è protagonista al fianco di Michelangelo, alternando ai nostri occhi i suoi fasti e le sue miserie che tu hai saputo descrivere con ricchezza di dettagli. La città di Roma del ‘1500 è diversa da quella di oggi. Ma trovi alcune similitudini tra le due?
M.: Assolutamente. Quella che racconto è una Roma che sta uscendo da un baratro, in realtà poi per entrare in un altro ancora. Diciamo che il precipizio è rappresentato in un ideale arco rinascimentale che si chiude nel 1527 con il sacco di Roma. Parliamo di qualcosa che è indescrivibile. Migliaia di Lanzichenecchi figli di uno spirito protestante particolarmente estremo che vedono, non senza torto per certi aspetti, nella Roma dei Papi simoniaci, nepotisti, incestuosi, stupratori, il crollo di una religione e di una fede. Da questo punto di vista mi sembra ci sia una grande differenza perché invece questo Papa è un uomo che vive lo spirito del tempo in un modo efficacemente religioso, essenziale, spirituale. Era una Roma in grande difficoltà in cui comunque Michelangelo concepisce opere grandiose. Questa è la parte che secondo me oggi alla capitale manca mentre purtroppo c’è la parte di corruzione, di perdita completa dei valori. Ovviamente non mi riferisco a questo governo nello specifico ma credo che il quadro offerto dalla Roma dei palazzi del potere non sia così straordinario. Ecco in questo c’è un drammatico parallelismo.
5) Diversi sono i personaggi femminili: Vittoria Colonna, nobildonna; Imperia, la cortigiana; Malasorte, l’orfana. Tre donne forti e molto diverse fra loro. Quali sono i loro ruoli all’interno del romanzo e quale il loro tratto principale?
M.: Vittoria Colonna è il personaggio femminile storico, realmente esistita, intellettuale straordinaria che si confrontava con le più importanti menti del tempo. E’ una donna misericordiosa, una donna che ha perduto il marito, una donna che non ha avuto figli. Una poetessa. Appartiene ad una delle più grandi famiglie romane, insieme agli Orsini, i Colonna invisi per altro ai Papi. Una donna di folli passioni intellettuali.
Imperia incarna le cortigiane cosiddette da candela. Erano fondamentalmente delle prostitute un po’ più colte ed intellettuali, non popolane, che lavoravano su una certa educazione, sulla possibilità di accompagnarsi, per poi ricattarli, a tutta una serie di personaggi politici di notevole rilievo. Una donna spregiudicata, un’ imprenditrice che dal mestiere più vecchio del mondo ha fatto carriera giocando sporco.
Nemmeno Malasorte è pura e innocente del tutto. Per sopravvivere accetta di fare delle cose non così meritevoli. Tutto sommato non mi piacciono i personaggi bidimensionali. Ho sempre amato le sfumature, le contraddizioni perché sono quelle a renderli veri. È anche il personaggio a cui voglio più bene e che ha un ruolo nel fare emergere la personalità di Michelangelo.
6) Tra gli altri personaggi maschili, il capitano Corsini è quello che maggiormente mi ha colpita. Credo che la ragione sia nella svolta che prende il suo cuore ad un certo punto della storia, non potendo far altro che mettere in un angolo i suoi doveri rispetto ai suoi sentimenti che stupiscono lui stesso per primo. E’ stata una scelta voluta o una necessità per rendere più reale la storia mostrando come luci ed ombre possano albergare nel cuore di chiunque?
M.: Io ho letto un romanzo che mi ha sconvolto: “I diavoli di Loudun” di Aldous Huxley, e ancor di più il film che ne è stato tratto, in cui c’è il caso di una monaca perdutamente innamorata di un sacerdote cristiano ortodosso, al punto che sarebbe disposta a fare qualunque cosa pur di averlo. Non ci riesce e per vendicarsi dice che lui è l’anticristo, che ha corrotto tutte le donne del paese. Questo personaggio mi ha fornito alcuni ingredienti per il personaggio di Vittorio Corsini. Volevo avere un capitano dei birri, che fosse il braccio armato dell’inquisitore, però volevo che fosse complesso. Bello, dannato e che poi si ritrovasse spiazzato dalla storia d’amore più improbabile che diviene quella che lo frega. Nato da varie suggestioni, anche a lui sono molto affezionato, anche lui è un cattivo ma non del tutto.
7) C’è una sorta di ossessione per Michelangelo, che attraversa tutto il romanzo: il non riuscire a portare a compimento un’opera monumentale, la tomba di Giulio II, da lui stesso definita “La tragedia della mia vita”. Perché secondo te e perché hai scelto di far ruotare il romanzo attorno a questo e al periodo che la circonda?
M.: Perché mi permetteva di raccontare un Michelangelo per molti aspetti inedito, poco frequentato, molto più noto per altre caratteristiche. Aveva molte ossessioni ma questa fu la grande tragedia della sua vita: è una realizzazione che dura quaranta anni, che comporta sei diversi contratti, dove la tomba cambia continuamente. A me interessava anche raccontare le ragioni delle scelte. Come certi fatti accadono per volontà nostra ma anche indipendentemente da essa. Volevo raccontare come lui arriva ad essere l’uomo che è, con tutte le sue difficoltà quotidiane, non solo il grande artista.
8) “Capìi che la vita era come la scultura: per comprendere la vera bellezza era necessario sottrarre, non accumulare.” Trovo che il tuo stile sia impeccabile, sia nel raccontare che nel descrivere, sia nel trattare l’inganno piuttosto che la passione o il dolore. La tua prosa scorrevole e profonda a volte assume tratti poetici. Trovi che questa frase riguardi anche la scrittura?
M.: Alla fine ti rendi conto che la scrittura da un certo punto in poi diventa matematica, non c’entra più niente la letteratura. Perché quando lavori sulla lingua, tutto quello che è ripetizione, che rende un’espressione meno efficace, meno diretta, meno semplice, meno leggibile va tolto, esattamente come fa lui: “la statua in realtà è già contenuta nel blocco, bisogna soltanto estrarla”. Così è per la storia che scrivi. Per me è fondamentale divulgare ma anche intrattenere e non annoiare il lettore e quindi è stato necessario usare una minima parte di quello che ho studiato.
9) Non ti nascondo che anche il personaggio di Malasorte è tra i miei preferiti. Difficilmente dimenticherò i suoi occhi verdi in quel tragico momento e il suo unico conforto “di non aver tradito quanti le avevano voluto bene”. Sicuramente racchiude in sé i tratti e le caratteristiche di donne di quel tempo. È un personaggio nato unicamente dalla tua fantasia o ispirato da quella realtà?
M.: Mi piaceva avere una giovane donna che fosse anche una ladra e spia: un personaggio inventato che volevo anche per un, chiamiamolo, atto di compassione nei confronti di Michelangelo. Non avevo mai affrontato una ragazza così giovane come personaggio all’interno delle mie storie se non forse all’interno dei cavalieri del nord ma è passato un po’ di tempo. Non ha riferimenti precisi e non doveva avere tutto questo spazio, però la cosa bella dei romanzi è che, spesso, il personaggio ti trascina nella storia e si prende il suo posto.
10) Se dovessi scegliere uno o più sentimenti predominanti all’interno di questo romanzo e che meglio possano rappresentarlo, quale sceglieresti?
M.: Sicuramente c’è la severità di Michelangelo e la sua tendenza alla perfezione che poi son due cose che tutto sommato si sposano alla perfezione. C’è la sua irriducibilità, questi ritmi di lavoro micidiali, questa resistenza fisica. La tenacia. Michelangelo arriva alla fine a qualunque costo. Questo senso di sfida che lui ha, e di accettarla anche quanto più è difficile, vincendola. C’è, anche, un gran senso dello stupore, dell’avventura. La compassione e l’amore che Vittoria Colonna ha nei suoi confronti, l’affetto.
11) Stai già lavorando a qualcosa di nuovo? Puoi darci qualche anticipazione?
M.: Ho appena pubblicato il primo volume di una trilogia a fumetti per Feltrinelli che ha come protagonista Vlad, l’Impalatore, disegnata da Andrea Mutti. È una saga che racconta l’uomo dietro la leggenda che ha ispirato il vampiro di Bram Stoker, che era un signore della guerra ma ancora prima è stato un bambino che con altri novecentonovantanove tra i quali suo fratello, era stato consegnato come tributo umano al sultano per essere educato a diventare un soldato ottomano. Il secondo volume uscirà a giugno e il terzo a Novembre per Lucca Comics.
Poi ho un uscita con Newton Compton per un nuovo romanzo storico che sarà probabilmente con più di un personaggio ma che per ora è Top Secret.
Intervista a cura di Federica Politi












